Eunews/ Budapest volta pagina: vittoria schiacciante di Péter Magyar alle elezioni in Ungheria – di Giorgio Dell'Omodarme

BRUXELLES\ aise\- ““Oggi il popolo ungherese ha detto sì all’Europa, ha detto sì a un’Ungheria libera”. Sono passate circa quattro ore dalla chiusura delle urne delle elezioni in Ungheria – svoltesi nella giornata di ieri (12 aprile) -, quando intorno alle 23 Péter Magyar decide di cominciare con queste parole il suo discorso della vittoria. Di fronte a lui, una folla di sostenitori che lo acclamano sulle note di “My Way” di Frank Sinatra. Ultimato lo scrutinio del 98,9 per cento delle sezioni, la vittoria dell’opposizione al governo del primo ministro magiaro, Viktor Orbán, e la fine di un’era politica lunga sedici anni (Orbán è alla guida del Paese ininterrottamente dal 2010), sono ormai una certezza: a TISZA – il partito di centro-destra di cui Magyar è leader – vengono assegnati 138 dei 199 seggi a disposizione nel Parlamento ungherese, mentre Fidesz – la creatura politica di estrema destra guidata dal capo del governo uscente – si fermerebbe a 55 seggi. Altri 6 scranni dovrebbero essere appannaggio del Movimento Nostra Patria, formazione etno-nazionalista che siede alla destra di Fidesz”. Così scrive Giorgio Dell'Omodarme che analizza il voto ungherese per “Eunews”, quotidiano online diretto a Bruxelles da Lorenzo Robustelli.
“Complice un’affluenza oceanica (superiore al 78 per cento, un record nella storia dell’Ungheria post-comunista) i cui picchi si sono registrati proprio nelle aree urbane tradizionalmente più ostili a Orbán, TISZA è riuscito a superare la cruciale soglia dei 133 seggi e quindi a conquistare almeno i due terzi dell’assemblea legislativa di Budapest. Il raggiungimento della cosiddetta “super-maggioranza” era uno degli obiettivi fondamentali per l’opposizione: grazie a questi numeri, Magyar potrà modificare la Costituzione in autonomia, così da ripristinare le garanzie dello Stato di diritto smantellate dal governo in questi sedici anni e restituire al Paese un assetto pienamente democratico.
Nonostante la netta vittoria riportata da TISZA, alcuni numeri di questo voto raccontano molto del pesante intervento compiuto da Orbán sul sistema elettorale ungherese per renderlo strutturalmente favorevole al suo partito.
Il dato più significativo è quello dei seggi assegnati tramite il sistema proporzionale: se nella quota maggioritaria TISZA prevale nettamente su Fidesz con 93 collegi conquistati a 13 (le uniche vittorie riportate dal partito di governo si concentrano nelle principali contee di confine nord-orientali e nord-occidentali), con il voto di lista la formazione guidata da Magyar conquista 45 seggi, “soltanto” tre in più rispetto a Fidesz, nonostante TISZA abbia ottenuto il 53,07 per cento dei voti complessivi e Fidesz si sia invece fermato al 38,43. Questa asimmetria nell’attribuzione dei seggi proporzionali si deve proprio alle controverse riforme elettorali che Orbán ha messo a punto negli anni per accrescere le sue probabilità di rielezione.
Questa volta, però, niente è riuscito a fermare un’opposizione finalmente unita dopo decenni di divisioni e – quando la vittoria di Magyar è apparsa chiara – l’unico nodo rimasto da sciogliere era quello relativo alla reazione del primo ministro uscente. I timori relativi a uno scenario in stile “Capitol Hill 2021”, con Orbán deciso a rifiutare di riconoscere l’esito del voto e avviare il regolare passaggio di consegne con Magyar, erano piuttosto diffusi, specialmente a seguito di alcune dichiarazioni rilasciate da alcuni esponenti governativi a urne ancora aperte. Attraverso un post su X, ad esempio, il portavoce del governo, Zoltán Kovács, aveva riferito di “continue segnalazioni di tentativi di frode elettorale da parte di TISZA”. A seguirlo, il direttore politico del Primo Ministro, Balasz Orbán, secondo cui i candidati dell’opposizione sarebbero stati responsabili di “tentativi di compravendita di voti, intimidazioni e comportamenti aggressivi ai seggi e casi di pressione nei confronti degli addetti ai lavori”.
