Garantire i lavoratori presso le ambasciate estere in Italia: Calenda (Az) interroga il Governo

ROMA\ aise\ - Rendere “effettivi” i “diritti legali e contrattuali” dei lavoratori italiani impiegati nelle rappresentanze estere sul territorio nazionale. A chiederlo è Carlo Calenda (Az) in una interrogazione ai Ministri degli esteri e del lavoro, Tajani e Calderone.
Nella premessa, il senatore e segretario di Azione ricorda che “è stata recentemente sottoscritta, all'esito del tavolo negoziale svolto presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali con le organizzazioni sindacali CGIL, CISL, UIL e CEUQ la nuova "disciplina del rapporto di lavoro dei dipendenti delle ambasciate, consolati, legazioni, istituti culturali ed organismi internazionali in Italia" per il triennio 2026-2028; tale disciplina rinnova la precedente, sia per la parte normativa sia per quella economica, e richiama espressamente, tra le fonti di riferimento, le convenzioni di Vienna sulle relazioni diplomatiche e consolari, le convenzioni OIL, la Carta sociale europea, nonché la Costituzione italiana; la disciplina prevede altresì che, per quanto non espressamente previsto, trovino applicazione le disposizioni di legge vigenti in materia e ribadisce il principio dell'"immunità ristretta o relativa", riconoscendo la giurisdizione del giudice italiano nelle controversie di lavoro aventi natura patrimoniale promosse da lavoratori dipendenti di Stati esteri”.
“Con la nota verbale del 17 aprile 2026, - riporta Calenda – il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale ha trasmesso alle rappresentanze diplomatiche estere, alle organizzazioni internazionali e alle missioni estere speciali in Italia il testo della predetta disciplina, qualificandola tuttavia come "nuove linee guida" e come "strumento orientativo" per regolare i rapporti di lavoro e prevenire l'insorgenza di contenziosi; tale qualificazione rischia di ridurre la portata effettiva del testo negoziato, trasformando una disciplina pattizia e condivisa in un insieme di meri suggerimenti, con il pericolo di favorire applicazioni arbitrarie, disomogenee e frammentate da parte delle singole rappresentanze estere”.
Calenda annota, poi, che “l'articolo 41 della convenzione sulle relazioni diplomatiche stabilisce il dovere, per tutte le persone che godono di privilegi e immunità, di rispettare le leggi e i regolamenti dello Stato accreditatario; l'articolo 11 della convenzione delle Nazioni Unite sulle immunità giurisdizionali degli Stati e dei loro beni stabilisce più puntualmente che uno Stato non può invocare l'immunità giurisdizionale davanti a un tribunale di un altro Stato, competente in materia, in un procedimento concernente un contratto di lavoro; una consolidata giurisprudenza della Corte di cassazione (da ultimo: sentenza delle sezioni unite 27 dicembre 2019, n. 34474; sentenza delle sezioni unite 10 giugno 2022, n. 18801) ha confermato che il diritto del lavoro italiano e la giurisdizione italiana trovano applicazione per il personale locale delle rappresentanze diplomatiche quando la controversia riguardi diritti patrimoniali, retributivi, previdenziali, contributivi o risarcitori, e quando questo non interferisca con i poteri sovrani dello Stato estero”.
Secondo il senatore “l'ambiguità derivante dal declassamento della disciplina a "linee guida" penalizza le rappresentanze che applicano correttamente i contratti italiani e premia, di fatto, chi sceglie di discostarsi dagli accordi sindacali e dalle stesse leggi italiane, anche nei casi in cui siano già intervenute pronunce giurisdizionali favorevoli ai lavoratori, la cui esecuzione incontra tuttavia difficoltà connesse alle prerogative riconosciute alle rappresentanze diplomatiche; da quando è stato riferito all'interrogante, alcune rappresentanze diplomatiche non provvedono al pagamento del trattamento di fine rapporto ai propri dipendenti neppure a seguito di sentenza giudiziaria e altre rappresentanze non remunerano le ore di lavoro straordinario effettivamente prestato e vietano ai dipendenti l'iscrizione alle organizzazioni sindacali”.
Ai due Ministri, quindi, Calenda chiede di sapere “se il Governo disponga di un quadro preciso e aggiornato del numero di cittadini italiani e di residenti in Italia impiegati presso ambasciate, consolati, legazioni, istituti culturali, organismi internazionali e missioni estere speciali presenti nel territorio nazionale e quali iniziative intenda adottare per rendere effettivi i diritti legali e contrattuali di tali lavoratori” e “se il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale non ritenga necessario correggere, integrare o chiarire la nota verbale di trasmissione, al fine di qualificare correttamente il testo negoziato come "disciplina del rapporto di lavoro dei dipendenti delle ambasciate, consolati, legazioni, istituti culturali ed organismi internazionali in Italia - triennio 2026-2028", evitando che esso sia impropriamente ridotto a mero strumento orientativo privo di effettività”. (aise)