Distorsioni, mobilitazioni e futuro dei diritti degli italiani all’estero: il Pd alla Festa dell’Unità

ROMA\ aise\ - “L'emigrazione non è un tema storico, ma una realtà di oggi”. L’Italia, infatti, “è tornata ad essere un paese di emigrazione”. E questo comporta una “crisi demografica, culturale, economica e sociale” che riguarda “tutti gli strati sociali” proprio mentre le più recenti riforme legislative indeboliscono la rappresentanza e la tutela dei connazionali all’estero.
A dirlo, aprendo l’incontro “Italiani nel mondo risorsa per l’Italia – Dignità, cittadinanza, diritti”, tenutosi ieri a Reggio Emilia nella giornata conclusiva della Festa Nazionale dell’Unità, è stato Luciano Vecchi, Responsabile per gli italiani nel mondo del Pd. Un incontro a cui hanno preso parte l’associazionismo italiani all’estero, i sindacati confederali (Cgil, Cisl, Uil), i parlamentari dem eletti all'estero, Nicola Carè, Christian Di Sanzo, Francesco Giacobbe, Francesca La Marca, Fabio Porta, Toni Ricciardi e Andrea Crisanti, la curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, Delfina Licata, e la Segretaria Generale del CGIE, Maria Chiara Prodi.
Vecchi ha quindi voluto denunciare un atteggiamento delle forze di governo volto a penalizzare la partecipazione e la presenza degli italiani all'estero. Nel suo intervento introduttivo, Vecchi ha ribadito come la riflessione sulle comunità estere debba andare oltre la mera ricerca del consenso elettorale. “Riteniamo, a differenza di quasi tutte le altre forze politiche italiane, che ragionare sugli italiani all'estero non sia soltanto, non principalmente, uno sforzo per accaparrarsi un consenso elettorale”, ha sottolineato. Vecchi si è poi espresso criticamente anche sulla legge della cittadinanza voluta dal Governo. Una legge che ha “tende a recidere un rapporto importante tra le comunità italiane nel mondo e il nostro Paese”.
Riguardo la prossima scadenza elettorale e delle imminenti sfide per i Comites, il responsabile dem ha delineato i punti centrali del programma: “Sul tema della cittadinanza bisogna quantomeno riaffermare un principio: chi è figlio di un italiano o di un'italiana, anche se nasce all'estero, ha il diritto di avere la cittadinanza italiana. Se passerà la riforma elettorale, dovremo ripristinare la territorialità nella scelta di deputati e senatori”. A ciò Vecchi ha aggiunto anche la necessità di potenziare la rete dei consolati, garantire l'accesso ai servizi e sostenere l'insegnamento di lingua e cultura.
È intervenuta a seguire Delfina Licata, curatrice e coordinatrice del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, che ha posto l'accento sulla necessità di superare una serie di “errori di narrazione” e narrazioni distorte che alterano la comprensione della mobilità italiana. Tra questi, il pensare a l’Italia come un “Paese di sola immigrazione” che è un l’“errore più sbagliato”. L’Italia è infatti “un Paese di mobilità plurime, di partenze, arrivi e ripartenze”. Poi Licata ha del “falso mito del Meridione”, perché l’emigrazione “non riguarda solo il sud”. Anzi, “oggi le prime regioni di partenza sono Lombardia e Veneto”. Altro problema di narrazione riguarda i cosiddetti “giovani cervelli in fuga”, che Licata ha voluto sconfessare: “non partono solo i giovani” e soprattutto non partono solo i più istruiti (il 33% di chi parte è laureato, il 67% possiede un titolo di studio medio-basso). E non si parte solo per sfuggire alla disoccupazione. La curatrice del RIM ha infatti spiegato: “Oggi le nuove generazioni cercano un lavoro che sia dignitoso, non precario, ma cercano anche la realizzazione personale. Se prima della pandemia la parola chiave era 'meritocrazia', oggi accanto a questa c'è il desiderio di genitorialità e di crescita. Si scappa dalle fragilità del sistema italiano, poco attento alle esigenze delle nuove famiglie”.
