Washington/ Trump: chiedo agli americani di risolvere le differenze pacificamente – di Gabriella Ferrero

dal profilo X della Casa Bianca

WASHINGTON\ aise\ - Sono da poco passate le 20:30 quando la tradizionale cena dei corrispondenti della Casa Bianca si è trasformata in una scena di panico. I camerieri hanno appena iniziato a servire l’antipasto quando quattro, forse sei colpi di arma da fuoco hanno squarciato l’atmosfera nella lobby dell’Hilton di Washington, dove si stava svolgendo l’evento.
In pochi secondi, il protocollo di sicurezza è scattato. Gli uomini del Secret Service hanno evacuato il presidente Donald Trump e il vicepresidente J.D. Vance in direzioni opposte, come previsto dalle procedure d’emergenza. Nella sala, oltre 2.600 persone — tra giornalisti, ospiti e membri del governo — si sono gettate sotto i tavoli o hanno cercato riparo dietro le colonne. “Abbiamo sentito gli spari. La stanza in questo momento è in lockdown”, ha raccontato la giornalista italiana Maria Luisa Rossi Hawkins, corrispondente Mediaset, tra i presenti alla serata. La sua testimonianza, insieme a quella di altri giornalisti restituisce la dimensione reale del panico vissuto nella sala.
Tra gli episodi più drammatici, quello del giornalista della CNN Wolf Blitzer, salvato da un agente del Secret Service che lo ha spinto a terra per metterlo al riparo.
L’aggressore è stato identificato come Cole Thomas Allen, 31 anni, originario di Torrance, California. Secondo le autorità, si tratta di un insegnante con background in ingegneria e sviluppo informatico.
Armato con un fucile a canna liscia, una pistola e diversi coltelli, avrebbe tentato di superare un posto di blocco prima di essere fermato. È stato neutralizzato dagli agenti del Secret Service, mentre un agente è rimasto ferito — salvato dal giubbotto antiproiettile — e non è in pericolo di vita. Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo avrebbe dichiarato di voler colpire “funzionari del governo”. Il vicedirettore del Secret Service ha parlato di un tentativo di “generare una tragedia nazionale”.
Il presidente Trump è riapparso poco dopo dalla sala stampa della Casa Bianca, ancora in smoking. Ha definito l’attentatore “un lupo solitario” che “voleva uccidere”, sottolineando la gravità dell’accaduto ma mantenendo un tono insolitamente calmo.
Trump ha anche lanciato un appello alla nazione: “Chiedo agli americani di risolvere le differenze pacificamente. La violenza non può essere la risposta.”
La cena dei corrispondenti della Casa Bianca, organizzata dalla White House Correspondents' Association, è uno degli eventi più iconici del panorama politico-mediatico americano. Nata nel 1921, ha l’obiettivo di: celebrare la libertà di stampa, promuovere il dialogo tra giornalisti e istituzioni, finanziare borse di studio per giovani reporter. Tradizionalmente caratterizzata da satira e discorsi politici, la serata rappresenta un raro momento di incontro tra potere e informazione. Quest’anno l’evento era particolarmente atteso perché segnava la prima partecipazione di Trump da presidente.
La sparatoria ha immediatamente suscitato reazioni da tutto il mondo. Leader internazionali, tra cui Giorgia Meloni, Ursula von der Leyen, Emmanuel Macron e Keir Starmer, hanno espresso solidarietà e condannato con fermezza ogni forma di violenza politica.
La sparatoria alla cena dei corrispondenti non è solo un episodio di cronaca, ma un segnale profondo del clima che attraversa oggi gli Stati Uniti. Un evento nato per celebrare la libertà di stampa e il dialogo democratico si è trasformato, in pochi istanti, nello specchio delle tensioni di un Paese sempre più polarizzato. E nelle parole dei giornalisti presenti resta il racconto più diretto di quella paura: reale, improvvisa, e condivisa da chi, proprio in quel momento, stava celebrando il valore dell’informazione. (gabriella ferrero\aise)