La voce d’Italia/ Terremoto in Venezuela/ Boanini (Tast): “Il contributo della comunità italiana ci è stato di grande aiuto” – di Mauro Bafile


MADRID\ aise\ - – ““Grazie al nostro sistema di risposta e alla decisione presa senza perdita di tempo, siamo arrivati in Venezuela in tempi relativamente rapidi. La rete diplomatica ci ha fornito quasi tutto il necessario per iniziare a operare. Dico ‘quasi’ perché, date le circostanze, era impossibile avere tutto. Comunque, siamo stati supportati in maniera consona a quelle che erano le nostre attese. Siamo stati particolarmente avvantaggiati dalla presenza di una comunità italo-venezuelana ben integrata nel paese che ci ha fornito informazioni assai utili”, Alberto Boanini si esprime con la sicurezza di chi ha alle spalle una grande esperienza, rare volte indugia nelle risposte in cerca della parola appropriata. È il leader del “Technical Assistance Support Team” (Tast), il team di assistenza, alle dipendenze dell’Unione Europea, schierato dal governo italiano”. Ad intervistarlo è stato Mauro Bafile per “La voce d’Italia”, storica testata edita prima a Caracas e ora a Madrid, diretta da Mariza Bafile.
“Boanini ci tiene a rimarcare che il contributo della nostra comunità è stato essenziale per capire come muoversi in un paese, il Venezuela, con caratteristiche particolari
– La comunità italo-venezuelana – osserva – è molto integrata nel tessuto sociale del paese. È stata molto utile la sua conoscenza del territorio, in particolare per quel che riguarda la sicurezza; sono stati opportuni i dati circa i mezzi di trasporto e come muoversi all’interno del territorio e sono state preziose le indicazioni su come entrare nel tessuto sociale venezuelano. Sono state tutte informazioni che ci hanno aiutato a fare al meglio il nostro lavoro. Per noi – ci tiene a sottolinearlo – è una lezione appresa. Quando si hanno emergenze come queste, la presenza di una comunità italiana organizzata è fondamentale.
– Vi era mai capitato di intervenire in paesi in cui la comunità italiana, che è sempre ben integrata nel paese in cui vive e che considera una seconda patria, fosse così numerosa come quella del Venezuela?
– No, assolutamente no – ammette. Poi, dopo una breve pausa, precisa:
– È la prima volta. Forse, però, la responsabilità è nostra. Diciamo che abbiamo imparato che le nostre comunità all’estero, a prescindere dalla loro consistenza, sono un valore aggiunto. Quindi, in casi di disastri come questi, vanno consultate. I connazionali in Venezuela ci hanno aiutato ad aiutare.
DUE TEAM
La risposta italiana, dopo il sisma, è stata immediata. In tragedie come queste anche i secondi contano. A volte una manciata di minuti, un pugno di secondi fanno la differenza tra la vita e la morte. Possono trasformare la speranza in disperazione. La solidarietà italiana è stata subito presente con due squadre. La prima ad intervenire è stata quella specializzata nel soccorso delle vittime sotto le macerie. Per 7 giorni ha lottato contro il tempo nel tentativo, risultato poi inutile, di trovare dei superstiti. Ha purtroppo estratto dalle macerie solo corpi senza vita.
– Il team – spiega Boanini – è stato impegnato ad effettuare una serie di interventi di soccorso a La Guaira. Come prevede il protocollo d’impiego, una volta che quello è tornato in Italia, è intervenuta la nostra squadra. Siamo un gruppo di esperti che funge da supporto a quelli che, in casi come questi, invia l’Unione Europea. Il nostro compito è facilitare l’impiego di risorse straniere, inserendole nel meccanismo di Protezione Civile.
– Quando siete arrivati, sapevate cosa avreste trovato, a cosa sareste andati incontro?
– Al nostro arrivo – commenta –, abbiamo trovato un Paese devastato. Non ci ha sorpreso, perché lo sarebbe stata qualunque nazione vittima di un sisma di tali proporzioni. È stato un terremoto di magnitudo elevatissima, che ha colto un’area densamente popolata e con sistemi costruttivi e di manutenzione precari. Ripeto, è stato un terremoto devastante.
