La voce di New York/ Le straniere che hanno scelto Venezia: così AIWAV crea comunità e sostiene la città – di Francesca Forzan

Credit: AIWAV

NEW YORK\ aise\ - “C’è chi arriva a Venezia per qualche mese, chi per qualche anno e chi, invece, decide di chiamarla “casa”. Per molte donne provenienti da tutto il mondo costruirsi una nuova vita in laguna significa anche trovare una comunità. Da questa esigenza è nata nel 2019 American & International Women’s Association of Venice (AIWAV), fondata dall’americana Toma Clark Haines e dall’italiana Barbara Griglioletto”. Ne scrive Francesca Forzan su “La voce di New York”, quotidiano online diretto da Giampaolo Pioli.
“Affiliata alla Federation of American Women’s Clubs Overseas (FAWCO), rete internazionale accreditata dalle Nazioni Unite che dal 1931 riunisce club e associazioni di volontariato per donne americane e internazionali residenti all’estero, oggi AIWAV conta circa un centinaio di socie. La metà proviene dagli Stati Uniti, mentre le altre arrivano da Paesi come Nuova Zelanda, Australia, Sudafrica, Turchia, Paesi Bassi, Svizzera, Belgio, Regno Unito, Canada, Macedonia del Nord, Croazia e Italia. Ne fanno parte donne di tutte le età, dottorande ma anche ultrasettantenni, residenti soprattutto nell’area metropolitana di Venezia. Le accomunano una prospettiva internazionale e il desiderio di costruire relazioni nella città in cui hanno scelto di vivere.
“Promuoviamo incontri, visite culturali, attività sociali e iniziative di solidarietà – racconta la presidente Hermione Bushog –. Ogni mese organizziamo un appuntamento dedicato alle socie – a ottobre, ad esempio, è in programma una visita al MOSE – mentre i gruppi di interesse propongono ulteriori occasioni di confronto. Abbiamo anche un canale WhatsApp dove ci scambiamo informazioni, consigli e supporto, sia personale sia professionale”.
Originaria della Nuova Zelanda, Hermione vive a Venezia da oltre dieci anni ed è entrata in AIWAV un anno fa. “I tre pilastri dell’associazione sono sostegno, informazione e connessione. Vogliamo creare legami tra donne provenienti da esperienze e culture diverse, favorendo il senso di appartenenza. Accanto a questo c’è un impegno concreto per Venezia: attraverso eventi e quote associative sosteniamo progetti che migliorano la qualità della vita in città e stiamo rendendo la nostra attività filantropica sempre più strutturata. Venezia è una città straordinaria, ma richiede anche responsabilità: è questo lo spirito che cerchiamo di trasmettere”.
Hanna, invece, vive tra Manhattan e Venezia. Arrivata in laguna per la prima volta nel 2002, oggi sogna di trasferirsi definitivamente. “Ho conosciuto AIWAV grazie ad alcuni amici e qui ho trovato una rete che mi ha permesso di creare nuove amicizie, continuando allo stesso tempo a coltivare quelle con gli italiani e a studiare la lingua. Quello che mi piace di più è l’attenzione dell’associazione verso la città: oltre alle attività culturali, le iniziative dedicate alla tutela della città e dell’ambiente che coinvolgono socie con interessi diversi, che spaziano dall’arte alle scienze ambientali”.
“L’idea dell’associazione è maturata durante la pandemia – racconta Amy Burke, californiana di nascita e italiana d’adozione, trasferitasi a Venezia con la famiglia nel 2019 –. Quando il Covid ci ha costrette in casa, abbiamo sentito il bisogno di ritrovarci, ma anche di immaginare un futuro diverso. Volevamo provare a creare uno spazio dedicato alle donne straniere accomunate da un unico elemento: aver scelto Venezia come casa. Volevamo un gruppo senza gerarchie, dove non esistessero ruoli più o meno importanti e ogni donna potesse essere leader nel proprio ambito, mettendo competenze ed esperienze al servizio della comunità”.
“Il mio approccio con Venezia non è stato semplice – continua Burke –. Mi sono trasferita con la mia famiglia a Venezia proprio nella settimana dell’acqua alta eccezionale. Non conoscevamo nessuno, la casa che avevamo preso aveva diversi problemi e, poco dopo, è arrivata la pandemia. Anche le cose più semplici diventavano complicate; ci sentivamo estranei in una città che ancora non conoscevamo. Avevamo un piccolo gruppo di amici, anche loro stranieri, ma mancava quella rete di contatti che, a chi vive qui da sempre, rende tutto più facile. Il lockdown, poi, ha amplificato quel senso di isolamento”.
Da quell’esperienza è nata però una comunità. “In AIWAV – spiega Burke – ho trovato donne animate da un autentico desiderio di aiutarsi a vicenda e di mettersi al servizio della città. Persone che credono nel valore della collaborazione e nella possibilità di migliorare le cose, partendo anche da piccoli gesti. Gli americani hanno certamente i loro difetti, ma possiedono anche un forte senso civico e una sincera voglia di aiutare e collaborare, e questo è un grande pregio”.
Negli anni, l’associazione è diventata un punto di riferimento non solo per le proprie socie, ma anche per il territorio. “Abbiamo costruito una rete di sostegno reciproco – conclude Burke – capace di intervenire nei momenti di difficoltà, ma abbiamo sentito anche il dovere di restituire qualcosa alla città che ci ha accolte. Abbiamo organizzato raccolte fondi, sostenuto progetti e persone in situazioni di fragilità, promosso iniziative solidali. Venezia ci ha dato molto e abbiamo voluto ricambiare con il nostro impegno, mettendo tempo, energie e competenze al servizio della comunità””. (aise)