Montreal: incontro sulla cittadinanza e sul legame con l’Italia per il MAIE

MONTREAL\ aise\ - C’erano persone che stanno cercando di ottenere la cittadinanza italiana. C’erano cittadini italiani preoccupati per il futuro dei propri figli e nipoti. C’erano famiglie che volevano semplicemente capire cosa sia cambiato e quali possibilità esistano ancora dopo le recenti modifiche alla normativa. Ma, soprattutto, c’era una comunità che continua a sentirsi profondamente legata all’Italia.
È questo il messaggio più importante emerso dall’incontro pubblico sulla cittadinanza italiana organizzato, in Canada, dal MAIE Montreal presso il Centro Leonardo Da Vinci.
La grande partecipazione ha sorpreso gli stessi organizzatori. I posti disponibili sono terminati rapidamente e diverse persone si sono presentate anche senza prenotazione nella speranza di poter assistere all’incontro. “Ma il dato interessante non è quanti fossero. È perché erano lì”, ha spiegato il MAIE.
“La cittadinanza non è soltanto un passaporto: per molte famiglie italiane all’estero, parlare di cittadinanza significa parlare della propria storia – aggiunge il movimento -. Significa parlare dei nonni partiti dall’Italia, dei genitori che hanno costruito una nuova vita in Canada, dei figli e dei nipoti che magari parlano una lingua diversa ma continuano ad avere un cognome, una famiglia, una cultura e un rapporto con l’Italia”.
A dare il là alla serata è stato Samuel Adamo che ha voluto iniziare ricordando come le comunità italiane non siano qualcosa di esterno all’Italia. Ma sono “comunità italiane che si sono sviluppate fuori dalla penisola, adattandosi ai Paesi nei quali vivono senza necessariamente perdere le proprie radici”.
Per rendere l’idea ha utilizzato un esempio volutamente semplice: “Prendeteci tutti, andiamo in Uzbekistan. Come comunità siamo lo stesso. Non importa dove siamo.”
Questa la frase base che però nasconde una questione molto concreta, secondo Adamo: “una norma può stabilire chi oggi possiede giuridicamente la cittadinanza e chi non può più ottenerla attraverso determinati percorsi. Ma una norma, da sola, non cancella la storia di una famiglia né il sentimento di appartenenza di una persona. Il legame con l’Italia è cambiato. Essere italiani all’estero oggi significa qualcosa di molto diverso rispetto a cinquant’anni fa. Le distanze si sono accorciate. Un giovane canadese di origine italiana può studiare in Italia, lavorarci, aprire un’attività, investire, trascorrervi alcuni mesi all’anno o costruire una vita tra due Paesi. La tecnologia permette inoltre di mantenere rapporti quotidiani con persone, imprese e istituzioni italiane”.
Per questo, durante l’incontro, “è emersa una domanda che riguarda anche il futuro dell’Italia: ha davvero senso allontanare le nuove generazioni della diaspora proprio nel momento storico in cui potrebbero essere più vicine al Paese dei loro antenati?”.
Dall’incontro, è emersa dunque la volontà del MAIE di preservare e rafforzare questo rapporto. “La diaspora italiana non deve essere considerata soltanto come memoria dell’emigrazione. Può rappresentare una risorsa culturale, professionale ed economica per l’Italia”.
L’obiettivo dell’incontro era dunque spiegare cosa prevedono oggi le norme, quali percorsi rimangono disponibili e quali situazioni sono diventate più complesse dopo le modifiche introdotte nel 2025. La parte giuridica è stata affidata all’Avv. Rocco Scatamacchia di Roma, che ha affrontato numerosi casi che interessano direttamente le famiglie italiane in Canada.
Si è parlato quindi delle nuove limitazioni per i discendenti, della naturalizzazione degli ascendenti, della cosiddetta minor issue, delle nuove disposizioni riguardanti i figli dei cittadini italiani residenti all’estero e delle possibilità di riacquisto della cittadinanza.
Inoltre, sono stati affrontati anche i recenti sviluppi davanti alla Corte costituzionale e alla Corte di giustizia dell’Unione europea.
Tra gli aspetti pratici affrontati dall’Avv. Scatamacchia è emerso anche il problema dei cittadini che attendono per lunghi periodi una risposta dalla pubblica amministrazione. È stato ricordato che l’ordinamento prevede strumenti contro l’inerzia amministrativa, compreso il potere sostitutivo, e che in determinate circostanze può essere valutata con un professionista anche un’azione giudiziaria.
Durante il dibattito è arrivata anche una domanda molto diretta: cosa può fare concretamente il MAIE? La risposta è partita proprio da iniziative come quella di Montreal. “Informare, ascoltare, mettere professionisti competenti a disposizione della comunità e portare nelle istituzioni i problemi che emergono dai territori”, ha spiegato Samuel Adamo ricordando il sostegno del Vicepresidente MAIE e responsabile delle operazioni per il Nord America, Enzo Odoguardi, che ha reso possibile l’organizzazione della serata, e il lavoro portato avanti dal MAIE nelle istituzioni sul tema della cittadinanza.
Ma il MAIE ha assicurato anche che il lavoro non deve fermarsi alle norme già approvate. La questione centrale rimane quella di costruire una legislazione capace di distinguere tra chi cerca semplicemente una convenienza e chi conserva un rapporto reale, familiare, culturale o personale con l’Italia.
Il MAIE Canada ha infatti confermato la volontà di continuare a raccogliere i contatti delle persone interessate e a condividere aggiornamenti, materiali e nuovi contenuti dedicati alla cittadinanza italiana. Altre iniziative saranno organizzate per continuare questo confronto. “Perché Montreal – hanno concluso dal MAIE - ha ricordato una cosa che a volte, guardando le comunità italiane dall’altra parte dell’Atlantico, rischia di essere dimenticata: ci sono figli e nipoti di italiani che non stanno cercando soltanto una cittadinanza. Stanno cercando di non perdere un legame. Ed è su quel legame che bisogna continuare a lavorare”. (aise)