"LA FESTA DEL GIORNO DOPO": IL NUOVO LIBRO DI FABRIZIO VANGELISTA

"LA FESTA DEL GIORNO DOPO": IL NUOVO LIBRO DI FABRIZIO VANGELISTA

ROMA\ aise\ - Si intitola “La festa del giorno dopo”, in libreria dal 25 giugno per la collana di narrativa “Varianti” diretta da Sara Rattaro, l'esordio letterario del giornalista milanese Fabrizio Vangelista da sempre interessato ai temi dei diritti sociali.
Ambientato in una casa di ringhiera di periferia in un torrido ferragosto, il romanzo è un’immersione nella Milano della povera gente lasciata ai margini della società, disillusa, opportunista e impegnata a combattere contro i propri demoni per cercare di sopravvivere.
La trama si articola in ventiquattro capitoli, tante quante sono le ore del giorno e della durata temporale del romanzo, durante i quali seguiamo Cettina, una ex operaia alcolizzata emigrata a Milano dalla Calabria in cerca di fortuna, che si sposta di casa in casa all'interno del condominio occupato in cui abita per raccogliere i soldi necessari per fare una festa allo Zingaro (Luciano), un ex hippy finito in carcere per un errore giudiziario, che uscirà di prigione il giorno seguente.
Man mano che la donna incrocia nella sua missione gli altri condomini, la storia si dirama a seguire gli altri figuranti di questo teatrino di miserie: tra prostitute, spacciatori, tossicodipendenti e semplice e povera gente che cerca di tirare avanti o che sogna un futuro migliore, ci viene presentata una rosa di speranze, promesse e delusioni che hanno tutte un volto profondamente umano.
Cettina è un'ex operaia maoista e Pistacchio un tossico cinquantenne, rapinatore fallito, inseguito da creditori pericolosi. Decidono di organizzare un'improbabile festa per il ritorno a casa dello Zingaro, un anziano hippy che si è fatto tre anni di carcere ingiustamente. Così cercano di coinvolgere gli altri inquilini (italiani, latini, balcanici) in una raccolta di misere offerte per preparare un banchetto per tutti. Cettina non perde occasione, durante la questua, di tenersi qualche soldo per sé; Pistacchio, avvilito, piomba in vortice di pesanti ricordi. Mentre tutto intorno esplodono gli amori e i conflitti della corte, nella quotidiana lotta per sopravvivere alla marginalità e alla nostalgia. Nella corte coesistono tra loro diversi personaggi, ognuno dei quali incarna un aspetto della società contemporanea: la Libanese, prostituta del Sud che si vende a uomini di diverso rango sociale;  il Negro, un giovane di colore e promessa del calcio, innamorato della bella Lola; Pino La Pezza, o Pino La Macchia, operaio comunale in pensione che passa le giornate a monitorare una macchia di umidità che deturpa la casa; Angelo, uno spacciatore pericoloso che si muove con una banda di albanesi; Mannaro, tassista col vizietto della ‘bianca’; Tichidì Il Pazzo, un pover’uomo con turbe psichiche; Zizzania e Spinetta, le due anziane della corte.
Cettina, Pistacchio e lo Zingaro sono superstiti di un mondo che non esiste più, in un mondo completamente stravolto, quello di oggi. Vagano come zombie in una casa di ringhiera occupata alla periferia di Milano, tra spacciatori che fanno i boss, immigrati incomprensibili, giovani che non li rispettano. Cercano di sopravvivere ad una marginalità da cui è impossibile trovare riscatto, nella Milano nascosta, lontana dall'immagine vincente della metropoli alla moda e che quasi si vergogna di esistere. I nostri protagonisti sono reduci malandati degli anni Settanta, a cui andarono incontro a braccia aperte, di-armati, ingenui e le cui promesse di felicità in terra si sono dissolte rapidamente. 
Diversi i temi che vengono toccati all'interno del romanzo, primo fra tutti il concetto di colpa e quello di giustizia, dal momento che il lettore viene invitato fin da subito a riflettere sulle diverse situazioni di disagio che gli vengono poste davanti. Nella figura del Negro, ragazzino promessa del calcio, si affronta il tema del razzismo e di un possibile riscatto nello sport, per quanto parziale. Con Angelo ci immergiamo nel mondo della criminalità organizzata, e sulle tracce della prostituta libanese ragioniamo sul concetto di amore in relazione allo sfruttamento sessuale.
Emblema di questo "male di vivere" è una macchia di umido che si può vedere all'interno della corte in cui si svolge tutta la vicenda, che non si riesce a capire come sia venuta fuori e che sembra impossibile da far scomparire, proprio come le stigmate che affliggono queste persone, cresciute in ambienti difficili, segnati da scelte crudeli e segnati per sempre dall'onta della loro esistenza, dalla quale non saranno mai assolti.
Fabrizio Vangelista, nato a Milano, giornalista, è al suo romanzo d’esordio. La periferia che vive e che racconta non è solo un punto di osservazione ma un margine al riparo dal mondo. In passato è stato cronista di Nera. Ha pubblicato il saggio La politica salvata dai bambini (Novecento Editore, 2014) e attualmente si occupa di comunicazione pubblica. Il suo sito http://www.fabriziovangelista.it/. (aise) 

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