Leone XIV: la fede insegna che la tavola di Dio è preparata per tutti

Vatican Media
ROMA\ aise\ - “Cristo morto e risorto che ci conduce alla meta alla quale da sempre siamo destinati, la vita eterna”. E, con la luce della fede, “impariamo che la tavola di Dio è preparata per tutti e che a nessuno sono riservate le briciole”. È questo il messaggio centrale dei due Angelus che Papa Leone XIV ha celebrato in occasione della solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, il 15 agosto, e per la domenica di 16 agosto, da Piazza della Libertà a Castel Sant’Angelo.
La festa è “di grande importanza, sia per la teologia cattolica, sia per la pietà popolare”, ha spiegato il Papa. “Per contemplare questo mistero della fede, possiamo riferirci ai due modelli iconografici con cui nei secoli gli artisti lo hanno raffigurato. Il primo, il più antico, che è stato l’unico per quasi un millennio, è quello della “dormizione” della Madre di Dio: ella appare coricata su un catafalco, addormentata nella morte; intorno ci sono gli Apostoli che la venerano commossi in preghiera; al centro, in piedi, sta Gesù risorto, che tiene in braccio l’anima di Maria, come una bambina appena nata. È venuto a prenderla per portarla con sé nella gloria di Dio, “in cielo”, come diciamo simbolicamente. Infatti, il Signore ha realizzato per sua Madre quello che ha promesso per tutti i suoi amici: “Quando sarò andato – al Padre – e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me”.
“Questo primo modello – ha spiegato il Papa - mette in risalto la verità centrale: è Cristo morto e risorto che ci conduce alla meta alla quale da sempre siamo destinati, la vita eterna. È ciò che generazioni e generazioni di fedeli hanno contemplato pregando davanti alle icone della Dormizione, e che si può ammirare a Roma, nel grande mosaico dell’abside della Basilica di Santa Maria Maggiore. L’iconografia più recente, sviluppatasi in seguito in occidente, ci mostra invece la Vergine Maria a figura intera, nel cielo, avvolta di luce, spesso circondata da angeli e santi. Qui al centro sta il corpo glorificato della Madonna, in consonanza con quanto si legge nel Libro dell’Apocalisse: “Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle””.
“Alcuni artisti hanno messo insieme i due schemi, rappresentando in alto la Vergine gloriosa e in basso la sua tomba vuota, spesso piena di fiori multicolori, e gli Apostoli con lo sguardo rivolto a lei, in cielo”, ha aggiunto ancora il Pontefice. “Questo secondo modello evidenzia la verità che Maria è stata assunta in anima e corpo, cioè nell’integrità della sua persona. Quella donna che sulla terra ha dato corpo e sangue al Verbo incarnato e lo ha seguito fino all’unione perfetta nel sacrificio d’amore, da Lui è stata attratta per sempre nella gloria”.
Per il Papa, “questa iconografia ci permette di contemplare il nostro destino ultimo. La pienezza di vita, che oggi ammiriamo con gioia in Maria, attende anche noi, alla fine dei tempi, quando, come dice San Paolo, Cristo Risorto “trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso”, vestendo ciò che è corruttibile di incorruttibilità e ciò che è mortale di immortalità. Allora, con la nostra carne trasformata dall’amore del Redentore, vivremo in eterno, nella festa senza fine. Lodiamo il Signore, che ha fatto grandi cose nella sua e nostra Santissima Madre”.
Dopo l’Angelus, il Papa ha ricordato per l’occasione, ai “fratelli e sorelle della Terra Santa, che è per eccellenza anche la Terra di Maria”. Inoltre, ha riservato un pensiero al popolo ucraino e al popolo russo, “entrambi legati da filiale devozione alla Santa Madre di Dio. Penso ai cristiani che soffrono discriminazione o addirittura persecuzione”.
Il giorno seguente, domenica 16 agosto, il Papa si è recato di nuovo in Piazza della Libertà a Castel Gandolfo, per recitare l’Angelus domenicale con i fedeli e i pellegrini convenuti davanti al Palazzo Apostolico delle Ville Pontificie.
Ieri ha contemplato la Vergine Maria “nel suo indissolubile rapporto con il Figlio: nemmeno la morte ha potuto interrompere quella comunione di anima e corpo, che è vita eterna. Ogni domenica ci ricorda che la stessa pienezza è riservata a chi segue Gesù: la sua risurrezione non è un avvenimento passato, ma vita nuova che ci coinvolge. Lo dimostra oggi la donna cananea protagonista del Vangelo proclamato nella liturgia. Pur non appartenendo al suo popolo e abitando in una regione straniera, cerca con insistenza di parlare con Gesù, seguendolo come una discepola che ha già un legame con Lui. Non dovevano essersi mai incontrati, ma misteriosamente la fede era già sorta in lei. Non desidera qualcosa per sé, ma la pace per la figlia tormentata e confida in Gesù, nel quale riconosce il Messia discendente di Davide. L’Evangelista non nasconde gli ostacoli che questa donna si trova ad affrontare. I discepoli la vedono come una persona molesta, e Gesù stesso resiste alle sue richieste. In effetti, il Maestro si era ritirato in quella regione e possiamo immaginare che, come altre volte, cercasse un luogo in disparte in cui pregare e formare i suoi. In quel momento, tuttavia, accade qualcosa di imprevisto. Meditando su questo, possiamo comprendere l’obbedienza di Gesù, che compie la sua missione lasciandosi colpire da ciò che vede e ascolta. Alla fine le dice: “Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri””.
“Anche oggi la Chiesa può lasciarsi sorprendere dall’opera di Dio e comunicare la pace di Cristo oltre i confini già tracciati. La sua missione è anticipata dalla grazia divina, che opera nel segreto delle coscienze, così che in ogni incontro, persino in quelli che disturbano i nostri piani, occorre tendere l’orecchio, aprire gli occhi e aprire il cuore a ciò che Dio vuole dirci – ha continuato il Papa avviandosi alla conclusione -. Dalla donna cananea impariamo l’umiltà e la determinazione. Grazie alla sua fede, impariamo che la tavola di Dio è preparata per tutti e che a nessuno sono riservate le briciole, perché ciascuno, presso il Padre, ha il proprio posto. Alla luce di questa fede diventano insopportabili le diseguaglianze, le discriminazioni, le barriere che calpestano la dignità di troppi figli e figlie di Dio”.
“Cari fratelli e sorelle: siamo Chiesa di Gesù Cristo in un mondo tormentato, un mondo che cerca pace – ha concluso -. A Maria, nostra Madre, chiediamo di intercedere per noi. “Dalle sue labbra sgorga l’inno più forte e innovatore che sia mai stato pronunciato, il Magnificat”: è il canto di chi vede ormai la realtà con lo sguardo di Dio e per questo non perde la speranza e opera nella carità”. (aise)