Comitato del “No” in Svizzera: votare “No” contro lo strappo dell’esecutivo che altera l’equilibrio dei poteri dello Stato

ZURIGO\ aise\ - Uno “strappo senza precedenti di un potere dello Stato sulla struttura di un altro potere”. Quella della Giustizia sarebbe una riforma che “modifica gli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 della Costituzione” e che “non riguarda davvero la separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri” (che ad oggi riguarda solo lo 0,4% dei magistrati ogni anno) e che in realtà è “solo uno specchietto per le allodole che nasconde molto altro”. La riforma, hanno spiegato Pd Svizzera, Avs Svizzera, Acli Svizzera, Fclis e Cgil, “altera profondamente l’equilibrio dei poteri dello Stato e il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge”. Tanto da “piegare l’indipendenza dei pubblici ministeri alla volontà del potere Esecutivo”.
Secondo Partiti, associazioni, enti e sindacati italiani attivi in Svizzera, che in queste ore ha diramato un comunicato per spiegare le motivazioni del “No” al Referendum e invitare gli italiani all’estero a esercitare il proprio diritto di votare, “il pubblico ministero, qualora la riforma proposta passasse, sarebbe destinato a trasformarsi in un inquisitore e l’esecutivo sarà portato ad attrarlo nella propria orbita. Ma l’indipendenza di chi giudica è una garanzia per tutti i cittadini, un suo indebolimento mette a rischio la tutela delle persone comuni”.
Per portare alcuni esempi pratici, Pd, Avs, Acli, Fclis e Cgiel hanno affermato: “una lavoratrice licenziata non potrebbe contare su un giudice del lavoro totalmente autonomo nel decidere contro interessi forti; denunciare una grande azienda sarebbe più rischioso; un cittadino accusato ingiustamente rischierebbe di trovarsi davanti a un pubblico ministero meno imparziale”.
“Perché sono così importanti le modifiche, proposte da questa riforma, che interessano il CSM?”, si sono chiesti. “Il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) è stato creato dai Costituenti dopo la caduta del regime fascista per evitare le interferenze della politica sull’azione dei magistrati, garantendo concretamente l’indipendenza del potere giudiziario. Il nuovo CSM, che la riforma propone, si presenterebbe diviso in due organi separati, uno per i giudici, uno per i pm. La nomina dei suoi membri, attualmente eletti, sarebbe sostituita da un sorteggio; ma, se i membri scelti fra i magistrati sarebbero estratti a caso, i membri laici sarebbero sorteggiati da una lista ristretta, compilata dalla maggioranza in Parlamento. Il risultato sarebbe un CSM più debole e soggetto a influenze politiche, in più il sorteggio non rafforza, ma indebolisce la democrazia”.
Altre domande: “a cosa serve davvero la Riforma Nordio? Ai semplici cittadini o alla politica per controllare la magistratura? La riforma, per stessa ammissione dei promotori, non migliora la giustizia per i cittadini i cui reali problemi – durata dei processi, carenza di personale, eccessiva farraginosità delle procedure ecc… – resterebbero invariati. Per di più, la riforma comporta più costi e più burocrazia, ma non migliora l’efficienza e la qualità della giustizia”.
“Potenti e politici avranno, invece, strumenti per condizionare la giustizia a loro vantaggio. La riforma servirà a loro, come ha riconosciuto lo stesso ministro Nordio”.
Spiegando ancora l’importanza di recarsi a votare “No” al Referendum, Pd, Avs, Acli, Flcis e Cgil hanno spiegato: “la riforma tenta una torsione pericolosa per l’equilibrio dei poteri, sancito dalla nostra Costituzione antifascista; è la prima volta che il potere esecutivo tenta di limitare profondamente ruolo e autonomia del potere giudiziario; la riforma è uno strappo senza precedenti di un potere dello Stato sulla struttura di un altro potere; una giustizia autonoma e indipendente è alla base della nostra democrazia e della nostra Costituzione”.
“Il referendum è confermativo e non necessita il raggiungimento del quorum, il risultato sarà, dunque, valido indipendentemente dal numero dei votanti – hanno ricordato ancora -. Chi va a votare decide per tutti”. A tal ragione, “è fondamentale, anche per noi cittadini italiani all’estero, esercitare e difendere il nostro diritto di voto, votando “No” al quesito referendario della giustizia”.
Per sostenere le ragioni del “No” al referendum, è stato costituito un Comitato nazionale, unitario e cittadino che sostiene la campagna referendaria e promuove iniziative informative capaci di diffondere un’adeguata consapevolezza anche presso la comunità italiana in Svizzera (reperibile a questa e-mail: comitatosvizzerono@gmail.com). (aise)