Crescere expat: un puzzle scientifico fatto di emozioni

ROMA\ aise\ - 1253 famiglie: tradizionali, allargate, monogenitoriali, arcobaleno, scomposte e ricomposte. 31 protagonisti: con le loro storie di partenze, storie di accoglienza, di aiuto, di consapevolezza e di lontananza. Ma, soprattutto, con le loro emozioni. E anche parecchi dati.
C’è un po’ di tutto, infatti, nel nuovo libro “Crescere expat. Famiglie italiane in giro per il mondo”, che la giornalista Eleonora Voltolina ha presentato ieri, 12 marzo, alla Camera dei Deputati insieme a Toni Ricciardi, deputato del Pd eletto in Europa, e Mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale Fondazione Migrantes.
Un libro, edito dalla Tau Editrice per la collana “Quaderni Migrantes”, che con i suoi 16 capitoli dedica una parte alle emozioni dei 31 protagonisti scelti dall’autrice, un’altra parte ai dati. Dati che fanno di questo lavoro a tutti gli effetti “una ricerca empirica e scientifica” che vuole rispondere al significato di mettere su famiglia all’estero e ai vantaggi e svantaggi di questa scelta. Un tema di “stringente attualità che in Parlamento si fa ancora molta fatica a inquadrare”, ha spiegato Ricciardi in apertura. Ed è proprio a questo che punta il lavoro, a “non improvvisare” quando si parla di questo tema che spesso viene sbandierato senza una riflessione di fondo (ne è un esempio, secondo il deputato eletto all’estero, la questione dei cosiddetti “cervelli in fuga”).
Un lavoro scientifico, dunque, ma che “si legge quasi come un romanzo”. Un puzzle di motivazioni che guidano i lettori nel profondo del tema, in una struttura ramificata. A l’autrice, Eleonora Voltolina, l'idea per questo lavoro è venuta sì dall'attenzione che da sempre dedica al mondo dell’emigrazione, ma soprattutto dalla sua esperienza personale. “Ho vissuto tutte le sfide di sradicare una famiglia” (si è trasferita in Svizzera con una bambina di 7 anni). “Questo vissuto mi ha portato a scrivere delle cose, prima per il Rapporto Italiani nel Mondo e poi per il CGIE”. Al centro di quei saggi, Voltolina si concentrava sulle famiglie italiani all’estero che cercano di conservare e poi trasmettere la loro italianità a figli che crescono fuori dall’Italia.
Per la realizzazione di questo libro, che all’inizio doveva far parte proprio del RIM 2026, è stato realizzato un questionario che ha avuto “una grande risposta” dai partecipanti. Una risposta “anche emotiva”, specie riguardo la parte sui nonni lontani. Ma tanti sono i temi che sono venuti a galla, sia dal questionario che dalle interviste più approfondite. Anche temi “che non sempre sono all'attenzione della ricerca”. A rispondere sono state tante donne, ma anche molti papà, che hanno spiegato perché se si sono trasferiti, come è diversa la scuola all'estero, i motivi della partenza, la distanza dei “nonni piezz e core” che spesso non riescono a raggiungerli per visitare i nipotini, l’italianità dentro casa, le cose che funzionano meglio e le cose funzionano peggio nel paese di residenza rispetto all’Italia.
Da tutto questo sono emersi tre questioni fondamentali, secondo l’autrice: la prima è il plurilinguismo, che è una “ricchezza che aggiunge, non toglie”. Tra gli intervistati, infatti, c’erano persone un po’ da tutto il mondo (all’inizio dovevano essere 12, poi sono diventati 31), e tutti vedono il plurilinguismo con occhio positivo all’interno delle loro famiglie.
È emerso, poi, che sia per le mamme che per i papà, il “congedo di paternità” (che in Italia è di 10 giorni, molto meno rispetto a tanti altri paesi, e che è stato recentemente bocciato dalla maggioranza in Parlamento), rappresenta uno dei motivi per mettere su famiglia all’estero. A questo tema, le famiglie expat hanno dimostrato di essere molto sensibili.
Sensibilità che si estende anche riguardo “l’assistenza post-parto”: “le famiglie espatriate pensano infatti che in Italia ci sia un ottimo servizio sanitario, ma dopo qualche giorno dalla nascita dei propri figli, la famiglia viene abbandonata, mentre all'estero spesso ci sono misure che aiutano il post”, ha spiegato Voltolina.
Non poteva mancare, però, anche la questione cittadinanza, i cui paletti posti dal Decreto Legge del 20 maggio 2025 (il “giorno della vergogna”, come da definizione dell’On. Ricciardi) rappresenta un po’ “un furto d’identità”. Anche gli intervistati, infatti, manifestano “preoccupazione” al riguardo. “Portare via la ricchezza del plurilinguismo è una cattiveria”, ha aggiunto ancora l’autrice.
Sul tema è intervenuto Ricciardi, che non è stato molto ottimista: “purtroppo dopo il “giorno della vergogna” le identità plurime ce lo possiamo scordare”. Secondo il deputato del Pd, nonché storico delle migrazioni, attraverso questi lavori, la cui chiave concettuale è l’essere “diversamente presenti”, “dovremmo avere il coraggio di contrastare il vento della xenofobia”. “Abbiamo molto lavoro da fare e dobbiamo mobilitarci perché stanno ledendo dei diritti fondamentali oltre che distruggendo misure di aiuto, come le agevolazioni fiscali per i rimpatriati che aveva portato miliardi inaspettati nelle case italiane”, ha concluso.
Ha preso parola anche Mons. Felicolo della Fondazione Migrantes, secondo il quale questo lavoro di ricerca “si inserisce nello spirito della fondazione” che vuole “studiare per conoscere la realtà vera del fenomeno, facendo informazione seria, su una realtà che si sta generando. Le famiglie sono sempre più mobili. E con la mobilità il concetto di casa cambia. È fluido. Spesso condito da un mosaico di lingue. Nel libro si sottolinea l'importanza di vivere questa pluralità”. Una pluralità che spesso fa sì che la lingua italiana spesso sia “fondamentale per la relazione genitore/figlio” in una famiglia italiana all’estero. E questo è la stessa questione che vivono i figli dei migranti nati e cresciuti in Italia. Le dinamiche sono molto simili e il Direttore Generale della Migrantes lo ha sottolineato più di una volta nel suo intervento. “Nel libro la parola è lasciata ai protagonisti, che si mettono in gioco, che investono nel loro futuro e si vedono confrontati a sfide, che talvolta sono sottoposti a rinunce”. Da loro, secondo Felicolo, emerge la speranza: “chi parte ha tanta speranza – ha spiegato -. Costruisce ponti. E questo lavoro rende merito a queste famiglie. Non solo con i dati, ma anche con i sentimenti, riflettendo sulle famiglie, con le famiglie, e restituendo un’immagine dell’Italia internazionale del futuro, oltre i suoi confini”.
Alla fine della presentazione, Eleonora Voltolina ha lanciato una nuova ricerca, invitando le famiglie italiane rientrate in Italia a partecipare a un questionario. (lu.mat\aise)