La voce d’Italia/ Terremoto in Venezuela, si aggrava la crisi umanitaria


CARACAS\ aise\ - “Mentre le squadre di soccorso, provenienti da ogni parte del mondo, cominciano tornare ai loro paesi d’origine e continuino ad arrivare medicine e alimenti espressione della solidarietà internazionale, il quadro d’emergenza in Venezuela, a seguito del devastante doppio movimento tellurico, si profila di estrema gravità. Configura una crisi umanitaria e logistica dalle proporzioni monumentali”. È quanto si legge sulla “Voce d’Italia”, storica testata edita prima a Caracas e ora a Madrid, diretta da Mariza Bafile.
“Secondo i dati ufficiali diramati dalle istituzioni governative, il bilancio delle vittime documentate, stando all’ultimo bollettino ufficiale, ha raggiunto la drammatica quota di almeno 3.535 decessi, cui si sommano ben 16.740 feriti. L’impatto distruttivo sulle infrastrutture civili ha privato della propria abitazione 17.854 cittadini.
Nonostante l’efficacia dei primi interventi dei vigili del fuoco, che hanno consentito il salvataggio di 6.462 superstiti nelle ore immediatamente successive alla tragedia, le operazioni di localizzazione e recupero non hanno registrato alcuna interruzione.
Sul piano politico e istituzionale, si riscontra una forte discrepanza nei dati relativi ai dispersi: se le fonti ministeriali attestano formalmente la cifra a 157 unità, le reti di coordinamento sociale e l’iniziativa civile denominata “Dispersi Terremoto Venezuela” denunciano uno scenario ben più allarmante, avendo censito oltre 30.000 segnalazioni di cittadini irreperibili di cui non si hanno notizie.
La gestione della popolazione rimasta senza tetto ha imposto l’attivazione immediata di protocolli di accoglienza straordinaria. Il piano di emergenza governativo ha registrato il ricovero di 14.634 sfollati, dislocati all’interno di una rete di 87 campi di accoglienza temporanea eretti nelle aree maggiormente colpite.
La provincia costiera di La Guaira si conferma l’epicentro della devastazione, concentrando la quota più alta di assistenza logistica con 8.613 civili distribuiti in 26 strutture di contenimento.
Nella capitale Caracas, i rifugiati censiti sono attualmente 4.961, mentre lo stato di Miranda ospita 1.060 persone. In questo scenario, i rappresentanti dei ministeri competenti hanno formalizzato la necessità di una cooperazione strategica permanente, sottolineando lo sforzo congiunto tra il settore pubblico, i soggetti privati e le organizzazioni locali per «moltiplicare le capacità logistiche e umane, assicurando che ogni famiglia riceva tutto l’aiuto possibile».
A differenza delle Ambasciate e i Consolati spagnoli e portoghesi, che continuano ad aggiornare costantemente il numero dei morti, dei feriti e dei dispersi che purtroppo crescono quotidianamente, dalla rappresentanza diplomatica italiana e dalla Farnesina non si hanno aggiornamenti circa il numero dei morti o dispersi italo-venezuelani.
Sul terreno della catastrofe, in particolare nelle arterie stradali e nei quartieri distrutti di La Guaira, le manovre di scavo proseguono in condizioni di estrema precarietà. A complicare il quadro geopolitico dell’assistenza concorre il progressivo disimpegno dei contingenti umanitari esteri. Questa defezione ha spinto circa 200 minatori artigianali, originari dei giacimenti auriferi meridionali del Paese, a mobilitarsi verso il litorale per supportare le famiglie dei dispersi nelle operazioni di perforazione delle macerie. L’intervento di queste squadre, pur contravvenendo talvolta alle direttive di sicurezza per l’elevato rischio di cedimenti strutturali, si è rivelato determinante per il superamento dei blocchi di cemento armato.
Il contributo tecnico e l’esperienza di questi minatori nell’affrontare ambienti sotterranei instabili hanno consentito il salvataggio di vite umane laddove i canali ufficiali avevano già interrotto le ricerche. Nonostante le esalazioni prodotte dalla decomposizione dei corpi e il rischio permanente di scosse di assestamento, la coalizione tra civili e minatori prosegue quotidianamente nell’opera di rimozione dei detriti, sopperendo alla cessazione del supporto internazionale”. (aise)