Il comportamento del capo del governo, invece, è stato sin qua rispettoso della Costituzione e della prassi istituzionale.
Dopo che Magyar aveva comunicato su Facebook di aver ricevuto una chiamata telefonica dal rivale “che si è congratulato con noi per la vittoria”, è stato lo stesso Orbán – prendendo la parola all’interno del quartier generale di Fidesz – a definire i risultati elettorali “dolorosi per noi, ma chiari” e a riconoscere la sconfitta. “La responsabilità e l’opportunità di governare non ci sono state date e serviremo il nostro Paese dall’opposizione”, ha aggiunto, per poi concludere ricordando quelli che sono stati “anni difficili e facili, belli e brutti” e affermando che “non ci arrenderemo mai, mai, mai”.
Scongiurato – almeno per il momento – il rischio di un’elezione contestata, Magyar si è così presentato di fronte ai suoi sostenitori, in larga parte giovani studenti radunatisi intorno ad un palco allestito lungo le rive del Danubio. “Insieme abbiamo sostituito il regime di Orbán, insieme abbiamo liberato l’Ungheria”, ha esultato il leader di TISZA, celebrando una vittoria così ampia “che si può vedere dalla Luna e da ogni finestra in Ungheria”. “Mai nella storia democratica del nostro Paese – ha aggiunto – hanno votato così tante persone e mai un partito ha ricevuto un mandato così ampio”.
Magyar ha voluto immediatamente lanciare un messaggio ai principali partner internazionali del Paese e in particolare all’Unione Europea. “L’Ungheria tornerà ad essere un alleato forte dell’UE e della NATO, perchè il posto della nostra terra è stato, è e sarà in Europa”, ha dichiarato l’ex braccio destro di Orbán, per poi annunciare che le sue prime due visite istituzionali saranno in Polonia (al fine di ricucire il rapporto tra Budapest e Varsavia dopo anni di logoramento causato dalle continue tensioni tra Orbán e il primo ministro polacco, Donald Tusk) e a Bruxelles, con l’obiettivo di convincere l’Unione a iniziare a sbloccare i fondi destinati all’Ungheria e congelati a causa delle violazioni dello Stato di diritto compiute da Orbán.
Infine, Magyar si è rivolto direttamente ai propri avversari. “Quelli che hanno defraudato il nostro Paese saranno chiamati a rispondere”, ha avvertito preannunciando anche l’implementazione di quel pacchetto di misure anti-corruzione su cui ha fondato la sua intera campagna elettorale. Magyar ha anche ammonito Orbán di non adottare misure finalizzate a limitare lo spazio di manovra del suo esecutivo, per poi chiedere al presidente della Repubblica, Tamás Sulyok, di affidargli l’incarico di formare un governo il prima possibile e poi dimettersi. La richiesta di dimissioni è stata estesa anche nei confronti di altre figure di spicco del “cerchio magico” orbaniano – come il presidente della Corte Suprema e il Procuratore generale – definiti come “burattini” nelle mani del primo ministro uscente. “Oggi il popolo ungherese ha deciso di cambiare il regime e quelli che ne fanno parte devono abbandonare la vita pubblica”, ha chiosato Magyar prima di lasciare il palco.
Nel frattempo, le strade di Budapest hanno continuato a festeggiare per tutta la notte al grido di “Ruzkik Haza!” (“russi, tornatevene a casa”). In nome di quella speranza che la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha sintetizzato su X: “Il posto dell’Ungheria è nel cuore dell’Europa””. (aise)