Licata ha concluso il proprio intervento affrontando il nodo del ritorno in patria, un desiderio spesso ostacolato dalla mancanza di strutture adeguate: “Nessuno ci ha mai detto 'non voglio più sentire parlare dell'Italia'. C'è molta rabbia in giro per il mondo, ma è la conseguenza di una mancata risposta. Il ritorno non può essere incentivato solo con strumenti di defiscalizzazione: serve la valorizzazione della persona, che nel frattempo è mutata ed è stata arricchita dall'esperienza migratoria”. In particolare, occorre considerare l'evoluzione delle famiglie: “Si stanno formando tantissime coppie miste e famiglie internazionali all'estero. Quando queste famiglie pensano di rientrare in Italia, spesso incontrano ostacoli perché i territori non sono pronti ad accoglierle, ad esempio per la mancanza di scuole internazionali”.
Garantire l’efficienza dei servizi consolari, tutelare i diritti di cittadinanza e di rappresentanza democratica e superare la visione assistenziale o puramente elettorale dell’emigrazione italiana sono stati i temi chiave al centro dell’intervenuto dalla Segretaria Generale del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero (CGIE), Maria Chiara Prodi.
Prodi ha quindi richiamato l'attenzione sulle difficoltà quotidiane che la comunità italiana nel mondo affronta nell'accesso ai servizi essenziali, denunciando un divario strutturale tra l'aumento dei connazionali all'estero e le risorse a disposizione della rete diplomatica. Nel suo intervento, la Segretaria Generale del CGIE ha sottolineato come l'accesso ai servizi consolari rappresenti la prima forma di contatto e di tutela che lo Stato deve assicurare ai propri cittadini residenti all'estero. “Non possiamo rassegnarci all'idea che l'accesso a un passaporto o a un servizio demografico sia un percorso ad ostacoli per chi vive all'estero”, ha evidenziato. “Servono risorse adeguate, personale qualificato e una digitalizzazione efficiente per restituire continuità ed efficacia alla rete consolare”.
In merito ai recenti interventi legislativi e ai tagli di bilancio che hanno interessato gli italiani all’estero, Prodi ha ribadito la posizione del CGIE a difesa dei diritti acquisiti: “La cittadinanza e la rappresentanza non sono concessioni, ma diritti costituzionalmente garantiti. Qualsiasi riforma che punti a restringere la partecipazione o a indebolire la rappresentanza parlamentare rischia di allontanare milioni di connazionali dalla vita democratica del Paese”.
Affrontando l'evoluzione dei flussi migratori e il profilo dei nuovi emigrati, la Segretaria Generale ha posto l'accento sulla necessità di un cambio di paradigma istituzionale. “La nuova mobilità italiana richiede strumenti d'interpretazione e di intervento completamente rinnovati. Il CGIE si pone come ponte tra i territori d'origine e le comunità nel mondo, con l'obiettivo di trasformare la mobilità in un'opportunità di sviluppo reciproco”.
Prodi ha infine concluso ricordando l'importanza dell'unione di intenti tra istituzioni, associazioni e rappresentanze di base: “Sui temi dell'emigrazione occorre mettere al centro le persone, le loro esigenze e i loro percorsi di vita. Il Consiglio Generale continuerà a lavorare con determinazione per fare in modo che la voce degli italiani all'estero venga ascoltata e valorizzata a tutti i livelli istituzionali”.
