La Signora torna a casa: il Ritratto di Gustav Klimt rientra a Piacenza

PIACENZA\ aise\ - Il 4 aprile il Ritratto di signora (1916-1917) di Gustav Klimt è tornato nelle sale della Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza dopo essere stata esposta, fino al 22 marzo, al My Art Museum di Seoul, in occasione della mostra The Miracle of Klimt and Other Treasures from Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi, curata da Lucia Pini con la collaborazione di Stefano Bosi.
Il dipinto, tra le opere più significative e rappresentative della collezione, riprende il suo posto nel museo in un momento cruciale per la Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi, che dal 28 aprile si presenterà al pubblico con una nuova veste, dopo un importante intervento di riqualificazione e riallestimento. Il progetto, ideato dallo studio milanese Lissoni & Partners, avviato nella primavera del 2025, ha riguardato gli oltre 1000 metri quadrati di superficie complessiva della Galleria e tutte le 22 sale, che in questi mesi sono rimaste aperte al pubblico, in modo alternato, in base all’avanzamento dei lavori.
“Il ritorno del Ritratto di signora di Gustav Klimt rappresenta per noi un momento di grande emozione e di profondo significato”, ha affermato Lucia Pini, direttrice della Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi. “Dopo l’importante esperienza internazionale al My Art Museum di Seul, l’opera rientra finalmente nella sua casa, pronta a essere nuovamente condivisa con il pubblico. Questo rientro assume un valore ancora più simbolico perché si inserisce in una fase di rinnovamento della Galleria Ricci Oddi, che si appresta a presentarsi con un nuovo allestimento e una visione aggiornata, nel segno della valorizzazione del proprio straordinario patrimonio. Il Klimt, con la sua storia unica e la sua forza espressiva, torna così a essere uno dei fulcri del nostro percorso museale”.
Entrato nella collezione di Giuseppe Ricci Oddi nel 1925 dopo l’acquisizione dalla Galleria di Luigi Scopinich di Milano, il Ritratto di signora appartiene all’ultima fase di attività di Gustav Klimt (Vienna, 1862-1918), quando la sua pittura perde l’opulenza che ne aveva caratterizzato il periodo aureo e le pennellate divengono istintive ed emotive, più vicine alle istanze espressioniste.
Dall’intuito di una studentessa di un liceo piacentino, Claudia Maga, nel 1996 si scoprì che l’artista realizzò il dipinto su una tela su cui aveva ritratto un’altra donna, identica nel volto e nella posa ma non nell’abbigliamento. Un mistero aleggia anche intorno al soggetto dell’opera, poiché non è nota l'identità dell'effigiata, con ogni probabilità una delle tante modelle che posavano per il grande artista viennese.
Il dipinto è inoltre tornato al centro delle cronache negli ultimi anni a causo del furto di cui è stato vittima il 22 febbraio 1997, quando fu sottratto dalla Galleria con modalità mai chiarite. Il 10 dicembre 2019, durante alcuni lavori di giardinaggio lungo il muro esterno del museo piacentino, l’opera di Gustav Klimt fu poi ritrovata all’interno di un sacchetto di plastica.
LA GALLERIA D’ARTE MODERNA RICCI ODDI
La Galleria nasce dalla trasformazione della raccolta privata di Giuseppe Ricci Oddi (Piacenza, 1868 – 1937) in Galleria aperta al pubblico, inaugurata nel 1931. La raccolta è dapprima collocata nell’appartamento all’interno del palazzo di famiglia in via Poggiali, a Piacenza. Successivamente (intorno al 1924) Ricci Oddi decide di trasformare la sua raccolta in Galleria. Dopo aver cercato invano una sede adatta ad ospitarla, commissiona all’architetto Giulio Ulisse Arata un nuovo edificio costruito a proprie spese su un terreno messo gratuitamente a disposizione dal Comune di Piacenza. La Ricci Oddi è uno dei rari casi di museo dove contenuto e contenitore sono da subito strettamente legati.
Fin dal principio, il percorso espositivo ha proposto una selezione delle opere della collezione, che muove dagli anni Trenta dell’Ottocento fino agli anni Trenta del Novecento, tenendo salda la matrice figurativa cara al fondatore Giuseppe Ricci Oddi, che prediligeva in particolare il genere del paesaggio e dei dipinti di figura.
Dopo i primi acquisti tra il 1898 e il 1899 - tra cui Pecore tosate (1885 ca) di Francesco Filippini e Dopo Novara (1884) di Gaetano Previati - la raccolta ha continuato ad arricchirsi, arrivando a contare oggi un patrimonio di 1184 opere, a fronte delle 546 presenti alla morte del fondatore. Circa 300 sono esposte lungo il percorso permanente, mentre oltre 800 sono custodite nei depositi, comprese le opere grafiche.
Oltre al Ritratto di signora di Gustav Klimt, datato 1916-1917 la collezione conserva, tra le altre, opere fondamentali di Giuseppe Pellizza da Volpedo (Il roveto, 1900-1902 ca), Medardo Rosso (Ecce Puer, 1906), Amedeo Bocchi (La colazione del mattino, 1919), Felice Casorati (Donne in barca, 1933), Felice Carena (Quiete, 1921) e Federico Zandomeneghi (Place d’Anvers, 1880). (aise)