Legge elettorale: le destre alla ricerca del seggio perduto – di Rodolfo Ricci

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ROMA\ aise\ - I ragionieri del centrodestra sono impegnati assiduamente sotto la calura estiva per tentare di minimizzare il probabile (ma non certo) avanzamento del centro-sinistra alle prossime elezioni politiche. Anche se le dinamiche di riaggregazione del campo progressista, più o meno largo, lasciano ancora adito a dubbi, meglio tuttavia portarsi avanti col lavoro per rendere meno impattante possibile l’eventuale crescita dei consensi dell’opposizione nel voto dell’anno prossimo.
Dall’opera di ridisegno complessivo dei collegi nazionali non poteva dunque essere lasciata fuori la Circoscrizione Estero, che da vent’anni, cioè da quando il voto all’estero è stato istituito, assegna nette maggioranze di seggi al centro-sinistra, contrariamente agli auspici di colui che passò alla storia come il padre del voto all’estero, Mirko Tremaglia, missino, poi Alleanza Nazionale, se fosse ancora vivo, certamente un anziano Fratello d’Italia, però con pochi estimatori interni.
La riduzione prospettata delle 4 Ripartizioni in cui si articola la Circoscrizione estero, a 2 sole alla Camera e ad 1 sola al Senato, serve a questo.
Sulla base dei risultati dell’ultimo voto del 2022, infatti, a fronte dei 4 parlamentari eletti dal centro-destra (includendovi quelli eletti dal MAIE), il PD ne elesse 7 e il M5S ne elesse 1.
Per la precisione, il centro-destra acquisì in totale 3 seggi alla Camera (1 in Europa, 1 in Nord-centro America e 1 in Sud-America, col MAIE) e 1 al Senato (ancora del MAIE in Sud America).
Mentre il PD acquisì 5 seggi alla Camera (1 in Europa, 1 in Nord-centro America, 1 in Sud America e 1 in Asia-Africa-Oceania) e 3 al Senato (Europa, Nord-centro America e Asia-Africa-Oceania).
I ragionieri del centrodestra hanno fatto i conti e dedotto che se si unificano le ripartizioni extra-europee, alla Camera, sulla stessa base di voti ottenuti nel 2022, recuperano lo scarto e vanno, come minimo al pareggio: 4 seggi al centro-sinistra e 4 seggi al centro-destra.
Analogamente, unificando tutte le 4 ripartizioni in un’unica ripartizione al Senato, anche in questo caso vanno a pari e patta.
Con una semplice modifica recuperano un quarto dei seggi (passando da 4 a 6 tra Camera e Senato) lasciando agli altri i 6 rimanenti. Pari e patta, appunto.
Se l’emendamento passerà, gli italiani all’estero dovranno votare personaggi universalmente noti che giocoforza le coalizioni o i partiti saranno costretti a inventarsi e a presentare. E dunque è improbabile che siano cittadini residenti all’estero, molto più probabile che si torni a puntare su nomi di italiani in Italia, ma noti all’estero, cosa che è possibile grazie al precedente emendamento Lupi (è sempre lui, Maurizio Lupi l’artefice degli emendamenti per l’estero) che passò nel 2017 nell’ambito del Rosatellum con il connesso “salva-Verdini” (roba di un secolo fa, e anche di un’altra maggioranza…).
Da questo punto di vista, bisogna ricordare a chi se lo è dimenticato che la rappresentanza degli italiani all’estero era già stata incrinata allora, proprio consentendo a residenti in Italia si candidarsi all’estero, mentre gli italiani all’estero potevano candidarsi nella Circoscrizione Estero, ma non in Italia…
Certamente il coniglio uscito dal cappello dei ragionieri elettorali delle destre implicherà un ulteriore annacquamento della rappresentanza diretta dell’emigrazione, peraltro già sopportata da lungo tempo con fastidio da molti partiti, eliminando lo specifico contesto territoriale/continentale di riferimento.
Ma vi è anche da ricordare che il grande divario di elettori presenti nelle 4 ripartizioni poneva qualche problema: per esempio, le ripartizioni Africa-Asia-Oceania e Nord-centro America hanno eletto 1 senatore ciascuna, con – rispettivamente – un decimo e un quinto degli elettori presenti in Europa. Anche questo, dal punto di vista dell’uguaglianza del voto, non era una situazione molto comprensibile.
Ma soprattutto è poco serio che, in un contesto in cui solo la popolazione italiana all’estero è in crescita da un quindicennio a questa parte grazie ai flussi di nuova emigrazione, mentre quella residente è in calo progressivo, la riserva di parlamentari della Circoscrizione Estero (che proporzionalmente è fin dall’inizio, cioè dal 2006, ridotta ad un terzo della sua rappresentanza oggettiva), resti immutabile.
Di questo però sembra vietato parlare.
In ogni caso, ad emendamento passato una modifica di atteggiamento risulterà inevitabile: chi vuole vincere in un collegio praticamente unico al Senato e più o meno altrettanto alla Camera, dovrà coalizzarsi al massimo. Le destre lo hanno già fatto nell’ultima occasione, lasciando il MAIE a giocare da solo in Sud America. Adesso dovranno accordarsi tra loro.
Il centro sinistra dovrà tornare all’approccio seguito nella prima elezione politica del 2006, quella in cui era presente, non il PD e le altre sigle, ma l’Unione che le inglobava quasi tutte. Senza questa accortezza, l’anno prossimo il centro-destra si prende non solo 6, ma 8 parlamentari dei 12 disponibili. (rodolfo ricci*\aise)
* Filef