La Madonna con il Bambino e i santi di Luigi Amidani torna nelle sale della Galleria Nazionale di Parma dopo il restauro

PARMA\ aise\ - Il Complesso monumentale della Pilotta di Parma ha presentato, sabato 28 febbraio, il restauro del dipinto Madonna con il Bambino e i Santi Francesco d’Assisi, Agnese e Genesio, realizzato dal pittore Luigi Amidani (Parma, 1591-1629?) nel 1619 circa.
“Siamo molto soddisfatti per la conclusione di questo importante intervento di restauro sulla pala di Luigi Amidani, artista di rilievo tra i pittori parmensi del primo Seicento legati alla corte farnesiana, che pur risentendo degli influssi di Correggio, Schedoni e dei Carracci, nel corso della sua produzione artistica sviluppò un linguaggio espressivo autonomo”, ha dichiarato Stefano L’Occaso, direttore del Complesso monumentale della Pilotta.
Obiettivo del progetto di restauro è stato quello di ripristinare la corretta lettura del testo pittorico, in parte compromessa dai numerosi rimaneggiamenti che il dipinto ha subito nel corso del tempo, in particolare col restauro avvenuto nel XIX secolo. Le attività di analisi preliminari hanno permesso un intervento differenziato a seconda delle zone dell’opera, consentendo in fase operativa la più corretta restituzione dell’uniformità della composizione, così come dei toni cromatici.
L’intervento ha previsto anche la sostituzione del telaio, già modificato in precedenza e non più in grado di sostenere adeguatamente il peso della tela, con la creazione di un nuovo supporto ligneo in grado di garantire la migliore conservazione del dipinto.
Anche la cornice in legno è stata oggetto di revisione, con l’eliminazione del consistente strato di polveri, la pulitura della doratura e il trattamento antitarlo.
Il dipinto raffigura la Madonna seduta col Bambino su un trono decorato; sopra di loro tre putti in volo, abbracciati, spuntano da dietro una tenda e fungono da vertice del triangolo compositivo che caratterizza la scena; ai loro piedi san Francesco, inginocchiato, e più indietro san Genesio con un violino. A sinistra, la figura eretta di Sant’Agnese, avvolta in un ricco panneggio, accarezza un agnello e mostra con la destra una foglia di palma, mentre alle sue spalle si scorge una colonna scomparire dietro la tenda.
Secondo alcuni studiosi l’opera si trovava in origine nella chiesa parmense di Santa Maria in borgo Taschieri, ma già nel Settecento viene citata dagli storici sul secondo altare di sinistra della chiesa di Santa Maria del Quartiere, sempre a Parma. Presente fin dalle più antiche guide settecentesche della città, all’epoca delle soppressioni napoleoniche il dipinto fu trasferito nel 1816 in Accademia, entrando successivamente a far parte delle collezioni della Galleria Nazionale, dove dopo l’intervento di restauro torna esposto nella sezione dedicata agli artisti emiliani del 1500-1600, insieme ad altre tre opere dell’artista.
Alla presentazione sono intervenuti oltre al direttore L’Occaso, Carla Campanini, funzionaria storica dell’arte che ha diretto l’intervento, il laboratorio di restauro Opificio di Modena e Alberto Crispo, storico dell’arte dell’Università degli Studi di Parma e autore della monografia sull’artista che ne ha inquadrato l’opera nel contesto della produzione artistica contemporanea. (aise)