L’Italoamericano/ A colloquio con l’ambasciatore Peronaci in California – di Silvia Nittoli

LOS ANGELES\ aise\ - “La prima visita ufficiale dell’ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti, Marco Peronaci, ha rappresentato un momento significativo per l’azione diplomatica italiana sulla West Coast, riaffermando al contempo la coesione e la solidità della rete istituzionale italiana negli Stati Uniti. Una visita che è stata inaugurata nel Nord della California, a San Francisco, con l’incontro con il sindaco della città Daniel Lurie e il governatore Gavin Newsom e che poi è proseguita a Los Angeles”. Silvia Nittoli de L’Italo-Americano Newspaper lo ha incontrato e intervistato “nel corso dell’evento di benvenuto presso l’Istituto Italiano di Cultura di Westwood, da dove ha lanciato un messaggio per tutti gli italiani e gli italo-americani di Los Angeles.
“Questa amministrazione ha commemorato Cristoforo Colombo, che è un pezzo importante di storia, abbiamo dunque un’ottima posizione per mantenere la visione a lungo termine per riuscire a navigare questi tempi difficili e per credere che il nostro impegno negli Stati Uniti, in California e a Washington, sia la strada migliore da seguire per il futuro dell’Italia, dell’Europa e della comunità atlantica”.
D. Ambasciatore Peronaci, benvenuto nel Sud della California. La città di Los Angeles è un ponte di innovazione, start-up ed economia dello spazio, ambiti in cui l’Italia è forte. La collaborazione con la NASA è un elemento chiave nei rapporti tra Italia e Stati Uniti. Qual è la politica che state portando avanti in questi settori?
R. “Una delle prime visite che ho fatto negli Stati Uniti è stata proprio alla NASA, in Texas, a Houston, e oggi sono stato anche al JPL di Pasadena. Sono venuto qui con l’intento di visitare il distretto aerospaziale. Siamo stati anche al Caltech, l’università, dove abbiamo incontrato molti ricercatori, scienziati e ingegneri aerospaziali italiani. Abbiamo parlato molto di spazio, anche perché abbiamo firmato da pochissimo una “letter of intent” con la nuova gestione della NASA per rafforzare la collaborazione. L’Italia è il primo Paese ad aver firmato un accordo con la NASA e, come sapete, il Presidente Trump ha annunciato l’obiettivo di tornare presto sulla Luna e di stabilire una presenza permanente. Gli italiani daranno un contributo concreto, perché siamo impegnati nella costruzione dei moduli abitativi lunari. Inoltre, abbiamo anche un accordo con Prada per rendere più curata l’uniforme degli astronauti: un equipaggiamento altamente tecnologico, ma che deve essere anche bello. Quindi, se guardate il cielo, vedrete molta Italia e molta America insieme”.
D. Questo è anche l’anno della cucina italiana: molti comparti stanno andando bene negli Stati Uniti nonostante le tariffe. Come definirebbe la situazione attuale?
R. “È l’anno in cui la cucina mediterranea è diventata patrimonio dell’umanità e abbiamo organizzato eventi molto importanti, nonostante le difficoltà legate alle tariffe, anche sulla pasta. Devo dire, però, che stiamo superando queste criticità. Certamente, la politica tariffaria non è qualcosa che accogliamo con favore, ma abbiamo visto che lavorando bene e comunicando alle autorità americane i nostri punti di vista e le nostre esigenze, è possibile trovare soluzioni. Alla fine, l’impatto di quest’anno non ha fermato le nostre esportazioni, che sono comunque cresciute di oltre il 5%, mentre altri Paesi hanno registrato un calo. Le nostre imprese dimostrano resilienza e capacità di conquistare nuove posizioni. Questo perché il nostro prodotto non è solo eccellente, ma porta con sé una storia e un immaginario, per tornare al cinema, che qui è molto sentito”.
D. Prima degli Stati Uniti, Lei ha ricoperto la carica di rappresentante permanente dell’Italia presso la NATO a Bruxelles. Quale situazione percepisce oggi nel rapporto tra Italia e Stati Uniti?
