Messaggero di Sant’Antonio/ Il geologo dei vulcani – di Laura Napoletano

PADOVA\ aise\ - “L’Ecuador conta quasi 30mila italiani, compresi gli italo-venezuelani fuggiti dal Paese dell’ex presidente Nicolás Maduro. L’Ecuador non è mai stato attrattivo per l’emigrazione italiana, ma da qualche anno l’indice punta verso l’alto. Secondo i dati del Comites (Comitato degli italiani all’estero), la consistenza della nostra comunità è di tutto rispetto, se confrontata, ad esempio, con quella del Messico: un territorio molto vasto dove vivono circa 50mila italiani. Molti nostri connazionali che hanno scelto l’Ecuador sono diventati imprenditori; altri lavorano nelle università, come nel caso del cagliaritano Maurizio Mulas che a Guayaquil si è sposato con Natali ed è diventato padre di Noelia”. Ad intervistarlo è stata Laura Napoletano per il “Messaggero di Sant’Antonio – edizione italiana per l’estero” di giugno.
““In Italia mi muovevo spesso da una città all’altra – racconta Mulas –, ma prima di venire in Ecuador avevo avuto solo un’esperienza estera, grazie a un dottorato che ho seguito in Svizzera. Sono arrivato in Ecuador con il progetto “Prometeo”, finanziato dal governo ecuadoriano per accogliere professionisti con un dottorato al fine di aiutare la ricerca a decollare. Oggi lavoro come professore associato all’ESPOL (Escuela Superior Politecnica del Litoral di Guayaquil). Vivere a Guayaquil è un po’ come stare nel nostro Meridione: gente calorosa, molto gentile e vivace. Il clima non è diverso dalla mia Cagliari. Mi manca solo il maestrale”.
Diventato da qualche anno un polo attrattivo per numerosi ricercatori, l’Ecuador, nel nome del progetto nazionale del “Buen Vivir”, ce la sta mettendo tutta per risollevarsi, puntando sull’alta formazione. Per richiamare professionisti da tutto il mondo, il governo ha elaborato il progetto “Prometeo” che cerca di rafforzare la ricerca e la didattica, proponendo loro di lavorare da 2 a 12 mesi presso università, istituti di ricerca pubblici e altre istituzioni che necessitano di assistenza nello sviluppo di progetti di ricerca in settori chiave.
“Stando qui – prosegue Mulas – ho provato sulla mia pelle i pregiudizi sugli italiani. Gli ecuadoriani sono un popolo che, come dico sempre, non conquista il mondo solo perché non ne ha voglia. Lavora, ma ha bisogno di tempo per mostrare quello che vale”.
Laureatosi in geologia all’Università di Cagliari, Maurizio Mulas lavora alla Facoltà di Scienze della Terra di Guayaquil, oltre a prestare la propria professionalità all’ESPOL.
I suoi studi si concentrano sui depositi vulcanici e sul fattore del rischio. E nel piccolo Paese sudamericano il lavoro decisamente non manca: l’Ecuador conta 84 vulcani, 24 dei quali sono ancora attivi. “In Italia ho svolto un dottorato di ricerca e ho fatto diversi corsi di perfezionamento, ma per coronare il mio sogno professionale sono dovuto venire qui, a oltre 10mila chilometri di distanza dalla Sardegna. Tuttavia, sono contento della mia scelta. Qui in Ecuador ho trovato un contesto che ha voglia di crescere e di fare ricerca, un ambiente che permette ai giovani di avere indipendenza e iniziativa nelle proprie ricerche. Ho sempre creduto nella mia professione. E qui il lavoro viene valorizzato. Con l’ESPOL investiamo molto sulle relazioni internazionali per mandare gli studenti ecuadoriani all’estero. Per questo tengo vivi i rapporti con le Università di Cagliari, Pisa, Catania e Firenze”.
Mulas è orgogliosissimo della sua identità.
“Difendo con orgoglio le mie radici sarde senza la presunzione di voler essere migliore di un ecuadoriano. Promuovo le nostre tipicità, ma allo stesso tempo mi entusiasmo per le sagre e i festival di Guayaquil, Manta o Quito. Seguo ogni domenica le partite del Cagliari, ho la bandiera dei quattro mori nella mia auto e in ufficio. Guardo programmi italiani, ma l’unica associazione che frequento è la Società Dante Alighieri che ci aiuta tantissimo a risolvere i problemi burocratici. Ho conosciuto parecchi italiani, come Salvo Foti e Luigi Orlandi, persone stupende che fanno tantissimo per la nostra comunità in Ecuador””. (aise)