UNICEF: i bambini nel mondo non sono mai stati così esposti a violenza, sfollamento e privazioni

GINEVRA\ aise\ - “…In tutto il mondo, i bambini stanno affrontando livelli record di violenza, sfollamento e privazioni. Solo nel 2024, le Nazioni Unite hanno verificato oltre 41.000 gravi violazioni ai danni dei bambini. Si tratta del numero più alto mai registrato. Purtroppo, il 2025 mostrerà un andamento simile, evidenziando che i bambini continuano a pagare il prezzo di guerre che non hanno contribuito a scatenare”. A rivelarlo è stata Catherine Russell, Direttrice Generale dell'UNICEF, intervenendo all’incontro “Dialogo umanitario – Priorità umanitarie per i bambini nel 2026”. Gaza, Sudan e Repubblica Democratica del Congo le situazioni più drammatiche.
“Le parti in conflitto ignorano sempre più spesso le norme internazionali e le regole di guerra – ha spiegato Russell -. Le nuove tecnologie stanno cambiando il modo in cui si combattono le guerre, rendendo gli attacchi più rapidi, più frequenti e più letali, specialmente nelle aree densamente popolate dove i bambini vivono, studiano e giocano”.
Ad essere le responsabili delle uccisioni nelle zone di conflitto sono infatti le armi esplosive (quasi il 70%). In Sudan, da inizio anno, i droni armati da soli sono responsabili di quasi l’80% delle vittime tra i bambini segnalate.
Ma non sono solo le morti a rendere la situazione drammatica: i servizi essenziali sono infatti sotto attacco. Scuole, ospedali, reti elettriche e sistemi idrici e alimentari non sono solo danni collaterali ma ormai degli obiettivi degli eserciti: “sappiamo che i bambini sono particolarmente vulnerabili alle interruzioni dei servizi sanitari e nutrizionali. Uno degli esempi più evidenti sono le sempre più frequenti crisi legate alla fame. Oggi, in 26 paesi, quasi 38 milioni di bambini hanno bisogno di un sostegno nutrizionale urgente, tra cui circa 10 milioni che soffrono di malnutrizione grave. Si tratta di bambini che rischiano di morire…”.
In Medio Oriente, l’aumento dei prezzi di cibo e carburante non fanno che aggravare le difficoltà: “I bambini non soffrono solo la fame – ha spiegato ancora la DG dell’UNICEF -. Sono sempre più privi dei sistemi necessari a proteggerli dai pericoli, compresa la violenza sessuale. Nella Repubblica Democratica del Congo, al culmine delle violenze dello scorso anno, ogni 30 minuti veniva violentato un bambino”
E poi c’è l’istruzione: “i bambini perdono non solo l’apprendimento, ma anche l’accesso alla sicurezza, al sostegno e a un senso di normalità”.
A Gaza, dove il 90% delle scuole è stato danneggiato o distrutto dall’esercito israeliano, più di 650.000 bambini non frequentano la scuola da oltre due anni e mezzo.
“Il sistema umanitario chiamato a proteggere i bambini è sottoposto a una pressione crescente – ha aggiunto ancora Russell -. I finanziamenti si stanno riducendo. L’accesso è sempre più limitato. E gli stessi operatori umanitari sono oggetto di attacchi”.
L’UNICEF ha quindi lanciato l’appello per il 2026, chiedendo 7,7 miliardi di dollari per aiutare 73 milioni di bambini. “La nostra Strategia di Impegno Umanitario per i bambini è ridotta del 25% rispetto allo scorso anno, non perché i bisogni siano diminuiti, ma purtroppo perché sono diminuite le risorse”.
Russell ha quindi fatto tre richieste principali: ripristinare il rispetto del diritto internazionale, “non possiamo permettere che la portata inaccettabile di gravi violazioni diventi la nuova normalità”; finanziamenti flessibili e tempestivi per “raggiungere immediatamente i bambini ovunque si trovino”; non abbandonare i bambini che non rientrano nell’attuale risposta umanitaria, sempre più limitata. Ciò significa maggiori investimenti per sostenere i servizi essenziali da cui dipendono i bambini e affrontare le cause profonde delle crisi.
“In definitiva, si tratta di una scelta – ha concluso -: accettare un mondo in cui i bambini sono sistematicamente attaccati, sfollati e lasciati affamati, oppure agire insieme per proteggerli. La vera misura della nostra risposta è se ai bambini viene data una reale possibilità di vivere, di imparare e di sperare in un futuro migliore”. (aise)