ARTE ITALIANA AL FEMMINILE ALL'IIC DI LONDRA

ARTE ITALIANA AL FEMMINILE ALL

LONDRA\ aise\ - "Women and italian art. From Artemisia Gentilischi to the present day" è il progetto avviato dall’Istituto Italiano di Cultura di Londra in seguito alla recente acquisizione da parte della National Gallery di Londra di un dipinto di Artemisia Gentileschi: si tratta dell’Autoritratto come santa Caterina d’Alessandria realizzato tra il 1614 e il 1616. Rimasta sconosciuta fino allo scorso anno e venduta all’asta a Parigi a più di 2.360mila euro, l’opera è il primo ritratto realizzato da mano femminile, nonché il primo autoritratto, nella collezione italiana del Seicento del prestigioso museo.
Sotto questa importante spinta – e in occasione della Giornata del Contemporaneo - l’arte femminile italiana è entrata in Istituto nella sua versione, però, contemporanea, con un altro importante omaggio, quello a Giosetta Fioroni. La sua mostra "Misteriosofico", inaugurata il 28 settembre a cura di Maria Alicata ed Elena Del Drago, sarà ospitata nelle sale dell’IIC sino al 6 novembre.
Unica ed originale artista sulla scena italiana dell'arte contemporanea, Giosetta Fioroni ha iniziato la sua carriera a Roma negli anni Sessanta, quando, insieme ad artisti del calibro di Mario Schifano, Franco Angeli e Tano Festa, lavorò al rinnovamento del paesaggio artistico del tempo. Anni di fermento che si possono ritrovare rappresentati in mostra con opere su carta, una selezione di ritratti e paesaggi, realizzati con la tecnica propria dell'artista chiamata dello “smalto di alluminio”. Gli Argenti, una serie di opere di ideogrammi di volti, sono forme eseguite con questa tecnica, smalto o pittura industriale color dell'alluminio, e sono la sua più celebrata composizione.
Fioroni, nei lunghi anni della sua carriera artistica, ha sviluppato una sua personale estetica. I soggetti, per la maggior parte femminili, sono catturati mentre guardano un punto immaginario e sono circondati da linee prospettiche che fanno da cornice all'atto di guardare in sé, il focus su cui l'artista vuole che uno si soffermi. Queste donne a volte evocano delle icone pop ma, congelate nel monocromo argentata, danno anche una forte sensazione di sospensione.
All'inizio degli Sessanta Giosetta Fioroni diventa un membro della Scuola di Piazza del Popolo (insieme ad Angeli, Schifano, Festa e molti altri). In questo periodo crea gli Argenti e gravita intorno alla galleria d'arte La Tartaruga, dove nel 1968 apre il Teatro delle Mostre con la performance La Spia Ottica. Questo è anche il periodo in cui sperimenta con la videocamera ed inizia a fare i suoi "giocattoli per adulti": i Teatrini. Nel 1970 prende parte alla mostra Vitalità del negativo, curata da Achille Bonito Oliva al Palazzo delle Esposizioni, a Roma. Per tutti gli anni Settanta vive in Veneto con il suo compagno e qui inizia le opere ispirate alle storie per bambini di Valdimir Propp. Negli anni Novanta, a Faenza, intraprende invece una produzione di opere in ceramica: Teatrini, Case, Steli, Scatole magiche, Formelle, Vestiti. Fra il 2002 e il 2012 esplora insieme a Marco Delogu il tema dell'identità e dell'età con due progetti: Senex e L'Altra Ego. Nel 2014 fa un un video per la casa di moda Valentino, ispirata al libro The Golden Bough dell'antropologo James Frazer.
Ha sempre collaborato con scrittori e poeti come Arbasino, Parise, Zanzotto, Marcoaldi, Ceronetti, Trevi, Magrelli, La Capria ed altri, per le copertine grafiche dei loro libri. Molte retrospettive sono state dedicate al suo lavoro, come al Palazzo Diamanti a Ferrara, Casa Mantegna a Mantua, Loggetta Lombardesca a Ravenna, Mercati di Traiano a Roma, Museo MIC a Faenza, il Drawing Centre di New York, GNAM di Roma, MARCA a Catanzaro, MMOMA di Mosca e il Museo Novecento a Milano.
In contemporanea con la mostra di Giosetta Fioroni l’Istituto Italiano di Cultura ospita altre due esposizioni: "Memories Arrested in Space" del collettivo formato da Bea Bonafini, Paul Kneale, Rebecca Salter e Serena Vestrucci; ed "Estée Lauder Series" di Michela de Mattei.
