La voce di New York/ La Corte Suprema autorizza temporaneamente le deportazioni verso Paesi terzi – di Emanuele La Prova

NEW YORK\ aise\ - “La Corte Suprema degli Stati Uniti ha autorizzato martedì l’amministrazione Trump a riprendere le deportazioni di migranti verso Paesi terzi, anche senza concedere loro preventivamente la possibilità di contestare il trasferimento sulla base dei rischi di persecuzione o tortura. La decisione resterà in vigore mentre la Corte esaminerà nel merito la controversia”. Ne scrive Emanuele La Prova su “La voce di new York”, quotidiano online diretto da Giampaolo Pioli.
“La decisione della Corte
La decisione sospende temporaneamente un precedente provvedimento del giudice federale di Boston Brian Murphy, che aveva stabilito che la politica del Dipartimento per la Sicurezza interna (DHS) violava le procedure previste dalla legge sull’immigrazione e le garanzie del giusto processo previste dal Quinto Emendamento della Costituzione.
Il 18 settembre la Corte d’Appello del primo circuito aveva confermato gran parte della decisione di Murphy.
La Corte Suprema ha inoltre annunciato che ascolterà le argomentazioni delle parti sul caso a dicembre. Una decisione definitiva sulla legittimità della politica arriverà successivamente. Tre giudici su sei, ovvero quelli non conservatori, hanno espresso dissenso rispetto all’ordine di martedì.
Come funzionano le deportazioni
La politica delle cosiddette “third-country deportations” consente agli Stati Uniti di trasferire persone verso Paesi che non sono i loro d’origine. Secondo i dati citati da Reuters e da organizzazioni per i diritti umani, oltre 25.000 migranti sono stati deportati verso 29 Paesi nell’ambito del programma introdotto dall’amministrazione Trump.
Secondo il Guardian, il governo federale ha raggiunto 35 accordi con Paesi disponibili ad accogliere persone espulse dagli Stati Uniti.
Tra questi figurano Messico, Uganda, Liberia, Guinea Equatoriale, Repubblica Centrafricana e Sud Sudan. In alcuni casi, i destinatari delle deportazioni non avevano precedenti legami con il Paese nel quale venivano trasferiti.
Le controversie
Il contenzioso è nato dopo che il DHS aveva intensificato le deportazioni di persone che non potevano essere rimpatriate nei Paesi indicati nei rispettivi ordini di espulsione. Secondo la procedura contestata in tribunale, i migranti potevano essere trasferiti rapidamente in nazioni che avevano fornito garanzie diplomatiche considerate credibili dagli Stati Uniti riguardo al trattamento delle persone deportate.
Per altri Paesi, la procedura prevedeva che il migrante fosse informato della destinazione e che le autorità valutassero il rischio di persecuzione o tortura qualora la persona avesse espresso tale timore.
La Corte Suprema aveva già adottato in precedenza provvedimenti favorevoli alla prosecuzione temporanea delle deportazioni verso Paesi terzi. Con l’ordine del 29 settembre, il programma può dunque riprendere mentre prosegue il procedimento giudiziario che dovrà stabilirne la legittimità definitiva”. (aise)