La Missione italiana all’ONU presenta a Ginevra “Climbing Iran” di Francesca Borghetti

GINEVRA\ aise\ - La Rappresentanza Permanente d’Italia presso le Organizzazioni Internazionali a Ginevra entra nel vivo degli eventi organizzati in occasione del ritorno dell’Italia nel Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite con la proiezione del documentario “Climbing Iran”, realizzato nel 2020 dalla regista italiana Francesca Borghetti.
Il Film documentario, proiettato al Cinema Bio di Carouge, racconta l’incontro virtuale tra Nasim Eshqi, alpinista iraniana, e Francesca Borghetti. Tutto nasce da una conversazione online, dopo che la regista scopre la storia di quella che viene considerata l’unica donna in Iran capace di aprire nuove vie di arrampicata sulle montagne del Paese.
Colpita dalla sua vicenda umana e sportiva, Francesca Borghetti sente l’esigenza di raccontare al mondo la storia di Nasim. Nel farlo, si pone anche importanti interrogativi sulla rappresentazione dell’identità femminile: può mostrarla senza velo? La risposta di Nasim è immediata e inequivocabile: fuori dall’Iran, sì. La regista attinge così al suo archivio personale di fotografie, che documentano un percorso di crescita difficile, coraggioso e profondamente anticonformista.
Nata nel 1982, Nasim è stata costretta a indossare il velo all’età di nove anni, come previsto dalla legge islamica. Quel momento ha segnato una netta separazione tra la vita sua e quella della sorella rispetto ai due fratelli maschi, con i quali fino ad allora non aveva percepito alcuna differenza di trattamento.
Prima attraverso il modo di vestire, poi praticando skateboard e kickboxing, senza mai rinunciare al suo smalto rosa, Nasim si emancipa progressivamente dalle aspettative che la società iraniana impone alle donne. Sarà però sulle montagne dell’Iran che scoprirà il free climbing, disciplina che contribuirà in modo decisivo alla sua crescita personale.
Dalle numerose recensioni dedicate all’opera cinematografica di Francesca Borghetti emerge come il film documenti le difficoltà tecniche e umane di uno sport che si presta a profonde letture metaforiche e filosofiche: aprire una nuova via significa tracciare un percorso che altri potranno seguire, condividendo un’esperienza capace di superare confini geografici e culturali. Una sequenza intensa mostra, sullo sfondo di un cielo plumbeo, le notizie provenienti da diverse parti del mondo che testimoniano le difficoltà incontrate in Iran dalle donne nell’esprimersi attraverso lo sport, mentre la cosiddetta “polizia morale” continua a monitorare e reprimere le violazioni delle rigide norme sull’abbigliamento femminile.
La storia trova poi una svolta positiva grazie al sostegno di sponsor tedeschi che permettono a Nasim di trasferirsi in Europa e di continuare la propria attività sportiva. In Italia incontra anche una guida di arrampicata con il quale esplora le montagne del Trentino. Rimane tuttavia significativo il cartello finale del documentario, che precisa come Nasim non svolga attività politica contro il governo iraniano e rispetti le leggi del proprio Paese: una precisazione che appare quasi come una necessaria forma di tutela.
Quella di Nasim Eshqi è una storia di coraggio, determinazione e libertà. Una storia che parla di emancipazione attraverso la montagna, vissuta come spazio di uguaglianza e di indipendenza, dove la roccia diventa simbolo di resistenza e il vento espressione di libertà.
Una storia che Sua Eccellenza Luigi Vignali, Rappresentante Permanente presso le OOII a Ginevra, ha saputo valorizzare con sensibilità nel suo intervento introduttivo, rivolgendosi al numeroso pubblico presente alla proiezione e sottolineando il valore universale dei diritti umani e dell’inclusione.
Ancora una volta, l’Italia dimostra di sapersi distinguere nell’affrontare temi complessi e delicati, promuovendo il dialogo internazionale sui diritti umani attraverso la cultura, il confronto e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica. La scelta di presentare un documentario come Climbing Iran non rappresenta soltanto un'iniziativa culturale, ma testimonia una precisa volontà politica e diplomatica di sostenere la libertà di espressione, l’uguaglianza di genere e l’emancipazione femminile, principi fondamentali sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
L’impegno italiano nel campo dei diritti umani si sviluppa da anni sia in ambito nazionale sia all’interno delle principali organizzazioni internazionali, con particolare attenzione alla tutela delle donne, alla lotta contro ogni forma di discriminazione, alla protezione delle minoranze e alla promozione delle libertà fondamentali. Attraverso la propria azione diplomatica presso le Nazioni Unite e le organizzazioni internazionali con sede a Ginevra, l’Italia contribuisce attivamente alla costruzione di un sistema multilaterale fondato sul rispetto della dignità della persona, sullo stato di diritto e sulla cooperazione tra i popoli.
In questo contesto, la partecipazione italiana nel Consiglio dei Diritti Umani assume un valore particolarmente significativo. Essa offre l’opportunità di rafforzare il ruolo dell’Italia come promotrice di iniziative volte a favorire il dialogo interculturale, la difesa dei diritti delle donne e il sostegno a coloro che, in molte parti del mondo, continuano a lottare per la libertà e l’autodeterminazione. La storia di Nasim Eshqi diventa così non solo il racconto di una straordinaria esperienza personale, ma anche il simbolo di una battaglia universale per l’uguaglianza e il riconoscimento dei diritti fondamentali, valori che l’Italia continua a sostenere con convinzione sulla scena internazionale. (carmelo vaccaro*\aise)
* consigliere cgie e coordinatore saig