“My house is a Le Corbusier: l’abitare mentale di Cristian Chironi nella Medina di Tunisi

TUNISI\ aise\ - Si sviluppa a Tunisi nell’arco di oltre due mesi di residenza, iniziati il 22 gennaio scorso e in programma sino al 5 aprile presso La Boîte - Centre d’Art & d’Architecture, nella Medina, il settimo capitolo del progetto pluriennale My house is a Le Corbusier (Villa Baizeau) di Cristian Chironi.
La scelta della Medina come luogo di vita temporanea consente all’artista di confrontarsi con la cultura locale e con le urgenze abitative contemporanee, trasformando la città in laboratorio percettivo e narrativo.
Il capitolo tunisino del progetto di Chironi si articola come un sistema di interventi interdisciplinari: la residenza nella Medina come spazio di vita temporanea e confronto con la cultura locale e le urgenze abitative contemporanee; le performance di attraversamento urbano che si sono svolte il 24 e 25 marzo; la produzione di materiali visivi e testuali; l’approfondimento teorico nel corso di un incontro pubblico il 2 aprile presso l’École Nationale d’Architecture & Urbanisme (ENAU); l’inaugurazione della mostra My house is a Le Corbusier (Villa Baizeau) il 3 aprile presso La Boîte - Centre d’Art & d’Architecture, esito espositivo del percorso; e la pubblicazione di un libro che raccoglie e restituisce l’esperienza.
Il progetto internazionale
Avviato nel 2015, My house is a Le Corbusier nasce come viaggio abitativo, pratica performativa e strumento di ricerca antropologica e architettonica. Il progetto si articola in una serie di esperienze realizzate all’interno delle architetture progettate da Le Corbusier nel mondo: 12 nazioni, di cui 7 già realizzate, dove l’artista soggiorna per periodi variabili.
Dopo aver abitato il Padiglione de l’Esprit Nouveau a Bologna, l’Appartamento-Studio di Le Corbusier a Parigi (con incursioni al Padiglione Svizzero e alla Cité de Refuge), l’Unité d’Habitation a Marsiglia, il Pierre Jeanneret Museum a Chandigarh, Casa Curutchet a La Plata, l’Unité d’Habitation a Berlino e la Maison Blanche a La Chaux-de-Fonds, Villa Baizeau a Cartagine rappresenta la tappa più recente del percorso, che proseguirà con Anversa, Cambridge, Tokyo, Baghdad e Mosca.
La peculiarità della tappa tunisina risiede nell’impossibilità di abitare Villa Baizeau – unico edificio progettato da Le Corbusier in Tunisia, costruita tra il 1928 e il 1930 sulla collina di Sainte Monique a Cartagine – situata all’interno del parco presidenziale: l’abitare si trasforma così in esperienza mentale, soglia, distanza.
L’incontro pubblico - Villa Baizeau: un’architettura da raccontare
L’incontro “Villa Baizeau: un’architettura da raccontare”, in programma il 2 aprile presso l’École Nationale d’Architecture & Urbanisme ENAU, costituisce un momento centrale del lavoro in Tunisia. Insieme all’artista, intervengono: Brigitte Bouvier (Direttrice Fondation Le Corbusier), Tarek Baccouche (Direttore dell’Istituto Nazionale del Patrimonio) e Chacha Atallah (Architetto, co-ideatore del progetto Villa Baizeau, e membro di Tunisian Association for Research in Architecture - ATRA), in un dialogo che intreccia storia dell’architettura, patrimonio modernista, trasformazioni urbane nordafricane e pratiche artistiche che assumono l’abitare come strumento di conoscenza.
L’incontro è organizzato da La Boîte - Centre d’Art & d’Architecture e ATRA, in partnership con l’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi e Ambasciata d’Italia, come parte della X edizione della Giornata del Design Italiano nel Mondo, promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale in collaborazione con il Ministero della Cultura. Il tema di questa edizione, “RE-DESIGN. Rigenerare spazi, oggetti, idee, relazioni”, propone una riflessione sul ruolo dell’architettura e del design nella costruzione di ambienti sostenibili e relazioni culturali consapevoli. In questo quadro, Villa Baizeau diventa il luogo in cui la promessa modernista dell’abitare incontra la realtà contemporanea del limite.
Carthage Drive
La conferenza e la mostra sono state precedute da Carthage Drive, serie di performance itineranti che si sono tenute il 24 e 25 marzo tra Tunisi e Cartagine, realizzate a bordo di una Fiat 127 Special, ribattezzata “Camaleonte” per la sua capacità di mutare cromaticamente in relazione al contesto.
