La voce di New York/ Hormuz, svolta imminente: Iran e Oman ridisegneranno la rotta dello stretto – di Zoe Andreoli

NEW YORK\ aise\ - “La geografia dei flussi energetici mondiali sta per cambiare tracciato. A Teheran e Mascate i diplomatici lavorano agli ultimi dettagli di un passaggio marittimo del tutto inedito attraverso lo Stretto di Hormuz. L’obiettivo strategico è superare un blocco navale che da mesi paralizza i transiti commerciali e mantiene altissima la tensione nel Medio Oriente. Un canale di navigazione indipendente dalle corsie tradizionali, pensato per riscrivere le regole della sovranità e della sicurezza nell’area”. A scriverne è Zoe Andreoli su “La voce di New York”, quotidiano online diretto da Giampaolo Pioli.
“I vertici iraniani tuttavia tendono a precisare: l’accesso al braccio di mare non tornerà alla normalità precedente al conflitto. Qualsiasi intesa, sottolineano le autorità di Teheran, dovrà rispecchiare i diritti territoriali e le esigenze di difesa definite dal nuovo quadro.
LA PORTATA DELLA CONGESTIONE ENERGETICA GLOBALE
Per valutare la portata dell’intesa occorre considerare l’importanza storica e strategica di questo passaggio. Nel suo punto più stretto, il braccio d’acqua misura appena 21 miglia nautiche. Attraverso questo stretto imbuto fluisce ogni giorno circa il 20% del fabbisogno globale di greggio, con un passaggio medio stimato in oltre 20 milioni di barili in periodi di piena operatività commerciale.
L’equilibrio della regione si è spezzato il 28 febbraio scorso con i raid aerei congiunti promossi da Stati Uniti e Israele contro i siti missilistici e le infrastrutture iraniane. La breve tregua raggiunta a giugno si è dissolta nel giro di poche settimane a causa dei contrasti sulla libertà di navigazione, fino alla ripresa aperta delle ostilità a luglio. Da quel momento il transito commerciale ha subito un blocco effettivo.
UNA ROTTA ALTERNATIVA PER SUPERARE LO STALLO
Il nuovo piano è indirizzato a tracciare una via intermedia, slegata sia dai corridoi settentrionali sia da quelli meridionali. Questa soluzione nasce dal dialogo diretto con la diplomazia dell’Oman, paese che condivide con l’Iran il controllo sulle acque territoriali del passaggio. I colloqui bilaterali procedono in modo del tutto autonomo rispetto ai canali di confronto con Washington. A chiarire la posizione ufficiale della Repubblica Islamica è il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei: “Ora raggiungeremo un accordo su un percorso accettabile per entrambe le parti, né la via nord né quella meridionale, ma che rispetti i diritti sovrani di entrambe le parti e tuteli i nostri interessi nazionali e la nostra sicurezza”.
LE CONDIZIONI DI TRUMP E LA PRESSIONE SUI MERCATI
L’ipotesi di una via d’uscita diplomatica resta appesa alle condizioni poste direttamente dalla Casa Bianca. Sabato sera Donald Trump ha annunciato di aver sospeso un nuovo attacco contro l’Iran, e ha motivato la scelta con la richiesta giunta da Teheran e da altri paesi della regione di concedere tempo per chiudere un’intesa. La tregua americana resta in ogni caso vincolata a doppio filo a un accordo rapido per la fine della minaccia nucleare iraniana e la riapertura “immediata, completa e totale” dello Stretto. Un impegno a cui si sarebbe unito anche Israele e che il presidente americano ha rivendicato come una concessione fatta “per il beneficio futuro del mondo e per la sopravvivenza di un Iran prospero”.
Dietro l’apertura di Trump si intravede però sia la diffidenza verso i negoziatori di Teheran, accusati dal presidente di rompere troppo spesso la parola data, sia la forte pressione politica generata dal costo dell’energia. Pur sostenendo che fermare l’atomica iraniana giustifichi prezzi più alti nel breve periodo, Trump deve fare i conti con i timori dei paesi del Golfo, emersi chiaramente nella telefonata con il principe saudita Mohammed bin Salman, e con un mercato stravolto. Con il transito a Hormuz quasi paralizzato, gli attacchi di droni in Kuwait, le minacce iraniane ai giacimenti della regione e il Brent salito del 24% a luglio, l’impatto economico si è trasformato in un vero ricatto che spinge Washington a pretendere un’intesa immediata.
LA PRESSIONE AMERICANA E IL PRAGMATISMO DEL GOLFO
Nel frattempo la diplomazia internazionale cerca di disinnescare una nuova escalation. Il presidente statunitense Donald Trump ha manifestato la disponibilità ad arrestare nuovi attacchi, a condizione di una riapertura rapida e totale dell’area. Anche la diplomazia saudita lavora intensamente dietro le quinte per proteggere la stabilità economica dell’intera regione e spingere le parti al dialogo.
Sul tavolo dei negoziati resta comunque una partita complessa e pragmatica. Teheran mostra apertura verso Mascate, ma mantiene un assetto di massima allerta difensiva nei confronti degli USA”. (aise)