Di Giuseppe (FdI) al Meeting di Confprofessioni: italiani all’estero leve strategiche del Sistema Italia

ROMA\ aise\ - “L’Italia ha una forza straordinaria: migliaia di imprenditori, professionisti e aziende che ogni giorno portano nel mondo qualità, creatività, competenza e credibilità. Sono italiani che costruiscono valore, aprono mercati, creano lavoro e fanno onore al nostro Paese. Ma questa forza non basta raccontarla. Va riconosciuta, protetta e messa a sistema. Il vero salto di qualità è smettere di considerare gli italiani all’estero come una periferia del sistema Italia e iniziare a trattarli come una delle sue leve strategiche più importanti”. Così Andrea Di Giuseppe, deputato di Fratelli d’Italia eletto in Centro e Nord America, che ieri ha partecipato all’Annual International Meeting di Confprofessioni e Aprinternational svolto a Palazzo Rospigliosi, a Roma.
Si è trattato, riporta il deputato, di “un confronto importante tra professionisti, istituzioni e imprese su internazionalizzazione, mercati globali e opportunità concrete per le aziende italiane. Dopo l’intervento del Vicepremier e Ministro Antonio Tajani sul Piano Export Italia, ho portato il mio punto di vista: quello di chi rappresenta gli italiani nel mondo, ma anche quello di chi l’internazionalizzazione la vive ogni giorno, sui mercati, nelle imprese, nella competizione reale”.
Per Di Giuseppe sono due i “nodi decisivi”.
Il primo è l’Italian Sounding: “troppo spesso si confonde chi internazionalizza davvero l’impresa italiana — investendo, producendo, aprendo mercati, creando occupazione e portando valore reale al nostro Paese — con chi invece copia i nostri prodotti, usa nomi, colori, simboli o etichette che richiamano l’Italia e prova a vendere nel mondo una falsa italianità. Questa distinzione è fondamentale. Perché – spiega Di Giuseppe – difendere il Made in Italy non significa solo proteggere un marchio: significa difendere le imprese vere, gli imprenditori veri, il lavoro vero e la qualità italiana vera. Chi porta l’Italia nel mondo va sostenuto. Chi usa l’Italia come travestimento commerciale va fermato”.
Il secondo nodo è la burocrazia: “le imprese italiane che competono nel mondo non hanno bisogno di ostacoli, moduli e lentezze. Hanno bisogno di istituzioni rapide, competenti, presenti. Per questo – sottolinea – considero importante il percorso di riforma del Ministero degli Esteri richiamato dal Ministro Tajani: una trasformazione che richiederà tempo, ma che può finalmente rendere la macchina pubblica più vicina a chi produce, esporta e rappresenta l’Italia nel mondo”.
“La sfida non è solo aiutare le imprese italiane ad andare all’estero. La vera sfida è costruire un sistema Italia globale, capace di proteggere chi crea valore, premiare chi innova e rendere l’Italia più forte nei mercati internazionali. Non è uno slogan. È – conclude - una responsabilità politica, economica e nazionale”. (aise)