Brogli, nuovo parlamento e difesa del voto all’estero

ROMA\ aise\ - È dalla prima esperienza elettorale degli italiani all’estero, nel lontano 2003, che si verificano brogli o tentativi di brogli elettorali. Tutte le volte che gli italiani nel mondo sono stati chiamati alle urne, infatti, si sono susseguite altrettante richieste di verifiche e analisi che spesso hanno dato esito positivo ai brogli. E non ha fatto eccezione la tornata elettorale andata in scena domenica scorsa, 25 settembre, durante la quale sono venute alla luce “oltre 25 mila schede elettorali false” provenienti dalle città argentine di La Plata e Rosario, riportanti tutte lo stesso partito e con la stessa preferenza, ossia, rispettivamente, l’USEI ed Eugenio Sangregorio (che si è dichiarato estraneo ai fatti). A riferirlo sono stati esponenti, senatori, deputati e candidati di tutto l’arco parlamentare (dalla Lega al Pd passando per il Maie) riuniti questo pomeriggio in conferenza stampa presso la Camera dei Deputati, che però hanno assicurato: “non è conferenza stampa di denuncia”.
Una conferenza stampa che, vista la presenza dei rappresentanti del centrosinistra, Eugenio Marino e Fabio Porta del Pd (quest’ultimo senatore uscente e deputato entrante), di un partito autonomo come il MAIE, con Ricardo Merlo e Mario Borghese (quest’ultimo deputato uscente e deputato entrante), e del rappresentante anche del centrodestra, Marcelo Bomrad della Lega, voleva essere una conferenza stampa di “carattere istituzionale” per “parlare del voto all’estero”. Per questo, quella di oggi, non è stata una conferenza di “denuncia”, quanto piuttosto di “racconto”. O, meglio, una conferenza stampa per “raccontare quello che è stato visto domenica durante lo spoglio delle schede elettorali provenienti dal mondo”, per “portare alla luce i tentativi di brogli elettorali”, senza però fare accuse ad personam. Una conferenza stampa che dunque vuole essere un primo passo per iniziare a lavorare da subito insieme “per la difesa del sistema democratico” e soprattutto per la “difesa del voto degli italiani all’estero”.
Il carattere istituzionale della conferenza è stato sottolineato in apertura da Marino (Pd), che ha anche svolto il ruolo di moderatore durante l’iniziativa, in quanto esperto di questioni elettorali. “Non è una caccia alle streghe, ma una difesa del sistema democratico”, ha spiegato. “Servono aggiornamenti”, poiché “tutte le esperienze elettorali dal 2001 a questa parte hanno palesato rischi e certezze di brogli”. Per questo, a suo avviso, “maggioranza e opposizioni devono intervenire con aggiustamenti e correttivi per diminuire rischi di brogli che sono sempre stati provati”.
Marino ha poi passato la parola al Presidente del Maie, Ricardo Merlo, che anche lui ha sottolineato il carattere non di denuncia (“anche perché abbiamo vinto le nostre elezioni”), ma di racconto. Insieme all’ex deputato e neo senatore del Maie, Mario Borghese, domenica durante lo spoglio dei voti provenienti da La Plata e Rosario si sono accorti dell’enormità delle schede e hanno verificato l’esistenza di “tagliandi falsi provenienti da Rosario nelle buste di La Plata” e viceversa, verificando anche “l’inesistenza di alcuni elettori che non risultavano nell’elenco elettorale”. Insomma “falsi italiani” per “false schede”. Talmente false da portare in seno due vizi importanti e rilevanti: un colore leggermente diverso dalle schede reali e soprattutto un errore tipografico assai palese. Le schede, infatti, riportavano nella testata in alto “Camera dei Diputadi” (una spagnolizzazione di “Camera dei Deputati”). E “in tutte queste schede chiaramente false, la x che esprimeva il voto era sullo stesso partito e con la stessa preferenza”, hanno spiegato Borghese e Merlo. I due esponenti del Maie non hanno potuto contare quanti falsi sono stati ritirati in modo preciso, ma hanno potuto ritirarne “almeno 25 mila”.
“Per fortuna questo errore tipografico ci ha fatto accorgere” della frode “e queste schede non hanno influito sull’elezione”, ha affermato Merlo, ma “siamo indignati”. Per questo “servono nuove metodologie per il voto all’estero e servono presto perché siamo a un punto di non ritorno”.
Dal canto suo, il leghista Bomrad (candidato non eletto) ha voluto prima sottolineare come la conferenza di questo pomeriggio non sia stato un “attacco al voto degli italiani all’estero”, che è “un esercizio fondamentale”, ma per far sì che la tornata elettorale di quest’anno diventi “una svolta per l’italianità”. A suo parere sono necessarie infatti delle modifiche, innanzitutto utilizzando meglio le tecnologie per il voto. “Vorrei che questo sia un nuovo punto di partenza”.
Infine, l’ex Senatore nonché neo Deputato del Pd, Fabio Porta, che ha ricordato come in tutte le elezioni che hanno visto protagonisti gli italiani nel mondo, ci siano stati casi di brogli. La differenza è che al giorno d’oggi “sono aumentati” e soprattutto “si sono industrializzati”. L’appello che secondo lui esce dalla conferenza odierna è: muoversi politicamente in fretta per cercare di dare un futuro migliore e più sicuro al voto degli italiani all’estero. Questo appello non vuole dunque “guardare al passato, ma al futuro”. “Ci prendiamo un impegno a lavorare e portare a termine modifiche, discutendone da subito, per bene e in modo politicamente trasversale – ha detto -. Ci sono tante possibilità, tante soluzioni”. E bisogna attuarle, perché anche secondo Porta “siamo nel punto di non ritorno: una non modifica significherebbe la fine della rappresentanza degli italiani all’estero”.
Al termine della conferenza, il candidato USEI, Eugenio Sangregorio (partito e nome apparso sulle preferenze nelle schede incriminate), è voluto intervenire da remoto tramite un suo familiare, spiegando la sua estraneità a questi tentativi di brogli e sposando a pieno l’intento della conferenza stampa di oggi: ossia attuare modifiche urgenti per mettere in sicurezza il voto degli italiani sparsi nel mondo e impegnarsi per capire chi ha realizzato questo tentativo di brogli elettorale. (l.m.\aise)