L’automobile è stata personalizzata secondo la “tastiera cromatica” ideata da Le Corbusier per Villa Baizeau, accostamenti pensati per ampliare o attenuare visivamente lo spazio architettonico. Il celebre slogan “la casa è una macchina per abitare” viene qui riletto come gesto performativo e dispositivo relazionale: la casa si configura come macchina da vivere, capace di generare esperienza, ascolto e racconto.
Ogni tragitto ha accolto tre passeggeri, accompagnati dall’artista e da co-piloti selezionati tra architetti, musicisti, urbanisti, giornalisti e attivisti locali. L’abitacolo si trasforma così in piattaforma itinerante di dialogo; l’attraversamento diventa un modo di pensare l’abitare attraverso molteplici lenti: una casa, un’auto, un paesaggio, la vista da un finestrino.
Le performance sono state documentate tramite riprese video e fotografie e confluiranno in una video-installazione presentata presso La Boîte - Centre d’Art & d’Architecture. Durante l’opening del 3 aprile l’automobile sarà installata come scultura sonora, con composizioni nate dalla collaborazione con Paolo Fresu, Marino Formenti, Gavino Murgia, Stefano Pilia e una traccia inedita del compositore tunisino Dhafer Youssef.
L’origine del progetto
L’ispirazione affonda in un episodio biografico che intreccia memoria privata e storia dell’architettura. Nella seconda metà degli anni Sessanta, Costantino Nivola affidò alla famiglia del fratello a Orani – paese d’origine di Nivola e dello stesso Chironi – un progetto firmato da Le Corbusier, invitandoli a costruire la loro casa seguendo scrupolosamente il disegno del Maestro.
Il progetto venne accantonato perché, a loro dire, “non aveva né porte né finestre e assomigliava più a un tugurio”. Nivola lo riprese con sé, e il suo destino resta ignoto.
A partire da questo episodio, Chironi indaga i processi contemporanei di comunicazione, interpretazione e trasmissione culturale. In un tempo segnato da precarietà economica e trasformazioni abitative, l’artista sceglie simbolicamente di barattare la stabilità con la libertà di abitare temporaneamente le architetture di Le Corbusier nel mondo.
Anche la scelta della Fiat 127 dialoga con un aneddoto familiare legato alla figura di Costantino Nivola. Nei primi anni Ottanta, Nivola chiese al nipote Daniele di recuperare dalla sua casa-studio in Toscana alcuni beni personali, tra cui proprio una Fiat 127. Ignaro del valore del carico, Daniele guidò fino a Orani stipando nell’auto sculture e schizzi di Nivola e di altri artisti: un trasporto inconsapevole di patrimonio, insieme fisico e culturale. Chironi riattiva oggi quel gesto come passaggio di testimone e come provocazione a farsi “residenti del mondo”, trasformando un episodio privato in una matrice narrativa che attraversa il progetto.
Villa Baizeau
Costruita nel 1930 per l’industriale Lucien Baizeau, la villa rappresenta una delle prime sperimentazioni di adattamento al clima mediterraneo attraverso volumi sospesi capaci di favorire ombra e ventilazione naturale.
Baizeau la immaginava come possibile prodotto industriale replicabile; nel paesaggio, la villa si è imposta come presenza radicale, assumendo i tratti di un’architettura quasi anti-colonialista.
Nel capitolo tunisino, Villa Baizeau diventa metafora del limite. Situata nel parco del palazzo presidenziale tunisino, introduce una condizione che interroga radicalmente il progetto: l’abitare si declina come esperienza mentale e percettiva, mentre la città – con la Medina come centro pulsante – si configura come laboratorio narrativo.
Cristian Chironi assume l’abitare come dispositivo critico: rinunciando alla proprietà in un tempo di instabilità economica, elegge le case di Le Corbusier a osservatori privilegiati da cui interrogare, nei diversi contesti culturali, l’eredità modernista e lo stato attuale della “casa degli uomini”.
Cristian Chironi (Nuoro, 1974) è un artista visivo la cui ricerca intreccia arti visive, architettura, performance e narrazione autobiografica. Il suo lavoro indaga il rapporto tra spazio costruito, memoria e identità culturale, assumendo l’abitare come pratica critica e strumento di conoscenza. Attraverso fotografie, video, interventi performativi e dispositivi installativi, Chironi costruisce archivi sensibili capaci di mettere in dialogo patrimonio modernista, geografie personali e trasformazioni urbane contemporanee.
Il progetto internazionale My house is a Le Corbusier, avviato nel 2015, costituisce il nucleo centrale della sua ricerca. (aise)