È poi intervenuta Francesca Barbanti, vicepresidente dell'associazione Nati Italiani e responsabile dell'Ufficio Atti Esteri del Comune di Roma, che non ha esitato a definire le nuove normative in tema italiani all’estero “uno tsunami per gli operatori e per i cittadini”. Barbanti ha infatti sottolineato come l'introduzione di concetti complessi come l'esclusività della cittadinanza abbia paralizzato il lavoro dei servizi demografici. “La discriminazione più grave riguarda i minori nati all'estero, trattati come stranieri nei procedimenti: per loro si richiedono residenza e verifiche documentali farraginose, pari a quelle previste per gli oriundi”, ha spiegato. Secondo la responsabile, si tratta di una scelta che ha appesantito anche la rete consolare, finendo per ostacolare l'efficienza invece di semplificare: “Siamo di fronte a un'architettura che non accoglie, ma respinge tutto ciò che viene dall'estero”. Una linea politica che, secondo Barbanti, lede i diritti fondamentali e lo spirito costituzionale: “Per contrastare questo taglio netto con i connazionali e le continue violazioni di diritto, gli avvocati di Nati Italiani hanno denunciato la situazione in sede comunitaria e il caso è ora al vaglio della Corte di Giustizia dell'Unione Europea”.
Ha poi preso parola Gianluca Lodetti, consigliere del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero (CGIE), intervenuto sull'esigenza di una nuova visione politica verso le comunità estere. Per lui, è necessario superare la logica dell'emergenza, considerare la mobilità italiana come una componente strutturale del Paese e valorizzare la diaspora all'interno dei processi di internazionalizzazione.
Nel suo intervento, Lodetti ha evidenziato come l'emigrazione non debba essere considerata semplicemente un problema amministrativo, ma una vera opportunità per la nazione: “L'emigrazione non è un'emergenza da gestire, ma un elemento strutturale della nostra società. Partire non è il problema in sé; il problema nasce quando la mobilità perde il contatto con l'Italia e da circolare diventa definitiva”.
L'esponente del CGIE ha quindi sottolineato l'insufficienza dei soli strumenti di incentivo al rientro e inoltre ha espresso forti perplessità sul metodo e sul merito degli interventi in corso in materia di cittadinanza e di voto all'estero: “Era giusto correggere alcune storture della legge sulla cittadinanza, ma una riforma non può avvenire senza ascoltare la diaspora e gli organismi preposti”.
Dal CGIE è intervenuto anche Filippo Ciavaglia. Anche lui ha parlato del livello conflittuale tra il livello istituzionale e gli italiani all’estero: “non hanno interesse che gli italiani all’estero abbiano voce in capitolo”. Secondo lui si sta cercando di “snaturare” il coinvolgimento degli italiani all’estero. “Non basta l’azione che possiamo mettere in campo a livello politico”. Per Ciavaglia è dunque essenziale “coinvolgere le consulte regionali: i migranti partono a livello territoriale” e per questo è importante avere “il coinvolgimento delle consulte” che assieme alle azioni del partito potrà “ripartire dai territori”.
L’esponente delle ACLI, Matteo Bracciali, ha invece sottolineato l’importanza della partecipazione: “questa è l’unica forza che noi abbiamo. È la sfida cruciale”.
Luca Esposito, della FILEF, ha lanciato un appello: “costruiamo insieme una proposta comune che guardi alle elezioni dei Comites e alle politiche 2027”. “Dovremmo creare una proposta unitaria per gli italiani all’estero e che cerchi di rispondere a quello che sta facendo questa destra”.
È poi arrivato il momento degli eletti all’estero. Per primo Francesco Giacobbe che ha chiamato alla “mobilitazione”. E farla presto perché “domani sarà troppo tardi. C’è una precisa volontà politica” da parte del Governo: “Le riforme introdotte non hanno nessuna logica se non quella di eliminare la cittadinanza italiana nel mondo”. Dal punto di vista tecnico “è impossibile potere soddisfare tutti i requisiti che chiedono i Consolati”. “Questo è il momento: mobilitazione”.
