Papa Leone: si fermi la spirale di violenza prima che diventi una voragine irreparabile

Vatican Media

ROMA\ aise\ - “La stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche, né con le armi, che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso un dialogo ragionevole, autentico e responsabile”. Papa Leone XIV segue con “profonda preoccupazione” quanto sta accadendo in Medio Oriente e in Iran e, “dinanzi alla possibilità di una tragedia di proporzioni enormi”, rivolge “alle parti coinvolte l’accorato appello ad assumere la responsabilità morale di fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile!”. L’appello è giunto al termine dell’Angelus di ieri, 1° marzo, seconda domenica di Quaresima, quando Papa Leone XIV ha chiesto “che la diplomazia ritrovi il suo ruolo e sia promosso il bene dei popoli, che anelano a una convivenza pacifica, fondata sulla giustizia. E continuiamo a pregare per la pace”. Il Pontefice ha elevato la sua “supplica per un ritorno urgente al dialogo” anche dopo le “notizie preoccupanti di scontri tra Pakistan e Afghanistan” e ha rivolto la sua preghiera “affinché prevalga la concordia in tutti i conflitti nel mondo. Solo la pace, dono di Dio, può sanare le ferite tra i popoli”.
Durante l’Angelus in Piazza San Pietro, il Papa ha illustrato il passo del Vangelo al centro della liturgia, che, ha detto, “compone per tutti noi un’icona piena di luce, narrando la Trasfigurazione del Signore (cfr Mt 17,1-9). Per rappresentarla, l’Evangelista intinge il suo stilo nella memoria degli Apostoli, dipingendo il Cristo tra Mosè ed Elia. Il Verbo fatto uomo sta tra la Legge e la Profezia: egli è la Sapienza vivente, che porta a compimento ogni parola divina. Tutto ciò che Dio ha comandato e ispirato agli uomini trova in Gesù manifestazione piena e definitiva”.
“Come nel giorno del battesimo al Giordano, così anche oggi sul monte sentiamo la voce del Padre, che proclama “Questi è il Figlio mio, l’amato”, mentre lo Spirito Santo avvolge Gesù di una “nube luminosa” (Mt 17,5). Con tale espressione, davvero singolare, il Vangelo descrive lo stile della rivelazione di Dio”, ha spiegato Leone. “Quando si fa vedere, il Signore mostra la sua eccedenza al nostro sguardo: davanti a Gesù, il cui volto brilla “come il sole” e le cui vesti diventano “candide come la luce” (cfr v. 2), i discepoli ammirano lo splendore umano di Dio. Pietro, Giacomo e Giovanni contemplano una gloria umile, che non si esibisce come uno spettacolo per le folle, ma come una solenne confidenza”.
“La Trasfigurazione”, ha proseguito il Santo Padre, “anticipa la luce della Pasqua, evento di morte e di risurrezione, di tenebra e di luce nuova che Cristo irradia su tutti i corpi flagellati dalla violenza, sui corpi crocifissi dal dolore, sui corpi abbandonati nella miseria. Infatti, mentre il male riduce la nostra carne a merce di scambio o a massa anonima, proprio questa stessa carne risplende della gloria di Dio. Il Redentore trasfigura così le piaghe della storia, illuminando la nostra mente e il nostro cuore: la sua rivelazione è una sorpresa di salvezza! Ne restiamo affascinati? Il vero volto di Dio trova in noi uno sguardo di meraviglia e di amore? Alla disperazione dell’ateismo il Padre risponde con il dono del Figlio Salvatore; dalla solitudine agnostica lo Spirito Santo ci riscatta offrendo una comunione eterna di vita e di grazia; davanti alla nostra debole fede, sta l’annuncio della risurrezione futura: ecco quel che i discepoli hanno visto nel fulgore di Cristo, ma per capirlo occorre tempo (cfr Mt 17,9). Tempo di silenzio per ascoltare la Parola, tempo di conversione per gustare la compagnia del Signore”, ha concluso infine Papa Leone, facendo appello a “Maria, Maestra di preghiera e Stella mattutina”, affinché custodisca “nella fede i nostri passi”. (m.avilloni\aise)