Porta (Pd): Marcinelle appartiene alla coscienza civile dell'Europa

PALERMO\ aise\ - “Marcinelle non appartiene soltanto alla memoria dell'emigrazione italiana. Appartiene alla coscienza civile dell'Europa. Dietro quei 262 nomi ci sono uomini, famiglie, speranze e sacrifici. Ricordarli significa affermare, ogni giorno, che nessun lavoratore può essere considerato una merce e che nessuna ragione economica può prevalere sul diritto alla vita, alla sicurezza e alla dignità della persona”. A dirlo è stato Fabio Porta, deputato del Pd eletto in Sud America nonché neo Presidente dell’USEF – Unione Siciliana Emigrati e Famiglie.
“La memoria non può ridursi a una celebrazione rituale – ha spiegato Porta -. Deve tradursi in un impegno concreto contro ogni forma di sfruttamento, per un lavoro sicuro, per i diritti dei lavoratori e per un'Europa capace di mettere realmente al centro la persona. Marcinelle non parla soltanto del passato: parla delle responsabilità che abbiamo oggi e del futuro che vogliamo costruire”.
È per questo che l’USEF, come sottolineato dal deputato, “continuerà a custodire la memoria dell'emigrazione siciliana non come esercizio nostalgico, ma come strumento di conoscenza, di educazione civica e di impegno democratico. Perché ricordare Marcinelle significa assumere una responsabilità precisa: fare in modo che nessuno sia mai più costretto a scegliere tra il diritto al lavoro e il diritto alla vita”.
L’USEF ha quindi spiegato come, 70 anni dopo quella immane tragedia, si continuino a registrare morti sul lavoro, condizioni di sfruttamento, precarietà e disuguaglianze che dimostrano come la sicurezza e la dignità del lavoro non possano mai essere considerate conquiste definitive. “La memoria di Marcinelle richiama ancora oggi le istituzioni, il mondo dell'impresa, le organizzazioni sociali e sindacali e ogni cittadino alla responsabilità di garantire che il diritto al lavoro sia sempre accompagnato dal diritto alla vita”, ha spiegato l’Unione. “Ricordare Marcinelle significa anche guardare alle nuove migrazioni. Migliaia di giovani siciliani continuano a lasciare la propria terra per costruire altrove il proprio futuro. Le condizioni sono profondamente diverse rispetto al 1956, ma rimane aperta una questione fondamentale: una società giusta è quella che offre ai propri giovani la libertà di scegliere se partire o restare, e non li costringe ad emigrare per mancanza di opportunità”.
L’USEF ha infine rinnovato il proprio impegno nella tutela delle comunità siciliane nel mondo, nella valorizzazione della storia dell'emigrazione e nella promozione di una cultura fondata sul lavoro dignitoso, sulla sicurezza, sulla solidarietà e sulla giustizia sociale. (aise)