Messaggero di Sant’Antonio/ La squadra del Papa – di Giorgia Miazzo


PADOVA\ aise\ - “Il 3 aprile ricorre il 120° anniversario della nascita del Club Atlético Boca Juniors ovvero CABJ, effigie del calcio argentino e sudamericano. Squadra di caratura mondiale, los xeneizes vantano la vittoria di 52 tra titoli e coppe nazionali e 22 internazionali. Statistiche che li consacrano autorevolmente nell’olimpo del calcio sudamericano e internazionale. Il Boca Juniors è un ulteriore prestigioso contributo della comunità italiana alla società e alla cultura argentina. Un fattore che rende ancora più intenso il legame tra i due Paesi. E con un tesserato d’eccezione: papa Francesco, che pur essendo tifoso del San Lorenzo, squadra anch’essa di Buenos Aires, è il socio con la tessera n. 1 del Boca Juniors, squadra che ha sostenuto un progetto a favore dello sviluppo delle scuole argentine, gestito da Scholas Ocurrentes, un’organizzazione internazionale di diritto pontificio”. Ne scrive Giorgia Miazzo sul “Messaggero di Sant’Antonio – edizione per l’estero” di aprile.
“Il Papa ha, infatti, ricevuto con gratitudine la tessera del club xeneize, come simbolo di sostegno e gratitudine per la realizzazione di questo importante progetto didattico.
Il Boca Juniors nacque nel 1905 nell’omonimo quartiere di Buenos Aires, la zona più orientale della capitale, dove, nel XIX secolo, si insediarono numerosi migranti italiani, in maggior parte genovesi. All’epoca il quartiere era poco abitato in virtù della sua posizione decentrata e defilata rispetto al cuore della città, e del fatto che l’area era soggetta a inondazioni. Eppure il valore economico dei terreni consentì ai migranti di stabilirsi e di creare una folta comunità. La zona de La Boca è l’unico porto naturale della capitale dove i liguri, popolo di celebri e storici navigatori, favorirono lo sviluppo di esercizi commerciali marittimi. Le feconde attività portuali integrarono perfettamente la comunità ligure nella società argentina, attraendo numerosi altri migranti provenienti da tutta Italia.
Los xeneizes, i genovesi
Fu il quartiere de La Boca a dare i natali a una delle squadre più emblematiche e blasonate del calcio mondiale, in quanto il Club Atlético Boca Juniors è figlio di tre giovani di origini genovesi (Esteban Baglietto, Alfredo Scarpatti e Santiago Sana) e di due fratelli di Potenza (Juan Antonio Farenga e José Teodoro Farenga). I cinque italo-argentini furono unanimi sulla scelta del nome da dare alla squadra in modo tale che onorasse la propria storia e il suo quartiere: Boca Juniors, ovvero i Ragazzi de la Boca, soprannominati anche los xeneizes, termine che deriva dalla parola Zena, ossia Genova nel dialetto ligure. Tuttavia, una volta concordato il nome della squadra, divenne necessario stabilire i colori sociali.
L’idea fu del giovane italo-argentino Juan Brichetto che, dopo aver aderito al gruppo dei fondatori, propose di ispirarsi al colore della bandiera della prima nave che quel giorno sarebbe attraccata al porto de La Boca, così si scelse il giallo-blu della Svezia, in quanto fu la prima imbarcazione che ormeggiò al molo issando la sua bandiera.
Il Club Atlético Boca Juniors può considerarsi una creazione autenticamente italiana e un simbolo della cultura sportiva del Paese sudamericano, ulteriore esempio che restituisce la simbiosi tra queste due nazioni, un legame che testimonia l’impatto capillare della comunità italiana nella costruzione della società argentina.
Paradossalmente l’impronta genovese si rintraccia anche nella squadra cittadina rivale, il Club Atlético River Plate, fondato quattro anni prima, nel 1901, da un gruppo di giovani di origi ne ligure. Le due squadre si affrontano tuttora nel celebre derby definito el Superclásico, costituendo una delle rivalità più accese – e molto spesso violente – del calcio mondiale.
Oggi il Boca Juniors è oggetto di culto da parte di innumerevoli appassionati di tutto il mondo. Un fenomeno singolare e allo stesso tempo stupefacente che trascende lo stesso sport, reclamando un ruolo eminente nella storia di Buenos Aires, una storia dall’ennesimo tocco italiano”. (aise)