EuNews/ L’UE condanna gli “ingiustificabili” attacchi dell’Iran nella regione. Mentre USA e Israele continuano i raid – di Simone De La Fed


BRUXELLES\ aise\ - ““Gli attacchi dell’Iran e la violazione della sovranità di diversi Paesi della regione sono ingiustificabili”. È questa la lettura del caos in Medioriente offerta dai ministri degli Esteri dell’Unione europea. Nessuna parola sull’operazione che ha innescato la furiosa e indiscriminata risposta della Repubblica Islamica, l’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei da parte di Israele e Stati Uniti. A due giorni dall’offensiva lanciata da Tel Aviv, l’UE, presa ancora una volta in contropiede dai suoi alleati, cerca – con grande fatica – di comporre una reazione unitaria e coerente”. Ne scrive in queste frenetiche ore Simone De La Fed su EuNews, quotidiano online diretto a Bruxelles da Lorenzo Robustelli.
“Da una parte, il regime degli ayatollah insiste con lanci di droni e missili su Dubai, Abu Dhabi, Doha, fino a Gerusalemme. Dall’altra, Israele ha bombardato nuovamente il Libano e la sua capitale, Beirut (almeno 30 le vittime), da dove Hezbollah si è unito alla rappresaglia iraniana con lanci di razzi verso lo Stato ebraico. Intanto, questa mattina l’ONG Iranian Red Crescent Society ha stimato 555 vittime negli attacchi israelo-statunitensi su 131 città nel Paese. Secondo i media statali iraniani, sarebbero oltre 160 le vittime di un attacco missilistico israeliano contro una scuola femminile nel sud dell’Iran.
Nelle prime ore del mattino, come confermato da un portavoce della presidenza di Cipro del Consiglio dell’UE, un drone ha colpito la base britannica di Akrotiri, a Cipro, “causando danni limitati”. Il presunto attacco è avvenuto poche ore dopo che il Regno Unito ha permesso agli Stati Uniti di colpire siti missilistici iraniani dalle basi britanniche nell’isola mediterranea. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha commentato con un post su X: “Sebbene la Repubblica di Cipro non fosse l’obiettivo, siamo collettivamente, fermamente e inequivocabilmente al fianco dei nostri Stati membri di fronte a qualsiasi minaccia”.
Da Washington, Donald Trump ha ribadito ieri che le operazioni militari in Iran proseguiranno “fino al raggiungimento di tutti i nostri obiettivi” e ha esortato “ancora una volta la Guardia Rivoluzionaria, la polizia militare iraniana, a deporre le armi e ottenere la piena immunità o affrontare una morte certa”. In un’intervista a Fox News, Trump ha affermato che i raid statunitensi e israeliani avrebbero ucciso 48 leader del regime iraniano. Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha dichiarato che tre militari americani sono stati uccisi nel corso degli attacchi.
Nel frattempo, i prezzi del petrolio sono saliti alle stelle e i mercati azionari hanno aperto la settimana in caduta libera a causa dei timori di significative perturbazioni economiche a livello globale (dallo Stretto di Hormuz, controllato da Teheran, passa il 20% dell’offerta globale di petrolio). Questa mattina, sono stati cancellati altre centinaia di voli in tutta la regione, con migliaia di passeggeri bloccati.
L’Unione europea, spettatrice dell’escalation in corso, ha risposto a singhiozzo attraverso i suoi leader. Già nel fine settimana, von der Leyen ha espresso il suo sostegno per un cambio di regime in Iran e accusato la Repubblica Islamica di una “chiara violazione del diritto internazionale” con i suoi attacchi contro i Paesi della regione. “C’è una rinnovata speranza per il popolo oppresso dell’Iran e sosteniamo con forza il suo diritto a determinare il proprio futuro”, ha ribadito questa mattina durante un punto stampa. Nel weekend ha poi telefonato a diversi leader, tra cui l’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani, il presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan. “Gli sviluppi sono profondamente preoccupanti. Nel fine settimana sono stata in contatto con nove leader del Medio Oriente e con diversi leader europei”, ha confermato von der Leyen. La leader UE ha inoltre convocato oggi una riunione del Collegio di sicurezza della Commissione europea per discutere della situazione in Medioriente, “perché dall’energia al nucleare, dai trasporti alla migrazione fino alla sicurezza, dobbiamo essere preparati alle ripercussioni di questi recenti eventi”.
Come da copione già visto, l’attivismo della presidente della Commissione europea finisce per mettere in luce i nodi irrisolti della politica estera dell’Unione. E la condannano all’irrilevanza. Spetterebbe a Antonio Costa, presidente del Consiglio europeo, e a Kaja Kallas, Alta rappresentante per gli Affari esteri, indicare la linea di Bruxelles.
Costa è stato più prudente: “Questi bombardamenti rappresentano una pericolosa escalation della situazione militare in Medio Oriente”, ha affermato, insistendo perché la priorità sia “lavorare per ripristinare la pace e la stabilità nella regione”. Kallas, che ieri ha riunito in videoconferenza i ministri degli Esteri dei 27, ha diffuso una dichiarazione in cui si chiede “la massima moderazione, la protezione dei civili e il pieno rispetto del diritto internazionale, compresi i principi della Carta delle Nazioni Unite e il diritto internazionale umanitario”.
Ciò che manca, nelle reazioni dei leader UE, è una critica alla palese violazione della sovranità di Teheran da parte di Trump e Benjamin Netanyahu, il vero detonatore che ha fatto esplodere le ostilità. Stati Uniti ed Israele hanno deciso di attaccare l’Iran in modo unilaterale, mettendo però in pericolo tutti i loro alleati occidentali. Secondo il diritto internazionale, non basta che un regime sia sanguinario per poterne bombardare la capitale ed eliminarne le autorità. Secondo quanto riportato da Reuters, lo stesso Pentagono avrebbe ammesso che non c’era alcuna informazione di intelligence che suggerisse che l’Iran avesse intenzione di attaccare per primo le forze statunitensi.
Francia, Germania e Regno Unito hanno rilasciato un’altra nota congiunta in cui si dicono “sconvolti dagli attacchi missilistici indiscriminati e sproporzionati lanciati dall’Iran contro i Paesi della regione, compresi quelli che non erano coinvolti nelle operazioni militari iniziali degli Stati Uniti e di Israele”. Solo il primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez, ha condannato senza ambiguità l’attacco a Teheran: “Respingiamo l’azione militare unilaterale degli Stati Uniti e di Israele, che rappresenta un’escalation e contribuisce a un ordine internazionale più incerto e ostile””. (aise)