Eunews/ Iran, von der Leyen: “Nessuna lacrima per il regime”. E sulla crisi energetica rilancia: “Abbiamo rinnovabili e nucleare” – di Simone De La Feld


BRUXELLES\ aise\ - ““Non ci sono lacrime da versare per un regime del genere”: la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ribadisce che, nel caso dell’aggressione di Stati Uniti e Israele all’Iran, il fine giustifica i mezzi. Ma, nel suo discorso all’emiciclo di Strasburgo, la contraddizione risulta evidente non appena assicura “l’impegno incrollabile” a favore dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale. E comunque, quel che è fatto è fatto e ora bisogna affrontarne i costi: “Dieci giorni di guerra sono già costati ai contribuenti europei 3 miliardi di euro in più per le importazioni di combustibili fossili. Questo è il prezzo della nostra dipendenza”, ha affermato von der Leyen. L’alternativa è lì, sotto gli occhi di tutti: “Le energie rinnovabili e il nucleare”, i cui prezzi “sono rimasti invariati””. Così scrive Simone De La Feld, inviato a Strasburgo per seguire il dibattito sulla situazione in Medio Oriente al Parlamento europeo da “Eunews”, quotidiano online diretto a Bruxelles da Lorenzo Robustelli.
“Von der Leyen tira dritto per la sua strada. Non condanna la violazione del diritto internazionale da parte dei due Paesi partner e cerca di mettere toppe (e spostare abilmente il focus del dibattito) sulle disastrose conseguenze delle azioni unilaterali di Stati Uniti e Israele sui cittadini europei. A partire da Cipro, colpito dall’attacco di un drone la scorsa settimana: “La vostra sicurezza è la nostra sicurezza”, ha scandito la leader UE. Ma l’Europa rischia soprattutto di inciampare in una grave crisi energetica, la seconda in pochi anni dopo quella innescata dall’aggressione della Russia in Ucraina.
“Grazie alle azioni intraprese negli ultimi anni, l’Europa è ora molto meno esposta alle importazioni di combustibili fossili. I nostri sforzi di diversificazione stanno dando i loro frutti”, ha rivendicato von der Leyen. Ma l’UE resta lontana dall’essere “immune agli shock dei prezzi”: nel 2024, importava ancora il 57 per cento della sua energia. Più del 90 per cento dell’import energetico dell’UE riguarda petrolio e gas naturale. E dall’inizio del conflitto, “i prezzi del gas sono aumentati del 50 per cento e quelli del petrolio del 27 per cento”, ha affermato von der Leyen.
La leader UE, che nel 2019 lanciò il grande piano di transizione verde su cui ora – complice lo spostamento a destra del baricentro politico europeo e del suo partito, i popolari – sta progressivamente rallentando, ha insistito: “Il fatto è che disponiamo di fonti energetiche interne: le energie rinnovabili e il nucleare. I loro prezzi sono rimasti invariati negli ultimi 10 giorni”. Una piccola rivincita, che permette a von der Leyen di ribadire la bontà del tanto bistrattato Green Deal: “Possiamo essere più pragmatici e più intelligenti nella sua attuazione, ma la direzione intrapresa è quella giusta”.
Secondo von der Leyen, il mercato ha tenuto relativamente bene finora, ma è “fondamentale ridurre l’impatto sui costi quando il gas determina il prezzo dell’elettricità”. C’è poi da “aumentare la produttività delle reti, in modo da ridurre lo spreco di energie rinnovabili”. La presidente della Commissione europea ha alzato le mani su “tasse e imposte”, che restano una competenza nazionale, ma ha voluto sottolineare che “alcuni Stati membri tassano l’elettricità in misura molto più elevata rispetto al gas”. L’occasione è ghiotta per ricacciare indietro chi vuole prendere a picconate le fondamenta della politica ambientale dell’UE: “Senza l’ETS (il sistema di scambio di emissioni, nda) consumeremmo oggi 100 miliardi di metri cubi di gas in più, il che ci renderebbe ancora più vulnerabili e dipendenti”, ha rivendicato von der Leyen.
Dopo di lei, hanno preso la parola i leader dei gruppi politici. A partire dal vicepresidente del Partito Popolare (PPE), Jeroen Lenaers, che ha sottolineato l’inconsistenza dell’UE nelle principali crisi internazionali: “L’Europa non è stata consultata sui colloqui di pace in Ucraina, non eravamo presenti né sul Venezuela né ora sull’Iran”. La presidente del gruppo socialista, Iratxe Garcia Perez, ha usato toni molto duri contro von der Leyen: “Una cosa è non piangere per il regime, un’altra è rimanere in silenzio di fronte alla morte di innocenti”, ha attaccato, aggiungendo che “la sua responsabilità non è dichiarare obsoleto l’ordine internazionale, ma difenderlo, esigere il rispetto delle regole e opporsi agli autocrati con azioni concrete”. Non si può non “affermare l’ovvio”, e cioè che “l’attacco militare statunitense e israeliano contro l’Iran viola la Carta delle Nazioni Unite”.
Per Lucia Annunziata, eurodeputata socialista, “la presidente von der Leyen ha parlato di questo conflitto come di qualcosa dalle “conseguenze non volute””. Ma – sottolinea Annunziata – “resta una domanda fondamentale: l’intervento degli Stati Uniti non ha forse violato il diritto internazionale? Anche su questo punto non abbiamo ricevuto chiarimenti”. Riportando il focus sull’impennata dei prezzi energetici, la co-presidente del gruppo dei Verdi, Terry Reintke, si è presa la sua rivincita: “Ricordo che eravamo sulla buona strada per abbandonare i combustibili fossili. Se ricordo bene, si chiamava Green Deal”, ha affermato in modo sarcastico”. (aise)