Sbs Italian/ “Prendo la residenza permanente in Australia e lascio il lavoro”: utopia o realtà? – di Paolo Gallo e Jacopo Iannelli

SYDNEY\ aise\ - Per molti migranti in Australia, ottenere la residenza permanente rappresenta il traguardo di un percorso lungo e spesso complesso. Ma cosa succede una volta ricevuta la tanto attesa conferma? Questo il tema al centro del servizio a cura di Paolo Galo e Jacopo Iannelli trasmesso su Sbs Italian, broadcasting in onda, in italiano, in tutta l’Australia.
“Una delle frasi più comuni tra chi si trova sotto sponsor è: “Appena prendo la PR lascio il lavoro”.
Dal punto di vista legale, spiega l'avvocato di immigrazione Alberto Fascetti, con un visto 186 la possibilità esiste.
Dal momento in cui viene concessa la residenza permanente, il titolare di un visto 186 può lavorare in Australia come residente permanente. Il dipartimento di Home Affairs precisa, tuttavia, che ci si aspetta che il lavoratore rimanga con il datore di lavoro che lo ha nominato per almeno due anni.
“Il limite vero riguarda l’intenzione dichiarata al momento della domanda”, spiega Fascetti. Se emergesse che la nomination è stata usata solo per ottenere la residenza permanente, Home Affairs potrebbe valutare la cancellazione del visto ai sensi della Section 109 del Migration Act.
Per questo, aggiunge, lasciare il lavoro subito dopo l'ottenimento della PR può essere rischioso. “La cancellazione è rarissima, ma questa è la situazione che espone di più”, spiega Fascetti.
Per Davide, l'ottenimento della residenza permanente è stata l'occasione per cambiare completamente vita professionale. Dopo anni in cucina come chef, aveva iniziato a chiedersi quanto a lungo avrebbe potuto continuare con un lavoro fisicamente impegnativo e poco compatibile con la vita familiare.
“La settimana dopo che ho preso la PR mi sono licenziato da quel posto di lavoro”, racconta Davide.
Per quattro anni, tra sponsor e domanda di permanent residency, Valeria Pestuggia aveva pensato che una volta ottenuta la PR avrebbe lasciato immediatamente l'azienda. Poi, quando la residenza è arrivata, qualcosa è cambiato.
“Ho detto chiaramente: se non cambia niente nei prossimi mesi, cambio. Mi hanno dato una promozione e un aumento, quindi gli ho dato un'altra chance”, racconta.
Oggi, oltre un anno dopo l'ottenimento della PR, lavora ancora per la stessa azienda.
Per Stefano, invece, il percorso verso la residenza permanente è durato quasi quanto la sua permanenza in Australia: vive nel Paese da 12 anni e ne ha trascorsi circa nove tra sponsor e bridging visa.
Ma qualche settimana fa ha finalmente ricevuto la PR: “stavo andando al lavoro e mi chiama il mio migration agent. Era fine luglio e mi fa: ‘Do you believe in Christmas in July?”.
Anche Cristiana Crivellaro pensava che si sarebbe dimessa immediatamente dopo aver ottenuto la PR. Ma prima di lasciare il suo lavoro ha aspettato di trovarne un altro.
“Le possibilità di crescita nel posto in cui ero non c'erano”, racconta”. (aise)