Giornata in memoria delle vittime dell’Arandora Star: primo sì della Camera

ROMA\ aise\ - Con 262 voti favorevoli, nessun contrario e un astenuto, la Camera ha approvato questa mattina la proposta di legge presentata da Fratelli d’Italia per istituire la “Giornata nazionale in memoria di 446 italiani internati e deportati dal Regno Unito per causa di guerra, periti nel naufragio del piroscafo britannico Arandora Star”.
La Giornata sarà celebrata l'11 ottobre di ogni anno, data del decesso di Rando Bertoia, l'ultimo sopravvissuto alla tragedia.
Tra gli interventi oggi in Aula, anche quelli di Simone Billi (Lega) e Toni Ricciardi (Pd) che hanno entrambi confermato il voto favorevole del proprio gruppo alla proposta di legge a prima firma Amich.
“Oggi ricordiamo l'Arandora Star, affondata nel 1940 con a bordo centinaia di italiani internati, come hanno ricordato molti miei colleghi qui, oggi”, ha esordio Billi. “Una tragedia spesso dimenticata, che parla di guerra, di paura, di sofferenze e di ingiustizia, ma anche della dignità dei nostri connazionali lontano da casa. Molte delle vittime erano italiani emigrati in Inghilterra e Irlanda dalle città dell'Appennino parmense. Il comune di Bardi – ha ricordato il deputato eletto in Europa – fu il comune con il più alto numero di vittime, Bedonia il comune da dove veniva la vittima più giovane, come la collega, l'onorevole Cavandoli, ha sottolineato nella commemorazione del 2 luglio dell'anno scorso. Presidente, noi siamo a favore ed esprimeremo convintamente un voto positivo su questo provvedimento”, ha concluso.
Voto a favore anche dal Pd, come confermato da Toni Ricciardi che, in un lungo intervento, ha richiamato gli eventi che hanno preceduto la tragedia del 2 luglio del 1940. In quell’anno “in Gran Bretagna vivevano oltre 20.000 italiani” che, con l'entrata in guerra dell'Italia il 10 giugno del 1940, “furono improvvisamente classificati come sudditi di una potenza nemica”. In poche settimane “4.000 uomini, compresi tra i 15 e i 70 anni, furono arrestati e internati per il semplice fatto di essere italiani”. Gli internati imbarcati sull’Arandora erano diretti in Canada quando un siluro del sommergibile tedesco U-47 colpì la nave che “affondò in mezz'ora”. I morti “furono più di 800, di questi 446 italiani, in gran parte provenienti dalle province di Parma, Lucca, Piacenza, Massa-Carrara e Frosinone”, ha ricordato Ricciardi, prima di sostenere la necessità di “ricordare le responsabilità britanniche e le scelte prese dal Governo di Winston Churchill” ma anche di “avere il coraggio di guardare anche alle responsabilità italiane”, e cioè di Mussolini.
“Quando ricordiamo l'Arandora Star, ricordiamo due lezioni”, ha sostenuto il deputato eletto in Europa. “La prima: nessuna democrazia deve cedere mai alla tentazione della colpa collettiva. I diritti non possono essere sospesi in blocco per una mera appartenenza nazionale. Seconda lezione, Presidente: nessun Paese è al riparo dalle conseguenze delle proprie scelte autoritarie. Quando si abolisce il controllo democratico, quando si concentra il potere, quando si imbocca la strada dell'aggressione e dell'alleanza con regimi totalitari e dittatoriali, le conseguenze non restano confinate nei palazzi del potere ma ricadono sui cittadini, anche su quelli più lontani, anche su quelli innocenti, come le vittime dell'Arandora Star”.
L'Arandora Star, ha aggiunto, “è il punto di incrocio tra paura e dittatura, tra guerra e sospetto, tra decisioni politiche e vite individuali spezzate. Se vogliamo davvero onorare quelle vittime, dobbiamo affermare con chiarezza che la democrazia non è un dettaglio formale, ma una garanzia sostanziale; che la pace è un principio costituzionale nato dall'esperienza della catastrofe e che la responsabilità politica esiste e non può essere diluita nel fatalismo della storia. Una democrazia è forte quando distingue, quando tutela, quando non cede alle generalizzazioni. Una Repubblica è credibile quando sa riconoscere anche le proprie ombre storiche. Questo è il senso pieno della memoria dell'Arandora Star, questo – ha concluso – è il compito che la storia ci affida. E come ebbe a dire uno dei sopravvissuti a questa immane tragedia, a volte ci vuole più coraggio a morire che a salvarsi. E per tutte queste ragioni, dichiaro il voto favorevole del gruppo del Partito Democratico”. (aise)