R. “Ho partecipato recentemente a una conferenza del Milken Institute in cui abbiamo discusso proprio di questi temi. Riteniamo che il legame euro-atlantico e transatlantico sia uno dei principali fattori di stabilizzazione globale, soprattutto in un periodo in cui la stabilità è più necessaria che mai. L’anno scorso abbiamo raggiunto un accordo importante con gli Stati Uniti e con la NATO per aumentare le spese per la difesa in Europa. Credo che ci siano tutte le condizioni per confermare e attuare questo impegno, assumendo maggiori responsabilità in Europa, con benefici anche per le nostre industrie ad alta tecnologia, e rafforzando al tempo stesso il legame di lungo periodo che ci unisce all’America”.
D. Milano-Cortina è stata una grande vetrina per l’Italia. Tra qualche anno anche Los Angeles ospiterà le Olimpiadi: in che modo queste occasioni possono favorire la collaborazione tra Italia e Stati Uniti?
R. “Sono eventi fondamentali. L’Italia ha dimostrato, anche con Milano-Cortina, di saper organizzare grandi appuntamenti con successo. Si tratta di un’Olimpiade complessa, distribuita su territori ampi e diversificati, ma con una capacità di attrazione straordinaria. Abbiamo registrato numeri altissimi di visitatori americani e quest’anno stiamo raggiungendo cifre record. Fin dall’inizio abbiamo condiviso con gli Stati Uniti il racconto delle Olimpiadi, proiettandoci anche verso Los Angeles 2028, a cui tengono molto. È diventato un vero e proprio leitmotiv. Abbiamo organizzato anche un evento a Washington per preparare le Olimpiadi, che inizialmente abbiamo dovuto sospendere per una nevicata eccezionale che ha paralizzato la città. Lo abbiamo poi riprogrammato ed è stato un grande successo. Tutto questo per dire che, sui Giochi Olimpici, esiste già un lavoro comune tra Italia e Stati Uniti che continuerà fino al 2028 e che coinvolgerà direttamente questa splendida città”.
D. La sua visita a Los Angeles ha incluso anche la stella sulla Hollywood Walk of Fame di Sophia Loren, simbolo di un cinema che fa parte della storia dell’Italia. In che modo, secondo lei, l’Italia può trovare anche un suo spazio nel cinema hollywoodiano di Los Angeles?
R. “L’Italia è da tempo una delle grandi potenze iconiche della cinematografia mondiale. Proprio per questo, all’inizio della mia visita, ho voluto rendere omaggio ai nostri grandi artisti. Los Angeles è una città che non dimentica tutto questo: sono stato recentemente all’Academy Museum e i nomi e i volti degli uomini e delle donne che hanno fatto il cinema italiano sono ancora molto presenti in questo contesto. Il cinema è arte, è espressione estetica, è racconto storico; ma è anche industria creativa, alta tecnologia e connessione. Per l’Italia partire da qui è sempre fondamentale, perché siamo un Paese che unisce, un Paese aperto al mondo. Vogliamo dare il nostro contributo affinché, anche in questa fase complessa, questi valori emergano, e siamo certi che, insieme all’America e a questa regione degli Stati Uniti, tutto questo potrà realizzarsi”.
D. Giornali come L’Italo-Americano raccontano le comunità italiane negli Stati Uniti, anche a livello locale. Quanto è importante continuare a promuovere queste realtà?
R. “È fondamentale. Non si tratta solo di realtà locali: sono l’essenza e il fondamento della forza dei nostri rapporti. Uno dei primi grandi eventi a cui ho partecipato è stato l’incontro della NIAF, l’Associazione Nazionale Italo-Americana. Ho percepito una presenza molto forte e una grande volontà di esprimere questo attaccamento e questa proiezione verso il futuro, che mi ha profondamente emozionato. Recentemente, gli italo-americani hanno dato anche una prova concreta di solidarietà, raccogliendo fondi per i disastri avvenuti nel Sud Italia, in Sicilia. Questo conferma quanto sia forte il legame e quanto ci siano vicini. Oltre alla dimensione sentimentale, c’è anche un impatto politico ed economico: molti italo-americani occupano posizioni di rilievo nella politica, nella scienza, nell’impresa e nell’industria. Dialogare e lavorare con loro è un grande aiuto per il nostro sistema negli Stati Uniti, non solo per il passato, ma soprattutto per il futuro””. (aise)