La voce di New York/ Iran, Trump sospende raid su centrali: “Trattative in corso.” Ma Teheran smentisce – di Paolo Cordova

NEW YORK\ aise\ - ““Conversazioni molto buone e produttive per una risoluzione completa e totale delle ostilità”. Così Donald Trump ha annunciato lunedì (ieri - ndr) di aver ordinato al Pentagono di sospendere per cinque giorni tutti i raid sulle centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane. Trump ha aggiunto di essere “intenzionatissimo a fare un accordo con l’Iran”, di aver raggiunto “quindici punti di accordo” con Teheran, tra cui l’impegno iraniano a non dotarsi di armi nucleari e a cedere agli USA l’uranio altamente arricchito, e che i colloqui sono andati “perfettamente””. Ne scrive Paolo Cordova su “La voce di New York”, quotidiano online diretto da Giampaolo Pioli.
““Se portano a compimento quello che hanno detto, il conflitto finirà molto, molto sostanzialmente”, ha detto alla CNN. Ha anche rivelato che Washington sta trattando con “una persona di vertice” nel regime iraniano, non il nuovo leader supremo Mojtaba Khamenei (di cui ha detto “non sappiamo nemmeno se sia vivo”), e che un incontro di persona è previsto “molto, molto presto”.
Ma da Teheran è arrivata poco dopo una doccia fredda. L’agenzia semi-ufficiale Mehr, citando una fonte governativa, ha scritto che non esiste “alcun dialogo” tra Washington e Teheran e che le parole di Trump fanno parte dei suoi sforzi “per abbassare i prezzi dell’energia e guadagnare tempo per implementare i piani militari”. La fonte ha riconosciuto che alcuni paesi della regione hanno avanzato iniziative per ridurre le tensioni, ma ha precisato: “Non siamo stati noi a iniziare questa guerra, e tutte queste richieste vanno rivolte a Washington”.
La versione americana è più articolata. Secondo il reporter di Axios Barak Ravid, Turchia, Egitto e Pakistan avrebbero incontrato separatamente il consigliere della Casa Bianca Steve Witkoff — insieme a Jared Kushner — e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. La diplomazia iraniana ha confermato l’esistenza di “iniziative” per ridurre le tensioni, specificando però che Teheran vuole Washington come partecipante diretto, in quanto aggressore. Trump ha detto che lo Stretto di Hormuz riaprirà “molto presto” e sarà “controllato congiuntamente” da Stati Uniti e Iran. Ha anche allentato alcune sanzioni sulle scorte di petrolio iraniane per immettere più greggio sul mercato, minimizzando però l’impatto: “Voglio che ci sia più petrolio nel sistema. Qualsiasi piccola somma che l’Iran ricava non farà alcuna differenza in questa guerra”.
I mercati hanno reagito immediatamente: il Brent è sceso del 13%, tornando brevemente sotto i 100 dollari al barile prima di risalire intorno ai 101,80 dollari. I futures azionari americani hanno invertito le perdite, guadagnando circa l’1,3%.
Il contesto
La sospensione arriva poche ore prima della scadenza dell’ultimatum lanciato sabato da Trump: Teheran aveva tempo fino alla notte italiana tra lunedì e martedì per riaprire completamente lo Stretto di Hormuz se voleva evitare attacchi alle centrali elettriche. I Pasdaran avevano risposto minacciando di colpire gli impianti elettrici israeliani e quelli che riforniscono le basi americane nel Golfo, e di estendere le mine a tutti i canali del Golfo — rendendo l’intera regione “simile allo Stretto di Hormuz per molto tempo”.
Un attacco alle reti elettriche del Golfo sarebbe catastrofico per i paesi vicini, che consumano pro capite cinque volte più energia dell’Iran e dipendono dall’elettricità per alimentare gli impianti di desalinizzazione che producono il 100% dell’acqua potabile in Bahrain e Qatar, oltre all’80% negli Emirati e al 50% in Arabia Saudita.
Sul campo
L’esercito israeliano ha intanto condotto una nuova ondata di raid sulle infrastrutture di Teheran. Agenzie iraniane hanno riferito di sei morti e 43 feriti in attacchi su edifici residenziali a Khorramabad. Un raid sulla città meridionale di Bushehr ha ucciso il responsabile della meteorologia dell’aeroporto locale. La Mezzaluna Rossa iraniana ha pubblicato un video di un palazzo nel nord benestante di Teheran con la facciata distrutta e i soccorritori al lavoro. In Arabia Saudita, due missili balistici sono stati lanciati verso Riad: uno è stato intercettato, l’altro è caduto in un’area disabitata.
Dall’inizio del conflitto, il 28 febbraio, sono morte oltre 2.000 persone, la maggior parte in Iran e Libano”. (aise)