1,6 miliardi di bambini nel mondo a rischio a causa delle guerre, 41 mila le violazioni gravi verificate nel 2024

NEW YORK\ aise\ - I bambini a rischio a causa delle guerre sono sempre di più: 1,6 miliardi, due su tre nel mondo. Di questi, 520.000 si trovano esposti in zone di combattimenti ad alta intensità. Nel solo 2024, infatti, si sono contate almeno 41.000 violazioni gravi contro i minori verificate. Tra queste, uccisioni, mutilazioni, reclutamento forzato, abusi sessuali e attacchi a scuole e strutture sanitarie.
Questi sono alcuni degli agghiaccianti dati emersi dal Rapporto Annuale del Segretario Generale delle Nazioni Unite su Children and Armed Conflict, del quale si parlerà, in occasione dello Youth Forum (New York, 17 aprile), durante il side event dedicato al tema della protezione dei bambini nei contesti di conflitto armato organizzato dall’Universities Network for Children in Armed Conflict (UNETCHAC), rete accademica internazionale impegnata nella promozione dei diritti dell’infanzia e nello sviluppo di azioni.
In un periodo caratterizzato da numerosi conflitti in diverse aree del mondo, infatti, sono milioni i bambini che continuano a essere esposti a violenze, sfollamenti forzati, interruzione dell’istruzione e gravi conseguenze psicologiche e sociali. La protezione di questi soggetti fragili è quindi una delle sfide più urgenti su cui l’agenda internazionale deve promuovere un impegno coordinato e duraturo.
Il rapporto del Segretario dell’ONU evidenzia inoltre che milioni di bambini vivono in paesi coinvolti in conflitti armati e che una quota significativa è esposta direttamente a contesti di guerra ad alta intensità, con conseguenze profonde e durature sul loro sviluppo. Il fenomeno, come detto, riguarda un numero estremamente elevato di minori: oltre 1,6 miliardi di bambini – circa due su tre a livello globale – vivono in paesi colpiti da conflitti, con circa 520 milioni esposti a zone di combattimento ad alta intensità. Il rapporto evidenzia inoltre che tra le violazioni più frequenti vi sono l’uccisione e la mutilazione di bambini, l’abduzione (oltre 7.900 casi documentati) e la negazione di accesso umanitario, con migliaia di minori coinvolti in più forme di abuso simultaneamente.
L’iniziativa è stata coordinata dalla Prof.ssa Laura Guercio, professoressa presso la Link University e Segretario Generale dell’Universities Network for Children in Armed Conflict, attualmente impegnato anche nella promozione del Progetto Rebirth volto a promuovere la reintegrazione sociale dei bambini in conflitto armato e supportato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale italiano.
“Mettere al centro i bambini significa affrontare le conseguenze più profonde e durature dei conflitti – ha spiegato la professoressa Guercio -. Senza una protezione efficace dei minori, non può esserci una reale prospettiva di pace”.
L’incontro dell’UNETCHAC ha altresì evidenziato come il coinvolgimento delle istituzioni internazionali sia essenziale per affrontare in modo efficace la crisi dei minori nei contesti di guerra. In uno scenario geopolitico caratterizzato da crescenti tensioni, conflitti prolungati e fragilità dei meccanismi multilaterali, organismi internazionali, governi e attori della cooperazione sono chiamati a rafforzare il proprio impegno nella prevenzione dei conflitti, nella protezione dei civili e nell’attuazione di strumenti giuridici adeguati.
“Le sedi internazionali, gli organismi come le Nazioni Unite e lo Youth Forum, devono continuare a offrire uno spazio privilegiato per costruire sinergie concrete - ha aggiunto in conclusione Guercio -. Il lavoro congiunto tra università e istituzioni può tradursi in azioni reali a tutela dei diritti dei bambini e a tutela del futuro di tutti noi”. (aise)