Poi Nicola Carè, che ha ricordato anche la sanità per gli AIRE, che invece ha sottolineato dell’informazione: “informazione a chi, agli italiani all’estero? Noi sappiamo che siamo una risorsa. È qui, anche in parlamento, che non si interessano agli italiani all’estero. Dobbiamo informare gli italiani, e i parlamentari, degli italiani all’estero, tramite i media locali”. “Dobbiamo muoverci e avanzare per non fare sentire gli italiani all’estero isolati, ma dobbiamo parlare soprattutto agli italiani”.
Poi il deputato Pd eletto in Europa, Toni Ricciardi: “nel 2022 abbiamo fatto campagna elettorale contro una forza che diceva di voler creare il Ministero degli italiani all’estero, che non è accaduta. Abbiamo avuto una legislatura molto interventista sugli italiani all’estero, ma per sottrarre non per aggiungere”. “Io non credo che la partita sia esclusivamente quella del cambio di orizzonte, ma sia del progressivo spegnimento di un processo democratico”. Andando più precisamente ha parlato in modo molto chiaro: “più che un fastidio, siamo un costo. La riforma elettorale è fatta solo per dimezzare la forza di rappresentanza del Pd. Da 7 dell’ultima tornata elettorale dimezzerà i rappresentanti del Pd. Ci sarà una campagna elettorale identitaria”. Per Ricciardi, dunque, la sfida per il prossimo futuro è quella di “trasmettere la nostra importanza”, di far capire “la nostra identità plurima”. “Noi siamo tante cose”, e l’identità (che “non è una cosa di sinistra”) non può “essere statica”. “Dobbiamo farla capire e farla diventare una linea guida della campagna elettorale nazionale e politica”. Dobbiamo “essere in grado di ribaltare la narrazione dell’identità statica della destra”. “Non basta partecipazione, non basta mobilitazione: serve una linea strategica. La rivendicazione di quello che siamo. Non nella retorica del sacrificio del passato ma di quello che siamo oggi”.
A seguire, il senatore del Pd, Andrea Crisanti, che ha evidenziato il dato della partecipazione degli italiani all’estero, secondo tra i Paesi europei con leggi elettorali simili per voto dall’estero. “Dobbiamo ribaltare la narrativa: gli italiani all’estero partecipano”. E questa nuova legge “è una cesura”, rischia di far “mancare elementi precisi di una democrazia”. Rispetto al programma, Crisanti ha spiegato in modo netto e chiaro: “dobbiamo cambiare la legge sugli italiani all’estero. Anche se la legge ci favorisse, la cambieremmo perché è un insulto”.
Il deputato Pd, Christian Di Sanzo, anche ha rimarcato “la volontà di ignorarci dalla maggioranza”. “La destra ha sviluppato un’avversità verso gli italiani all’estero” perché “non si spiegano perché”, nonostante il primo firmatario della legge per il voto degli italiani all’estero sia stato Tremaglia, “all’estero vinca il Pd”. “Sono realtà che non riescono a comprendere”. “Abbiamo cercato di portare avanti in Parlamento una vera rappresentanza, di essere vicino ai territori e ai cittadini all’estero. E ora ci sarà un’altra sfida, che elimina la rappresentanza”. “L’unica cosa che abbiamo davanti è cercare di capire come porci in questa nuova campagna elettorale”.
Per concludere, Fabio Porta, deputato del Pd eletto in Sud America: “mai nessun governo, come quello di Meloni, ha prodotto tanto contro gli italiani all’estero”. “Hanno umiliato e offeso comunità grandi e storiche come quelle citate”, ha spiegato commentando il recente viaggio di Tajani in Brasile e Argentina. “Non sanno che la nostra forza in Parlamento è anche una sfida di relazione con gli altri paesi”. Per questo “dobbiamo lanciare subito una campagna” e “dobbiamo essere impegnati. La vittoria della destra sarebbe una soluzione finale contro gli italiani all’estero. Dobbiamo indicare nel mondo una visione di Paese diversa. Non arrendiamoci”. (l.m.\aise)