Un attacco alla Svizzera plurale: la FCLIS si schiera per il “NO” all’iniziativa “200 franchi bastano”

GINEVRA\ aise\ - Il Comitato direttivo della Federazione delle Colonie Libere Italiane in Svizzera (FCLIS), riunitosi a Neuchâtel lo scorso 8 febbraio, si è schierato convintamente contro l’iniziativa denominata “200 franchi bastano”, che si voterà il prossimo 8 marzo in terra elvetica, invitando tutti a votare “NO”.
“Passare dagli attuali 335 franchi – ridotti, comunque, a 300 per decisione dal Consiglio federale a partire dal 2029 - ai 200 franchi previsti dall’iniziativa per il pagamento del canone radiotelevisivo annuo è dannoso e illusorio per molte ragioni – spiega la FCLIS -. Speculare sull’idea del risparmio (30 centesimi al giorno) è solamente una scorciatoia che nasconde una trappola: riempire il vuoto che verrebbe lasciato dal servizio pubblico significa spendere altri soldi per acquistare abbonamenti o servizi puntuali offerti da emittenti o piattaforme private”.
Per la FCLIS una cosa “è certa”: “togliere al servizio pubblico, in ogni caso, la metà delle risorse di cui dispone attualmente significa ridurre l’offerta”.
Questo, secondo la Federazione, si tradurrebbe in: “un calo delle entrate pubblicitarie già selvaggiamente setacciate dalle piattaforme internazionali (un calcolo preventivo dell’Ufficio federale delle comunicazioni rileva che le entrate complessive, canone compreso, per la SSR calerebbero dagli attuali 1,5 miliardi a 750/800 milioni, pertanto di ca. la metà); centralizzazione della produzione, che comporterebbe la naturale chiusura o sostanzialmente riduzione delle sedi regionali, comportando migliaia di licenziamenti e ricadute negative sull’economia locale, in modo particolare per le piccole imprese che beneficiano dell’indotto generato dalle sedi regionali della RSI, RTS, RTR e SRF, sbilanciando inevitabilmente il rapporto fra regioni periferiche, naturalmente penalizzate, e regioni centrali; nel taglio, parziale o totale della messa in onda di eventi sportivi nazionali e internazionali, di iniziative culturali o di divulgazione scientifica; nell’oscuramento del sostegno e della visibilità che le sedi regionali danno al tessuto associativo locale; nella concentrazione dell’informazione, aprendo spazi per le piattaforme private e i social media che, già la realtà ce lo conferma, non hanno alcun interesse alla qualità, all’affidabilità e alla credibilità dei messaggi che veicolano, puntando esclusivamente alla quantità di contatti. Manipolando, mentendo, ignorando colpevolmente ogni rispetto dell’etica. In altre parole: disinformando a puro vantaggio di interessi particolari o addirittura destabilizzanti”.
“Tutto questo è pericoloso – ha conclusione la Federazione -. Mina la base della coesione svizzera, che poggia sui pilastri di un pluringuismo solidale, innesca presupposti di squilibri sociali e mette a repentaglio i principi e l’esercizio della democrazia diretta, che è tale solamente se può contare su un’informazione affidabile, seria, verificata, eticamente corretta. Garanzie che solo il servizio pubblico può dare”.
Per questa serie di motivazioni, la FCLIS si è schierata convintamente sul “NO”.
Per quanto concerne gli altri tre oggetti posti in votazione in Svizzera il prossimo 8 marzo (all'introduzione dell'imposizione individuale per coppie coniugate; all’iniziativa che prevede la costituzione di un fondo per il clima; all’iniziativa per la preservazione del denaro contante tramite la sua iscrizione nella costituzione), la FCLIS ha invitato invece a votare “SÌ”. (aise)