ItaloAmericano.org/ Un documentario sul più grande banchiere del mondo, l’italoamericano A.P. Giannini – di Silvia Nittoli

foto di Chiara Fornetti

SAN FRANCISCO\ aise\ - “La città di San Francisco deve il suo simbolo più celebre, il Golden Gate Bridge, all’italo-americano Amedeo Peter Giannini. Fu infatti lui, nato a San José nel 1870 da immigrati genovesi e noto per essere il fondatore della Bank of America, ad appoggiare e a finanziare il progetto dell’ingegnere Joseph Strauss, che prima dell’incontro con Giannini aveva dovuto affrontare numerose obiezioni e la Grande Depressione. La visione di entrambi, quella di servire appieno la crescita della California, è celebrata dalla città di San Francisco con una targa chiamata Men of Vision. Non solo questo, ma anche le altre, incredibili conquiste di A.P. Giannini sono ora raccontate in un documentario, A Little Fellow, al centro di una proiezione privata l’8 ottobre al Vogue Theater di San Francisco, promossa dall’Istituto di Cultura e dal Consolato Italiano di San Francisco. Il regista, Davide Fiore, arrivato nella Bay Area nel 2017 da Torino, ha deciso di raccontare la vita dell’uomo che rivoluzionò il mondo del credito dopo essersi imbattuto per puro caso nella targa a lui dedicata e di essersi stupito che nessuno avesse ancora reso omaggio ai suoi successi”. Ad intervistare Fiore è stata Silvia Nittoli per l’ItaloAmericano.org, magazine diretto a San Francisco da Simone Schiavinato.
““La sua storia sembra una sceneggiatura di Hollywood”. Ci racconta Fiore, che da subito si è rispecchiato nell’indole da sognatore di Giannini. Come tutti i sognatori anche Giannini è partito dal basso, aiutando il padre impiegato nell’agricoltura. La prima vera opportunità gli viene offerta dopo il matrimonio con Clorinda Cuneo, figlia di un banchiere, il quale inserisce Giannini nel mondo bancario. “Le banche all’epoca non aiutavano la gente comune, non potevi aprire un conto in banca se non avevi proprietà. Se eri un pescatore, un insegnante o un poliziotto non solo non potevi aprire un conto in banca ma non avevi alcun accesso ai prestiti. Questa cosa a Giannini non andava bene”.
Dopo essersi licenziato e aver aperto la propria banca, Giannini andò casa per casa a spiegare alle persone che la sua banca le avrebbe aiutate, dando loro la possibilità di conservare i risparmi e senza doverli più tenere sotto il materasso. Paradossalmente il terremoto a San Francisco del 1906 rappresentò un’altra grande svolta per lui. “Giannini fu l’unico banchiere a voler concedere prestiti. Le altre banche si tennero i soldi per ricostruire i loro palazzi, mentre Giannini li diede alla gente per dare loro la possibilità di ricominciare a costruire”. Arrivato a San Francisco, Giannini raccolse tutti i soldi e i documenti e scappò a San Mateo dove li nascose in un camino. “Questa è stata la sua grande bravura perché la gente iniziò a credere in lui. Non a caso fu soprannominato “the People’s Banker”.
D. Il tratto distintivo di Giannini è l’essere andato incontro alle necessità della gente. Come si è evoluto questo aspetto nel tempo?
R. In vari modi. Giannini voleva che gli immigrati avessero accesso ai servizi bancari, quindi tutte le brochure della sua banca erano in varie lingue così che polacchi, italiani, latini avessero accesso ai servizi. Inoltre, quando in California è arrivata l’ora del voto per le donne nel 1911, lui è stato l’unico a dare accesso ai propri conti alle donne che prima potevano andare in banca solo col marito o col padre. Questa cosa non è stata mai vista bene. Non solo. Il Dipartimento della sua banca era gestito da donne in modo che poi andassero a parlare ad altre donne e non dovessero interfacciarsi con degli uomini. Oggi non ci pensiamo, ma all’epoca fu una rivoluzione straordinaria.
D. In quali altri modi ha cambiato il mondo bancario?
R. Portando il branch banking negli Stati Uniti, che prima non esisteva. Prima c’erano la banca di San Francisco, la banca di Stockton, la banca di Los Angeles. Lui voleva ispirarsi al modello che c’era in Italia, in Francia, in Canada, dove c’era una banca centrale e poi le filiali. Questa cosa era vista come anti americana, contraria ai principi delle banche, “cosa ne sanno gli italiani delle banche”, dicevano, “cosa ne sa un contadino”. Ma lui ha portato le filiali in America e alla fine, grazie a questo, la sua banca è stata una delle poche a non fallire durante la crisi del ’29.
D. Quale è stato invece il contributo all’industria del cinema?
R. Quando è arrivato a Los Angeles si è accorto che la città stava per svilupparsi, l’ha vista passare da 500.000 persone a 2 milioni e mezzo in dieci anni. Lui è stato tra i primi a finanziare il cinema. Ha fotto prestiti a varie compagnie di Hollywood, tra le quali la United Artists di Mary Pickford e allo stesso Charlie Chaplin nel 1923. Quando Walt Disney sforò il budget di 2 milioni di dollari per la realizzazione di Biancaneve, Giannini lo aiutò con un prestito. Creò anche un dipartimento cinematografico con Cecil B. DeMille perché sentiva che questa industria avrebbe avuto un futuro. Inoltre va ricordato che a Los Angeles la Bank of Italy c’era prima del City Hall che vediamo oggi. Giannini qui ha acquisito una banca, la Bank of America of Los Angeles, e ha deciso che dalla California voleva arrivare a Wall Street. Da questa premessa ha cambiato il nome da Bank of Italy a Bank of America.
D. Tornando al documentario, per ricostruire la sua vita chi avete intervistato?
R. Per la parte familiare, abbiamo voluto intervistare le nipoti, Virginia Hammerness e Anne McWilliams, che sono cresciute con lui, ora purtroppo una delle due è mancata. Poi abbiamo intervistato il fotografo Alessandro Baccari. Tutte le foto di San Francisco dal 1925 al 1980 sono sue; lui poi ha documentato in particolar modo la comunità italo-americana. La cosa positiva di questo signore, che purtroppo è mancato anche lui, è che ha conosciuto Giannini di persona e Giannini è stato un suo mentore nel suo percorso di fotografo. Tra gli altri ci sono la storica Deanna Paoli Gumina, autrice di The Italians of San Francisco 1850-1930, la prima storia bilingue di un gruppo etnico, la professoressa Sarah Quincy della Vanderbilt University, che ci ha dato una mano a capire l’aspetto economico dell’epoca, l’ex console Lorenzo Ortona e Catherine Stefani, che al momento è nell’ufficio del sindaco di San Francisco.
D. Avendolo conosciuto di persona, quali ricordi ha condiviso Baccari su Giannini?
R. Baccari, che era anche un amico di famiglia, ci ha raccontato che Giannini gli consigliò di non perdere il suo nome italiano. Nonostante fosse nato in America e nonostante i suoi insegnanti volessero cambiare il suo nome da Alessandro in Alexander, Giannini gli disse di non farlo, perché “il tuo nome è importante, dice chi sei, dice da dove vieni. Mantieni questa tua diversità””. (aise)