L’omaggio di “do ut do 2026” ai 100 anni di Nino Migliori

“I 100 anni di Nino Migliori.” I Manichini. Identità | Accademia di Belle Arti di Bologna | do ut do 2026. Ph. Claudia Gentile

BOLOGNA\ aise\ - Al via l'edizione 2026 di do ut do, iniziativa fondata da Alessandra D’Innocenzo nel 2012 per sostenere le attività della Fondazione Hospice MT. Chiantore Seràgnoli di Bologna, che quest'anno si concentra sul tema dell’Identità promuovendo una serie di mostre ed eventi in alcune delle principali e più prestigiose sedi istituzionali e museali della città: l’Archiginnasio di Bologna, l’Accademia di Belle Arti, il Teatro Arena del Sole, l’Opificio Golinelli, la sede di PwC Italia, lo spazio di do ut do ad Arte Fiera, Palazzo Pepoli - Museo della Storia e BoA Spazio Arte.
Con questo progetto, do ut do assume l’identità non come affermazione individuale ma come io plurale, condizione che esiste solo nella relazione e nell’attraversamento dell’altro. Non un’identità da dichiarare, quindi, ma da abitare. Il tema era stato esplicitamente discusso con Dario Fo, nell’edizione realizzata insieme, come pratica concreta: l’identità non come forma stabile, ma come processo che prende senso nel passaggio tra voci, corpi e linguaggi. La scelta di Palazzo Pepoli per la mostra collettiva sopra citata risponde a questa visione: come luogo di stratificazione storica capace di sostenere pratiche fondate sulla responsabilità e non sulla rappresentazione. Osservava Alessandro Mendini, che do ut do mantiene uno stampo dadaista nella selezione degli artisti: non gerarchico, non competitivo, non illustrativo. A Palazzo Pepoli, do ut do costruirà un campo di identità plurali, in cui le differenze restano integre e, proprio per questo, producono senso comune.
Come in ogni edizione, anche quest’anno vengono coinvolti numerosi artisti contemporanei che daranno vita al progetto diffuso. Tra questi, un posto d’onore ha Nino Migliori, storico amico di do ut do, che nel 2026 festeggerà i 100 anni. In occasione di questa celebrazione, l’artista viene omaggiato con una mostra speciale nell’Aula Magna dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, a cura di Enrico Fornaroli, direttore dell’istituzione, ideata da Alessandra D’Innocenzo.
La mostra presenta una serie inedita di fotografie a colori realizzate nel 1972, I Manichini, che esplora il tema proposto attraverso lo sguardo e la sensibilità artistica maturata dal maestro della fotografia in quasi un secolo di ricerca nei territori dell’immagine. Come scrive Ascanio Kurkumelis, “nel 1972 Nino Migliori realizza una serie di fotografie a colori a dei manichini di legno abbandonati. L’autore è attratto dalle stratificazioni della materia, dai ritagli di tessuto di diverse cromie e tipologie, che, come lembi di pelle, tracciano una successione nel tempo, di differenti abiti, storie e identità. Questo lavoro inedito si concentra sul tema della trasformazione e del corpo, inteso come territorio in divenire, aperto al cambiamento”.
La mostra, a cura di Enrico Fornaroli, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, è organizzata in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Bologna, che la ospiterà sino al 21 febbraio, e la Fondazione Nino Migliori.
Inoltre, sempre in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Bologna, do ut do promuove un concorso fotografico rivolto agli studenti dal tema “Identità”. L’iniziativa intende creare un ponte generazionale tra la ricerca visionaria di Nino Migliori e le nuove generazioni di fotografi, offrendo ai giovani talenti l’opportunità di confrontarsi con lo stesso tema indagato dal maestro, offrendo loro la possibilità di esporre nel contesto di un progetto di rilevanza nazionale.
Nino Migliori (Bologna, 1926) inizia a fotografare nel 1948. La sua fotografia svolge uno dei percorsi più diramati e interessanti della cultura d’immagine europea. Gli inizi appaiono divisi tra fotografia neorealista con una particolare idea di racconto in sequenza, e una sperimentazione sui materiali del tutto originale ed inedita. Da una parte, nasce un corpus segnato dalla cifra stilistica dominante dell’epoca, il cosiddetto neorealismo. Sull’altro versante Migliori produce fotografie offcamera, opere che non hanno confronti nel panorama della fotografia mondiale, sono comprensibili solo se lette all’interno del versante più avanzato dell’informale europeo con esiti spesso in anticipo sui più conosciuti episodi pittorici. La ricerca continuerà nel corso degli anni coinvolgendo altri materiali e tecniche: polaroid, bleaching. Dalla fine degli anni Sessanta il suo lavoro assume valenze concettuali ed è questa la direzione che negli anni successivi tende a prevalere. Sperimentatore, sensibile esploratore e alternativo lettore, le sue produzioni visive sono sempre state caratterizzate da una grande capacità visionaria che ha saputo infondere in un’opera originale ed inedita. È l’autore che meglio rappresenta la straordinaria avventura della fotografia che, da strumento documentario, assume valori e contenuti legati all’arte, alla sperimentazione e al gioco. Oggi si considera Migliori come un vero architetto della visione. Ogni suo lavoro è frutto di un progetto preciso sul potere dell’immagine, tema che ha caratterizzato tutta la sua produzione.
Sue opere sono conservate presso MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna, GAM - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, CSAC - Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma, Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato, GNAM - Galleria d’Arte Moderna di Roma, Istituto Centrale per la Grafica di Roma, MNAC - The Museu Nacional d’Art de Catalunya, Barcellona, MOMA - The Museum of Modern Art di New York, The Museum of Fine Arts di Houston, Texas, Bibliothèque National de France di Parigi, Museum of Fine Arts di Boston, Musée Reattu di Arles, SFMOMA - The San Francisco Museum of Modern Art di San Francisco, MET - The Metropolitan Museum of Art di New York ed altre importanti collezioni pubbliche e private. (aise)