Presentata da ARTUNER, "Memories Arrested in Space" racconta i limiti e le relazioni fra l'astratto e la fisicità, i principi matematici e la natura, la realtà e la finzione, il caos e l'ordine, che stanno diventando temi pressanti nel nostro quotidiano, da quando le nostre vite vengono sempre più influenzate dalla predominanza di realtà digitali. E le artiste scelte per questa mostra riflettono su questi limiti, offrendo ognuna un approccio originale e sovversivo all'astrazione (o non-figurazione) e alla pittura. Si misurano con lo status quo della pennellata tradizionale, sfidando la bidimensionalità della tela come superficie, facendo riflettere il pubblico su domande dell'arte storica come luce, tempo e paesaggio attraverso strumenti inaspettati.
La mostra tende soprattutto a promuovere il lavoro di giovani ed emergenti artisti italiani all'estero, cercando di creare un dialogo fra loro e alcuni dei più provocanti artisti internazionali in fatto di pensiero nel campo dell'arte contemporanea e che lavorano a Londra nella categoria della non-figurazione.
Rebecca Salter è stata eletta nel 2014 artista dell'anno della Royal Academy di Londra e Keeper of the School sempre alla Royal Academy nel 2017. È stata residente alla Anni Libers Foundation in Connecticut. Nel 2011, un'importante retrospettiva è stata presentata al Yale Center for British Art: Into the Light of Things 1981-2010.
Il lavoro di Paul Kneale sarà incluso nella prossima mostra Peindre la Nuit al Centre Pompidou Metz, che aprirà questo ottobre 2018. Alcuni dei suoi dipinti e sculture scannerizzati erano recentemente presenti nella collezione Rubell Family ai prestigiosi Thetis Gardens nell'Arsenale Novissimo di Venezia, in una mostra di gruppo della Biennale di Venezia 57°.
Sara Vestrucci ha esibito moltissimo in tutta Italia, vincendo anche il Premio Cairo nel 2017. Questa sarà la sua prima mostra nel Regno Unito.
Bea Bonafini si è laureata al Royal College of Art nel 2016 e nel 2017 era presente nel Zabludowic Collection Invites, una personale dell'artista in una rinomata istituzione di Londra.
La mostra Michela de Mattei, "Estée Lauder series", è curata da Lavinia Filippi. Estée Lauder è il nome di un uccello nativo di Myna, in India, che vive a Gloucester e con cui Michela Mattei ha tentato di instaurare una conversazione via Skype dal lontano settembre 2015 per creare una serie di opere. Queste, di cui quattro sono video installazioni, saranno presentate insieme per la prima volta al Project Room della ICI a Londra. Ogni video della serie è formattato come una conversazione Skype che si sviluppa fra fiction e realtà. Per arrivare ad una lingua comune con il raro uccello e riflettere per una possibile connessione fra umano e animale, l'artista ha adottato strategie di tutorial online. Mentre How to speak like a president (2015) seguiva la narrativa di una tradizionale lezione di lingua inglese, Adapting (2016) vedeva una ballerina eseguire una coreografia per Estée Lauder. The Fear of Mistakes (2016) mostra una modella posare nuda durante lezioni di disegno dal vero, mentre dà lezioni per imparare a parlare in pubblico. Nella sua opera Hypnosis Session (2018), l'ultimo film di una serie commissionata dalla Serpentine di Londra come parte del Symposium: The Shape of a Circle and the Mind of a Fish, l'artista vuole attirare l'attenzione sulla tecnica dell'ipnosi. Tutto ciò sempre per approfondire il suo livello di comunicazione, ponendo domande sulla condizione della cattività animale.
Michela Mattei ha studiato filosofia alla Sapienza di Roma ed è stata assistente dell'artista Giuseppe Gallo. Alcune delle sue più recenti mostre: Allevamento di Tiranni, Una Vetrina (2017), Vogliatemi perdonare quel poco di disturbo che reco (2014), Innesto #6, Orientamento / Michela de Mattei (2013). (r.moore\r.aronica\aise)


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