Eunews/ Dazi Usa, l’Eurocamera risponde: “Aperti al dialogo, ma con fermezza” – di Francesco Bortoletto

BRUXELLES\ aise\ - “Il Parlamento europeo prende atto con sconforto della “nuova era commerciale” in cui il mondo intero è entrato dopo la decisione storica di Donald Trump di imporre pesanti dazi doganali sulle importazioni di prodotti da tutti i partner globali degli Stati Uniti. L’Europa risponderà perché non può fare altrimenti, ma la speranza tra Strasburgo e Bruxelles è quella di trovare una quadra politica ed evitare una spirale inflazionistica che non avvantaggerà nessuno. Parlando ai margini della plenaria che si conclude oggi (3 aprile) a Strasburgo, il presidente della commissione dell’Eurocamera per il Commercio internazionale (Inta), Bernd Lange, ha commentato con parole ferme i dazi decisi nella tarda serata di ieri da Washington”. Ne scrive Francesco Bortoletto su “Eunews”, quotidiano online diretto a Bruxelles da Lorenzo Robustelli.
“Quello che il tycoon newyorkese ha definito il “giorno della liberazione” andrebbe piuttosto ribattezzato “giorno dell’inflazione”, ha osservato il socialista tedesco, sottolineando che la nuova “pratica iniqua” della Casa Bianca “danneggerà consumatori e produttori sia in Ue che negli Usa e ancor di più nei Paesi del Sud globale”. Si tratta di “misure ingiustificate, illegali e sproporzionate”, le quali finiranno per scatenare “un’ulteriore escalation tariffaria e una spirale economica negativa per gli Stati Uniti e per il mondo intero”, ha dichiarato Lange.
Il liberale Sandro Gozi parla di un “clamoroso autogol geopolitico” di Washington, un “attacco all’Europa, alla libertà degli scambi, alla stabilità economica globale” di fronte a cui “l’Europa non arretrerà di un passo”. I pentastellati deplorano i dazi di Trump come una “follia economica” ed “una iattura per il made in Italy”, contro cui la risposta europea “dev’essere ferma e non deve tardare”.
Per il momento, nessuno su questa sponda dell’Atlantico è sicuro di aver compreso del tutto i calcoli dell’amministrazione a stelle e strisce, che risponderà con dazi del 20 per cento ad una presunta pressione doganale europea del 39 per cento. Trump ha parlato del “tasso combinato di tutti i dazi, le barriere non monetarie e altre forme di imbroglio”. Ma secondo Lange, il presidente “pensa in modo antiquato e mercantile che il commercio riguardi solo i beni” dimenticandosi che tra Usa e Ue esiste “un surplus nei servizi di circa 100 miliardi di dollari”, cui vanno aggiunti anche gli investimenti diretti.
Riflettendo sulle giustificazioni fornite dalla Casa Bianca circa l’introduzione delle misure protezioniste, l’eurodeputato ha rimarcato che “Trump non sta davvero guardando ai dazi” perché la media complessiva delle tariffe attualmente in vigore “è intorno al 5 per cento, ben al di sotto del 20 per cento” indicato dal presidente Usa, “e se guardiamo ai prodotti specifici la media è dell’1,5 per cento”. Dunque, ragiona, la vera motivazione è “la legislazione europea, dalla tutela dei consumatori alle sostanze chimiche ai servizi digitali”. “Non è stato possibile avere dei colloqui realmente costruttivi” con l’amministrazione Usa, lamenta il socialista, evidenziando il sostanziale buco nell’acqua in cui si è risolto il tentativo del commissario al Commercio Maroš Šefčovič di disinnescare la crisi.
Per quanto riguarda la risposta europea, tutti si sono premurati di mantenere toni cauti.
L’Ue punta soprattutto ad una soluzione negoziata della questione, cercando di portare Trump al tavolo delle trattative. Dopodiché risponderà, perché non adottare rappresaglie “non è un’opzione”, come rimarcato dal portavoce dei Popolari per il commercio internazionale, Jörgen Warborn. Si tratterà di una risposta “proporzionata, equilibrata, unificata e compatibile con le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio”, ha ribadito, aggiungendo che l’Ue dovrebbe prendersi carico di una riforma strutturale dell’Omc per adeguarla a “questa nuova era”.
