“Partire, restare e… tornare”: alla Festa Nazionale dell'Unità 2024 si parla di italiani all’estero

REGGIO EMILIA\ aise\ - “Gli italiani nel mondo rappresentano la regione d’Italia che demograficamente cresce di più” e questa realtà deve essere per il PD un “grande stimolo” per “mettere in capo scelte, politiche e strumenti” atti a “promuovere i diritti di cittadinanza di chi sta fuori dei confini nazionali”, usando “intelligenze e risorse che abbiamo nel mondo per contribuire al bene del Paese”. Così Luciano Vecchi ha aperto l’incontro “Partire, restare e… tornare. Italiani nel Mondo. Cittadinanza, Diritti, Opportunità” alla Festa Nazionale dell'Unità 2024 di Reggio Emilia. Un evento che, rispetto alle iniziative sempre rivolte ai connazionali all’estero negli anni passati, ha rappresentato una “occasione speciale”, poiché ha consentito di ricordare e rendere omaggio a “due persone straordinarie per il mondo dell’emigrazione”, ha sottolineato Vecchi: Dante Bigliardi, che nel 15° della scomparsa è stato ricordato da Laura Salsi, coordinatrice Filef, come un “partigiano della dignità umana”; e Michele Schiavone, segretario generale del CGIE oltre che dirigente associativo e politico del PD, scomparso pochi mesi fa e “maestro per tanti di noi”.
Vecchi, che del PD è responsabile del dipartimento Italiani nel Mondo, si è detto “molto orgoglioso” che il suo sia “l’unico partito che basa la propria presenza e rappresentanza all’estero sui propri iscritti”, cercando di valorizzare le comunità all’estero e il rapporto con le reti associative anche come “elemento portante del partito nazionale”.
Hanno quindi preso la parola agli esponenti di questa rappresentanza, animando un dibattito che è stato aperto dal video messaggio di Maria Chiara Prodi, oggi anche segretario generale del Cgie.
“Non possiamo sederci su una visione unica dell’emigrazione” è stato il monito di Prodi, per la quale le “infrastrutture dell’associazionismo, della rappresentanza di base e delle sedi diplomatico-consolari” sono “sotto la pressione dell’emigrazione” che chiede di essere ascoltata e di intervenire “in una logica di sistema” per costruire una “prospettiva di futuro delle nostre comunità all’estero”.
Lo ha confermato Vecchi: “rivendichiamo la storia, ma ci abbeveriamo degli elementi fondamentali che riguardano i mutamenti dell’emigrazione, da cui derivano le nostre politiche”, ha detto.
E cosa meglio del Rapporto Italiani nel Mondo della Migrantes fornisce i contenuti di questi mutamenti? Presente oggi a Reggio Emilia la coordinatrice del RIM, Delfina Licata, la cui riflessione è partita da un dato: la 21esima regione d’Italia, quella all’estero, è “l’unica che cresce in un’Italia spopolata” e che vive un “congelamento demografico”. Ciò vuol dire che “noi italiani ci rigeneriamo all’estero” e questa realtà deve rappresentare un “punto di riferimento per definire un progetto di rinascita del Paese”. “Cosa rende l’Italia all’estero feconda, dinamica e felice?”, si è chiesta Licata e la risposta è all’interno del RIM, che mostra chi c’è dietro i numeri: “la parola chiave è complessità”, ovvero la popolazione italiana all’estero è composta da “tutti”, minori, famiglie, pensionati… ma soprattutto giovani che hanno scelto di emigrare per delle motivazioni chiare: il lavoro, una migliore retribuzione, ma anche il “desiderio di genitorialità”. All’estero possono crearsi più facilmente una famiglia “entro 3 anni dal progetto migratorio”, mentre l’Italia non è in grado oggi di “assecondare questo desiderio”. È da qui che bisogna partire, ha suggerito Licata, invitando al confronto “per costruire percorsi operativi che funzionino” e che “rispondano a tre diritti fondamentali”: alla partenza, al ritorno e al diritto di restare, che insieme danno vita al “diritto all’esistenza felice”.
Per Toni Ricciardi, deputato del Pd eletto in Svizzera, non è quello che sta facendo l’attuale governo, che “in campagna elettorale aveva garantito importanza e attenzione” agli italiani all’estero, ventilando il ripristino del Ministero che un tempo fu di Tremaglia, ma così non è stato. Anzi, ha incalzato Ricciardi, “nella prima legge di bilancio sono stati tagliati 76 milioni di euro al Maeci”, dei quali una buona parte era destinata alle politiche per gli italiani all’estero, dunque ai servizi consolari, agli enti gestori, alla stampa... senza contare, ha aggiunto il deputato PD, che sempre il governo ha cancellato misure a favore del carico familiare e del rientro dei “cervelli”. Nel PD Ricciardi ha invece riscontrato una “sensibilità” grazie alla quale “si è aperto un varco alle nostre proposte di legge” sia nel gruppo alla Camera sia in quello al Senato e “in meno di 2 anni abbiamo ottenuto l’approvazione come legge ordinaria di un provvedimento sui servizi consolari” con uno stanziamento di 4 milioni di euro per migliorare le modalità di rilascio dei passaporti all’estero introducendo il criterio della “produttività”, per cui una quota dei proventi derivanti dal rilascio dei passaporti sarà destinata direttamente alle sedi consolari. La prossima battaglia sarà quella contro l’autonomia differenziata, ha annunciato Ricciardi: “il concetto di cittadinanza è dato intanto dai diritti che lo stato garantisce” e i 7 milioni di italiani all’estero, di cui 5 di potenziali elettori, non possono essere considerati “un ghetto”.
È emigrato e ha vissuto all’estero quasi 35 anni della sua vita, tra Svizzera, Germania e Regno Unito, Andrea Crisanti, oggi senatore del PD. “Se dovessi interpretare il mio sentimento e quello delle tantissime persone che ho incontrato sul perché si vada all’estero”, ha detto Crisanti, tra le ragioni ci sarebbe un lavoro migliore e una migliore retribuzione, ma soprattutto una “aspettativa di futuro diverso”, che poi, ha osservato è “la ragione per cui gli italiani all’estero fanno più figli”. Ed è esattamente “ciò che manca all’Italia e su cui dobbiamo ragionare”. Per il senatore sarebbe auspicabile che i professionisti italiani, che all’estero si arricchiscono di nuove esperienze, come pure quelli stranieri fossero attratti dall’Italia, ma il nostro è un “sistema ingessato”, che non attrae perché “non dà opportunità”.
Il dibattito è proseguito arricchito da ulteriori contributi. (aise)