Oxfam al G7: fronteggiare la grande fame tassando extra profitti e cancellando il debito dei paesi poveri

ROMA\ aise\ - Per porre fine alla fame che dilaga a livello globale e fronteggiare la crisi climatica, i paesi del G7 devono intervenire con misure urgenti come la tassazione degli extra profitti realizzati dalle grandi aziende durante la pandemia, comprese quelle che stanno traendo enormi guadagni dall’aumento dei prezzi di energia e cibo. Dovrebbero altresì porre rimedio al grande fallimento di non essere riusciti a vaccinare almeno il 70% della popolazione in ogni parte del mondo entro metà 2022, come promesso un anno fa.
È l’appello lanciato da Oxfam ai leader del G7 che si riuniranno dal 26 giugno a Monaco di Baviera, con un nuovo rapporto, che fotografa il drammatico scenario globale che si prospetta di qui alla fine dell’anno.
I paesi in via di sviluppo, che ancora stentano a riprendersi dalla pandemia, si trovano attualmente sull’orlo della bancarotta, a causa del rapido aumento dei prezzi di cibo e energia. Miliardi di persone lottano per sfamarsi, milioni vivono in condizione di grave insicurezza alimentare, ai limiti della carestia.
Cancellare i pagamenti del debito del 2022-23 dei paesi a basso e medio reddito
L’aumento dei tassi di interesse nelle nazioni ricche sta alimentando allo stesso tempo la crisi globale del debito, con molti paesi che non riescono più a farvi fronte e sono in questo momento a rischio default.
Nel 2022 il costo del servizio del debito per i paesi più poveri del mondo è stimato in 43 miliardi di dollari, mentre nel 2021, il debito estero per i paesi a basso reddito rappresentava il 171% della spesa complessiva per la sanità, l’istruzione e la protezione sociale. Per evitare la catastrofe, è dunque fondamentale la cancellazione immediata dei pagamenti del debito a carico dei paesi a basso e medio reddito nel 2022 e 2023.
Una tassa sugli extra-profitti per affrontare le crisi attuali
Il rapporto pubblicato oggi mostra come una tassa del 90% sui profitti in eccesso realizzati durante la pandemia dalle grandi multinazionali nei paesi del G7, potrebbe generare quasi 430 miliardi di dollari di entrate, cifra che complessivamente sarebbe sufficiente a: rispondere a tutti gli appelli lanciati delle Nazioni Unite per fronteggiare le crisi umanitarie in corso in diverse aree del pianeta; finanziare un piano decennale per porre fine alla fame globale; supportare l’erogazione di un bonus una tantum di oltre 3.000 dollari, per il 10% più povero della popolazione dei paesi del G7, aiutandoli così a sostenere l'aumento del costo della vita.
Per far fronte all’emergenza il G7 dovrebbe lanciare la “Global Alliance for Food Security”, una nuova iniziativa che per quanto promettente sulla carta, prende spunto da precedenti non proprio di successo. Già nel 2015, il G7 si era dato l'obiettivo di ridurre di 500 milioni il numero di persone colpite da insicurezza alimentare nel mondo entro il 2030, ma ad oggi i finanziamenti necessari non sono stati ancora stanziati.
"La crisi alimentare in corso, sommata agli effetti della pandemia, è una catastrofe – ha detto Gabriela Bucher, direttrice di Oxfam International - Il G7 ha l’opportunità di stare dalla parte dei più e non delle poche grandi corporation o speculatori che stanno facendo grandi fortune sulle crisi. L’introduzione di imposte temporanee sugli extra-profitti e la cancellazione del debito estero che pesa come un macigno sulle economie più fragili sono interventi giusti per finanziare un efficace piano di azione per la lotta alla fame”.
Raddoppio dei fondi per agricoltura e sicurezza alimentare
La crisi ucraina ha avuto un enorme impatto sull’aumento dei prezzi del cibo in forte crescita anche prima del conflitto. Basti pensare che tra aprile 2020 e dicembre 2021, i prezzi del grano erano già aumentati dell'80%. L’attuale crisi si è quindi innestata su un sistema alimentare globale già caratterizzato da profonde disuguaglianze, e a tutto questo si aggiungono pandemia e crisi climatica, che continuano a privare i paesi più poveri di mezzi adeguati per fare fronte alla crisi alimentare.
È dunque necessario che il G7 raddoppi gli aiuti per l’agricoltura e per la sicurezza alimentare, con un incremento di 14 miliardi di dollari all'anno. L’altra misura essenziale è la risposta all'appello globale delle Nazioni Unite per un finanziamento di 46 miliardi di dollari, al momento coperto per meno del 20%.
I profitti record dei monopolisti del settore alimentare ed energetico
I dati di Oxfam evidenziano inoltre che le aziende nei settori energetico, alimentare e farmaceutico – caratterizzati da situazioni di forti monopoli - stanno registrando profitti record, anche se i salari rimangono stagnanti e i lavoratori sono esposti a un aumento esorbitante, se paragonato agli ultimi decenni, del costo della vita. Le fortune dei miliardari dei settori energetico e alimentare sono aumentate di 453 miliardi di dollari negli ultimi due anni, equivalenti a 1 miliardo di dollari ogni due giorni. Cinque delle più grandi multinazionali energetiche (BP, Shell, TotalEnergies, Exxon e Chevron) fanno 2.600 dollari di profitto al secondo.
"Disuguaglianza e mancanza di azione sono terreno fertile per la fame - ha aggiunto Bucher - Il vertiginoso aumento del costo della vita colpisce ovunque le frange più vulnerabili e nei paesi poveri è una prova di sopravvivenza. Il G7 non può sottrarsi all’impegno di salvare milioni di persone dalla fame.”
Oxfam ha recentemente denunciato una crisi senza precedenti in Africa orientale - dove una persona rischia di morire di fame ogni 48 secondi - e in Africa occidentale, colpita dalla più dura crisi alimentare degli ultimi dieci anni, dove 27 milioni di persone stanno ora soffrendo la fame. La fame dilaga anche in altri paesi dell’Africa, Medio Oriente e America Latina, alimentata da povertà, cambiamenti climatici, COVID-19 e conflitti. (aise)