Roma imperiale a Washington: Traiano entra nell’Ambasciata d’Italia – di Gabriella Ferrero

WASHINGTON\ aise\ – A Washington Traiano, in fondo, non arriva davvero da straniero. Basta attraversare la capitale americana, osservare le colonne del Campidoglio, i grandi portici e i frontoni degli edifici federali per riconoscere quanto dell’immaginario dell’antichità classica sia entrato nel linguaggio con cui gli Stati Uniti hanno scelto di rappresentare le proprie istituzioni.
È proprio su questo dialogo fra mondi separati da quasi duemila anni che nasce “Art and Life in Imperial Rome. Trajan and His Times”, la mostra ospitata dall’Ambasciata d’Italia a Washington in occasione del 250esimo anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza americana. Aperta il 25 settembre scorso e visitabile fino al 31 gennaio 2027, l’esposizione porta statue romane e affreschi pompeiani all’interno di uno degli edifici più contemporanei della diplomazia italiana negli Stati Uniti. Anche il luogo diventa parte del racconto. L’Ambasciata d’Italia di Whitehaven Street, inaugurata nel 2000 e progettata da Piero Sartogo con Nathalie Grenon e Susanna Nobili, si ispira infatti alla planimetria disegnata da Pierre Charles L’Enfant per Washington. Al centro dell’edificio, sotto una grande copertura di vetro, si apre un atrio concepito come una vera piazza italiana. Ed è qui che, idealmente, torna oggi Traiano. Imperatore dal 98 al 117 dopo Cristo, durante il suo regno Roma raggiunse la massima espansione territoriale. Ma la mostra non racconta soltanto l’uomo delle conquiste e della celebre Colonna Traiana. Ricostruisce il mondo che lo circondava: l’arte, la società, la vita quotidiana e il modo in cui Roma rappresentava il proprio potere.
L’antico incontra però anche la tecnologia più contemporanea. Il percorso utilizza infatti dispositivi interattivi basati sull’intelligenza artificiale, attraverso i quali i visitatori possono persino “dialogare” con una rappresentazione dell’imperatore. Una scelta suggestiva: usare l’AI, simbolo del XXI secolo, per interrogare un uomo vissuto diciannove secoli fa. Il confronto con Washington viene quasi naturale. Il Senato, il linguaggio della res publica, la monumentalità degli edifici pubblici e il richiamo all’architettura classica appartengono a una tradizione culturale che i fondatori degli Stati Uniti conoscevano bene e che ancora oggi segna il volto della capitale. Non significa sovrapporre Roma all’America, ma osservare come idee e simboli dell’antichità siano stati reinterpretati nei secoli. Le opere provengono anche dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, coinvolto nel progetto insieme al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e al Ministero della Cultura. Washington è inoltre l’ultima tappa americana di un percorso che ha già portato la Roma di Traiano al Museum of Fine Arts di Houston e al Saint Louis Art Museum. All’inaugurazione erano stati annunciati il Segretario Generale della Farnesina Riccardo Guariglia, l’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti Marco Peronaci e il direttore del MANN Francesco Sirano, mentre alla dimensione archeologica si è affiancata quella musicale, con il soprano Angela Knight e la National Symphony Orchestra diretta da Gianandrea Noseda.
Ma forse la suggestione più riuscita resta quella dell’edificio stesso: una costruzione del Duemila, ispirata alla Washington settecentesca, che accoglie reperti di duemila anni fa. Tre epoche nello stesso spazio. (gabriella ferrero\aise)