NELLA “ZONA ZERO”
La nostra è una conversazione telefonica. Nonostante la precarietà del collegamento, che ha caratterizzato le comunicazioni con il Venezuela negli ultimi vent’anni, non ci sono state quasi interruzioni. Raramente le interferenze e i “vuoti” hanno obbligato Boanini a ripetere una parola, una frase, ma mai un intero concetto.
– Quando vi siete recati nella “zona zero”, l’area di maggiore devastazione, cosa avete trovato? A vostro avviso, la prima assistenza ai feriti e la ricerca tra le macerie sono avvenute attraverso gruppi organizzati ed attrezzati per il soccorso o da volontari e familiari delle vittime? Pompieri e Protezione civile hanno reagito immediatamente?
Tace. È solo un istante ma ci sembra un’eternità. Poi, scandendo le parole ci commenta:
– Inizialmente, come sempre accade in casi drammatici come questo, Pompieri e Protezione civile sono travolti dall’evento. È difficile che si abbiano, in un paese che ha chiesto l’assistenza internazionale, tutti gli strumenti per intervenire e gestire la tragedia. Non ci ha sorpreso constatare che mancavano le attrezzature necessarie. Noi ne abbiamo portate di nostre. Così siamo riusciti ad integrarci con le forze locali e a cominciare a lavorare. Ci siamo diretti subito a La Guaira, sapevamo che eravamo stati destinati a quella località.
– Quando siete partiti dall’Italia, avevate un’idea di quello che avreste incontrato?
– Sì, direi di sì – spiega -. Oggi i giornali, il sistema di networking, il Whatsapp permettono, analizzando le immagini, di farsi un’idea della tragedia. Le immagini ci hanno fatto capire la vastità dell’evento e del suo effetto distruttivo. Comunque, abbiamo sistemi che ci permettono di capire a cosa andremo incontro. E poi, quando un Paese richiede l’assistenza internazionale vuol dire che è veramente in difficolta.
Una volta nella “zona zero”, ai team italiani è stata data la possibilità di stabilire la propria base delle operazioni nel campo di baseball. Ciò, commenta Boenini, “ha permesso di stare insieme ad altri team di soccorso, di condividere opinioni ed esperienze”. Il capo dello Tast ci tiene a precisare che il lavoro di soccorso, non è stato mirato alla nostra comunità, anche se dall’Ambasciata riceveva informazioni, indirizzi, segnalazioni che erano puntualmente verificate.
– Il nostro – spiega – è stato fin dal primo momento un intervento generale. Quando si arriva nel luogo di una tragedia non si possono fare discriminazioni. Si soccorrono tutti.
Chiediamo quali siano stati i momenti più difficili vissuti dalle due squadre italiane e la risposta è stata immediata e inequivoca:
– L’estrazione dei corpi, il contatto con la popolazione che volevamo aiutare a tutti i costi e in tutte le maniere. Abbiamo preso coscienza della tragicità dell’accaduto. Siamo tecnici, valutiamo gli aspetti tecnici ma siamo anche umani. Cerchiamo di gestire i sentimenti ma, mi creda, certe cose, quel che si vede e si vive, hanno un grande impatto su di noi.
– Quali lezioni vi portate in Italia, che ritenete vi potranno essere d’aiuto nel futuro?
– Come ho già detto – puntualizza Boanini – l’importanza delle nostre comunità all’estero. In questo caso, la comunità italo-venezuelana ci ha aiutato tantissimo. Direi che è stata fondamentale nello svolgimento della nostra missione. Il terremoto ci ha fatto scoprire un Paese bellissimo e una comunità italiana che non ha smesso di stupirci giorno dopo giorno.
Per concludere, Boanini commenta che il primo team, quello specializzato nel soccorso immediato dei sopravvissuti e delle persone intrappolate tra le macerie, era composto da 33 esperti mente il Tast da 12”. (aise)