Le prossime settimane saranno intense. Il 14 aprile “ci sarà una reazione europea per i dazi illegali su acciaio e alluminio e altri prodotti”, ha annunciato il capo di Inta, mentre una seconda tranche di contromisure arriverà più tardi perché “dobbiamo analizzare le ripercussioni” dei dazi introdotti sin qui. In ogni caso “desideriamo limitare le nostre contromisure solo per arginare i danni, non vogliamo ulteriori ritorsioni”. La commissione Inta si coordinerà nei prossimi giorni con la Dg Trade (il dipartimento deputato al commercio dell’esecutivo comunitario), mentre lunedì prossimo (7 aprile) si riuniranno i ministri del Commercio degli Stati membri. Una delegazione dell’Eurocamera si recherà a Washington per incontrare funzionari della Casa Bianca e membri del Congresso: “Vediamo come limitare i danni”, continua Lange, sottolineando che negli Usa quella sul commercio sarebbe una competenza del Congresso più che del presidente, e che verrà ora avviato un “dialogo intenso” con le controparti a stelle e strisce.
Del resto, assicura, “abbiamo uno strumentario molto sviluppato e useremo tali strumenti”. Tra questi, il “bazooka” è sicuramente il cosiddetto strumento anti-coercizione, una serie di misure che dovrebbero fungere da deterrente contro una potenziale pressione economica da Paesi terzi ai danni dell’Unione o, eventualmente, come risposte ad essa. “Ne abbiamo discusso”, ammette Lange, ma tutti per ora lo descrivono come un’extrema ratio da attivare solo in caso di fallimento delle altre opzioni. “Usarlo subito porterebbe ad un’escalation troppo rapida”, avverte, e comunque non sarebbe una cosa fulminea perché dovrebbero essere avviate delle indagini dettagliate. Ad ogni modo, precisa il deputato, “la nostra normativa è difensiva”, laddove le leggi su cui si è basato Trump sono “offensive”.
Ma questo non significa che l’Ue resti inerme di fronte alle aggressioni di un alleato che si è trasformato in un bullo. “Non ci tireremo indietro”, garantisce Lange: “Difenderemo la nostra sovranità e non cambieremo la legislazione che abbiamo elaborato democraticamente e nell’interesse dei cittadini”. “A Trump piacerebbe spaccare l’Ue”, ma non ci riuscirà perché, certifica, “sul commercio l’Unione è compatta”. Sia perché si tratta di una competenza esclusiva di Bruxelles, sia perché “gli interessi economici degli Stati membri sono intrecciati” al punto che nessuno di loro avrebbe interesse ad agire unilateralmente.
Come già indicato da Ursula von der Leyen, intervenuta l’altroieri (1 aprile) durante i lavori della plenaria, la decisione improvvida di Trump deve ora diventare un catalizzatore per i Ventisette per rafforzare una volta per tutte il mercato unico europeo. “È vero che siamo dipendenti dagli Stati Uniti, ma anche l’Ue è importante” per loro, osserva Warborn, e approfondire il mercato unico “ci rafforzerà e ci renderà più resilienti”. Contemporaneamente, il Vecchio continente mira anche ad approfondire i legami commerciali con i Paesi terzi, stipulando nuovi accordi di libero scambio come quelli conclusi negli ultimi mesi con il Mercosur e il Messico. Il bastone e la carota. Fino a qui, la carota europea non sembra aver funzionato. Resta ora da vedere se il bastone sarà un tronco abbastanza convincente, o non piuttosto un fuscello lieve.
Tra gli italiani reagisce Nicola Zingaretti, capo delegazione del Pd, secondo il quale “i dazi che ha messo Donald Trump sono un colpo drammatico alle nostre imprese, all’economia e al mondo del lavoro. È chiaro che ora bisogna trattare e trovare una soluzione, ma non si deve trattare con il cappello in mano chiedendo l’elemosina. Bisogna trattare come europei uniti e quindi più forti”. Per Zingaretti “questa forse è la colpa più grande di Giorgia Meloni, che dice di essere un pontiere con gli Stati Uniti d’America, ma in realtà rischia di diventare complice della politica di Trump contro gli interessi del made in Italy. Questo atteggiamento sbagliato è anche figlio delle divisioni della maggioranza e del governo. Ma ora basta. Bisogna mettere al primo posto gli interessi italiani delle imprese, dei lavoratori e delle lavoratrici”.
La delegazione del Movimento 5 Stelle denuncia che “i dazi imposti da Trump sono una iattura per il Made in Italy e per le tante imprese che esportano negli Stati Uniti. Tra l’altro rappresentano un danno anche per i consumatori americani che subiranno un’inflazione più alta e vedranno aumentare il costo di tantissimi prodotti alimentari e non”. Secondo i parlamentari “contro questa follia economica di Donald Trump la risposta europea deve essere ferma e non deve tardare. È utile non solo guardare a nuovi mercati emergenti, da quello sudamericano a quello indiano e cinese, ma affrontare anche il nodo dell’elusione fiscale praticata principalmente dalle multinazionali americane””. (aise)