1913-2023: 110 anni della sede dell’Ambasciata d’Italia a Berna – di Giovanni Longu

BERNA\ aise\ - Tra i tanti anniversari meritevoli di essere ricordati quest’anno, a molti italiani residenti in Svizzera, soprattutto nella regione di Berna, potrebbe interessare anche quello dei 110 anni della sede dell’Ambasciata d’Italia di Berna.
Viene qui rievocato non tanto perché questa sede è un manufatto di pregio, ma soprattutto perché da 110 anni accoglie i massimi rappresentanti dello Stato italiano. Ricordandone l’origine non si può non parlare anche del marchese Raniero Paulucci di Calboli, il primo inquilino che l’ha scelta e acquistata per dare alla rappresentanza diplomatica italiana una sede “dignitosa” e corrispondente all'importanza che l’Italia aveva raggiunto in Europa e nel mondo agli inizi del secolo scorso.
Prima del 1913: sedi provvisorie
Prima del 1913 la rappresentanza diplomatica italiana a Berna (allora Legazione… fino al 1953, quando divenne Ambasciata) non aveva una sede di proprietà dello Stato italiano, ma utilizzava in locazione locali privati nel quartiere storico Kirchenfeld, sviluppatosi negli ultimi decenni dell’Ottocento anche grazie al contributo lavorativo e imprenditoriale italiano. I capimissione (incaricati d’affari, plenipotenziari, ambasciatori) alloggiavano generalmente in ville isolate o nel Bernerhof (vicino al Palazzo federale), allora l’unico hotel di lusso della capitale, che accoglieva solitamente gli ospiti illustri della Confederazione.
Nel 1912 fu chiamato a dirigere la Legazione italiana il marchese Raniero Paulucci di Calboli, un brillante diplomatico con esperienze a Londra, Vienna, Parigi… Giunto a Berna e accreditato presso il Consiglio federale come ministro plenipotenziario di prima classe del Re d’Italia (febbraio 1913), deve aver trovato la sede assegnatagli inadeguata ai suoi compiti e al prestigio dell’Italia. Egli stesso (contrariamente a quel che si legge nel sito Web dell’Ambasciata), senza una residenza corrispondente al suo rango e vicino agli uffici della Legazione, preferì alloggiare, come il suo predecessore Fausto Cucchi Boasso, al Bernerhof.
Dopo il 1913: una sede propria “dignitosa”
La sede diplomatica italiana era in effetti inadeguata all'intensificarsi dei rapporti italo-svizzeri negli ultimi decenni, non da ultimo per il continuo flusso immigratorio dall'Italia e lo sviluppo incessante degli scambi commerciali, ma probabilmente anche ai nuovi compiti che lasciavano presagire i venti di guerra che cominciavano a soffiare in Europa. La Svizzera, Berna, era considerata centrale per le informazioni.
Al marchese Paulucci, che godeva di grande notorietà e di notevoli beni di famiglia, non dev'essere stato difficile trovare una sede più consona nello stesso quartiere Kirchenfeld. Così, nel novembre 1913, acquistò in proprio una delle più belle ville (Villa Kern) della capitale con l’adiacente dépendance e un grande parco.
La villa (Elfenstrasse 10) venne utilizzata dal marchese come residenza del Capo Missione e della sua famiglia (lui stesso, la moglie Virginia Lazzari Tornielli, nipote di un influente diplomatico e i due figli Fulcieri, futuro medaglia d’oro, e Camilla), mentre il secondo edificio (Elfenstrasse 14) fu destinato a Cancelleria diplomatica e sede ufficiale della Legazione italiana.
Il complesso architettonico, funzionale e “dignitoso”, si distingue soprattutto per la varietà degli stili architettonici (l’Heimatstil che ben si accompagna con lo Jugendstil o Art Nouveau e alcune forme neobarocche) che gli conferiscono un carattere romantico per il facile richiamo a ville e residenze borghesi di fine secolo, spesso, come in questo caso, immerse in parchi lussureggianti. Evidentemente il marchese aveva anche buon gusto, oltre che straordinarie doti diplomatiche.
“Il padre di Fulcieri”
Probabilmente, egli sarà ricordato, nella storia dei rapporti italo-svizzeri, oltre che per l’acquisizione della sede diplomatica, per il rafforzamento dell’“amicizia” tra i due Paesi (anche grazie ai legami di amicizia col consigliere federale Giuseppe Motta e con altre personalità della politica svizzera) in un periodo particolarmente difficile (prima guerra mondiale), per il prestigio che godeva negli ambienti letterari e artistici, per le sue grandi doti di comunicatore in più lingue, ecc.
Egli sarà ricordato certamente, nella storia dell’immigrazione italiana in Svizzera, anche per la grande empatia dimostrata verso i connazionali immigrati. Per conoscere i loro problemi visitò numerosi cantieri, le principali “colonie” e le loro organizzazioni. Prima, durante e dopo la guerra intervenne più volte presso il Governo per segnalare i problemi, “le lacrime di dolore della parte più debole ed indifesa della nostra emigrazione”, ma anche proponendo soluzioni. Ed era sincero. Ma sulla sua tomba volle che si scrivesse: “Fu il padre di Fulcieri”. (giovanni longu\aise)