La voce di New York/ Maduro davanti al giudice, il processo inizierà a giugno 2027 – di Massimo Jaus

NEW YORK\ aise\ - “Nicolás Maduro è entrato nell’aula del tribunale federale di Foley Square (ieri, 22 luglio – ndr) indossando l’uniforme color kaki del carcere. Ha stretto la mano ai suoi avvocati, ha salutato il pubblico e si è seduto accanto alla moglie Cilia Flores. Fuori dal palazzo, controllati dagli agenti, si fronteggiavano due gruppi di venezuelani. Da una parte i sostenitori dell’ex presidente, arrivati con le bandiere nazionali per denunciare la sua cattura e chiederne la liberazione. Dall’altra gli oppositori del chavismo, che ricordavano la repressione, la corruzione, le elezioni contestate e il carattere dittatoriale del regime. Dentro l’aula, il giudice Alvin K. Hellerstein cercava di costruire il calendario di un processo destinato a scontrarsi con la politica, la diplomazia, i segreti militari e il diritto internazionale. La data, almeno sulla carta, adesso esiste: 1° giugno 2027”. Ne scrive Massimo Jaus su “La voce di New York”, quotidiano online diretto da Giampaolo Pioli.
“Maduro, 63 anni, e Flores, 69, sono accusati di aver partecipato a un complotto per introdurre negli Stati Uniti migliaia di tonnellate di cocaina. Lui deve rispondere di cospirazione finalizzata al narcoterrorismo e importazione di stupefacenti. La moglie è accusata anche di reati legati al possesso di armi. Entrambi si sono dichiarati non colpevoli. Prima che una giuria possa ascoltare le accuse, però, il tribunale dovrà stabilire se quel processo possa essere celebrato.
UN CALENDARIO ANCORA INCERTO
La data del 1° giugno 2027 è stata proposta congiuntamente dai procuratori federali e dagli avvocati della difesa. Barry J. Pollack, il legale di Maduro, l’ha definita realistica e ha assicurato che le parti non prevedono ritardi. Hellerstein è apparso meno convinto.
Una parte delle prove è classificata e dovrà essere esaminata attraverso una procedura complessa. I procuratori dovranno stabilire quali documenti possano essere consegnati alla difesa e quali informazioni possano essere utilizzate pubblicamente durante il processo. Il giudice ha osservato che questi passaggi richiedono tempo e potrebbero compromettere il calendario.
La prima serie di mozioni della difesa dovrà essere presentata entro il 2 settembre. Una seconda potrebbe arrivare entro l’11 gennaio 2027, dopo la consegna delle prove classificate. Ogni controversia potrebbe provocare ricorsi, rinvii e nuove udienze. Il processo ha una data. La certezza che cominci davvero quel giorno è un’altra cosa.
PRIMA L’IMMUNITÀ, POI LE ACCUSE
Hellerstein ha accolto la richiesta degli avvocati di dividere in due fasi la parte preliminare del procedimento. La prima non riguarderà le tonnellate di cocaina, i presunti rapporti con i cartelli o il ruolo delle forze di sicurezza venezuelane. Riguarderà una questione ancora più radicale: se il governo degli Stati Uniti abbia il diritto di perseguire penalmente Maduro.
La difesa invocherà l’immunità sovrana, sostenendo che Maduro, in quanto capo di Stato, non possa essere giudicato da un tribunale americano. Se Hellerstein dovesse accogliere questa tesi, l’ex presidente venezuelano non sarebbe costretto ad affrontare il merito delle accuse. Pollack lo ha spiegato in aula: se la mozione sull’immunità, o un’altra contestazione analoga, dovesse avere successo, Maduro non avrebbe bisogno di rispondere nei dettagli all’atto d’accusa. Il caso si fermerebbe prima delle prove, dei testimoni e della giuria.
