80 anni fa gli accordi Italia – Belgio: il ricordo di Ricciardi (Pd) in Aula

ROMA\ aise\ - “Esattamente 80 anni fa nasceva la Repubblica. A dire il vero, Presidente, il 2 giugno l'Italia si scelse Repubblica. Ottanta anni fa, il 23 giugno 1946, la politica decise l'identità di questo Paese, e lo decise attraverso un atto ben preciso che fu l'accordo con il Belgio che scambiava minatori in cambio di carbone: 50.000 minatori in cambio del carbone, che era la fonte che alimentava la speranza e la rinascita dell'Europa che usciva distrutta e massacrata dalla tragedia della Seconda guerra mondiale. Ed è esattamente due giorni prima della prima seduta dell'Assemblea costituente che il Paese, la neonata Repubblica, si diede la propria identità”. Così Toni Ricciardi, deputato Pd eletto all’estero e storico dell’emigrazione, che ieri nell’Aula di Montecitorio ha ricordato l’80° anniversario degli accordi tra Italia e Belgio.
L’Italia “è una Repubblica fondata sul lavoro, se volete, fondata sul lavoro all'estero, sull'emigrazione. Emigrazione che vide, esattamente dopo il 23 giugno del 1946, partire a frotte, dopo la ricostituzione del Ministero del Lavoro e della massima occupazione e il tappezzamento di tutta la provincia italiana con i manifesti rosa, decine e decine e centinaia di migliaia di italiani che partivano verso la Belgique, che partivano per andare a scavare quel carbone di cui necessitava questo Paese”.
L’Accordo con il Belgio “non fu un unicum”; al contrario “segnò una perfetta continuità nell'azione politica di questo Paese. Avevamo superato ormai i 100 accordi: il primo fu quello del 1868, in piena epoca liberale; ugualmente, durante il ventennio, si siglarono più di 30 intese per fare migrare le italiane e gli italiani, e il 23 giugno del 1946 si proseguì esattamente sullo stesso crinale su cui si era agito nei decenni e nel secolo precedente”.
10 anni dopo la firma dell’accordo, l'8 agosto del 1956, a Marcinelle morirono 262 persone, di cui 136 italiani: “tutto nacque e tutto iniziò quel 23 giugno del 1946” mentre oggi l'Italia “pretende la remigrazione, oggi non riconosce un diritto di cittadinanza automatico, oggi dimentica che cosa eravamo e che cosa siamo sempre stati, un Paese di emigrazione, di migranti… Probabilmente, esattamente oggi, a 80 anni di distanza, quelle persone, quei minatori e quelle famiglie che venivano ospitate nelle ex baracche dei campi di concentramento, che occupavano le miniere belghe del tempo, meriterebbero di essere ricordate, meriterebbero di essere celebrate”.
“Ma soprattutto – ha concluso – la politica in questo Paese meriterebbe, ieri come oggi, un'attenta riflessione sul significato che ha la mobilità, la migrazione, il sacrificio. Probabilmente quelle persone, con una lanterna a quasi un chilometro sottoterra, hanno onorato e dato un senso alto della Patria molto più di tante e tanti che poi nei decenni successivi e ancora oggi, purtroppo, occupano questa Aula e queste aule delle nostre istituzioni”. (aise)