Soltanto se perderà questa prima battaglia, la difesa passerà alla seconda fase e contesterà la ricostruzione dei procuratori. L’obiettivo, dunque, non è soltanto ottenere un’assoluzione. È impedire che il processo cominci.
IL “RAPIMENTO MILITARE”
L’immunità non sarà l’unico terreno di scontro. Pollack aveva già annunciato che Maduro contesterà la legittimità della cattura. Lui e la moglie furono prelevati dalla loro residenza di Caracas durante un’incursione notturna delle forze statunitensi il 3 gennaio e trasferiti a New York. Maduro sostiene di essere ancora il presidente costituzionale del Venezuela. Durante la prima comparizione si era definito un “prigioniero di guerra” e aveva descritto la cattura come un rapimento. Il suo avvocato ha parlato apertamente di “sequestro di persona da parte dei militari”.
La Casa Bianca definisce invece l’operazione un’azione chirurgica di polizia, compiuta per portare davanti alla giustizia americana un uomo incriminato sei anni prima. Donald Trump l’ha celebrata soprattutto come una dimostrazione della potenza militare degli Stati Uniti.
DUE PRESIDENTI, DUE IMMUNITÀ
La battaglia giuridica è resa ancora più delicata dalla posizione assunta dall’amministrazione Trump nei confronti di Delcy Rodríguez, la vicepresidente di Maduro che dopo la sua cattura ha assunto la guida ad interim del Venezuela.
Il Dipartimento di Stato ha chiesto al Dipartimento di Giustizia di riconoscerle l’immunità in una causa civile pendente in Florida, sostenendo che Washington la considera capo di Stato dal 5 marzo. La linea della Casa Bianca appare quindi costruita su una distinzione politicamente conveniente: Maduro non sarebbe più presidente e può essere processato; Rodríguez lo è diventata e deve essere protetta dai tribunali. La difesa di Maduro ha già detto che farà notare il paradosso. L’amministrazione che decide chi governa il Venezuela decide anche chi può invocare l’immunità e chi deve comparire davanti a un giudice in uniforme carceraria.
IL PETROLIO E I MILIARDI CHE NON SI TROVANO
Dopo la cattura di Maduro, Delcy Rodríguez ha stretto rapporti più stretti con Washington. Gli Stati Uniti hanno allentato le sanzioni petrolifere e assunto il controllo di una parte delle esportazioni venezuelane. Da quelle vendite sono stati ricavati più di 13 miliardi di dollari. Non è chiaro dove siano finiti. Washington ha fornito spiegazioni contraddittorie. Un ordine esecutivo descrive gli Stati Uniti come semplici “custodi” dei fondi. Trump ha invece dichiarato che l’America sta “facendo molti soldi” con il petrolio venezuelano. Legislatori democratici e repubblicani hanno cominciato a chiedere all’amministrazione spiegazioni sulla destinazione dei fondi e sulle garanzie adottate contro la corruzione.
Maduro ha sempre sostenuto che Washington volesse rimuoverlo per mettere le mani sulle riserve petrolifere del Venezuela. Per anni la denuncia è stata liquidata come propaganda chavista. Adesso l’amministrazione che lo ha catturato controlla effettivamente le esportazioni e non spiega con chiarezza dove siano finiti i ricavi.
IL PROCESSO PRIMA DEL PROCESSO
Il 1° giugno 2027 appare lontano. Le battaglie decisive, però, inizieranno molto prima.
Maduro proverà innanzitutto a dimostrare che gli Stati Uniti non hanno il diritto di giudicarlo. Invocherà l’immunità, contesterà la legalità della cattura e sosterrà che un tribunale americano non possa trasformare un’operazione militare in un normale arresto.
Soltanto se perderà questa prima battaglia dovrà affrontare le accuse, le prove e la giuria.
Questa mattina (ieri - ndr) a Foley Square il giudice ha fissato una data. Tutto il resto, dalla legalità della cattura alla sorte del denaro venezuelano, rimane ancora senza risposta”. (aise)