IIC: una panoramica

ROMA – focus/ aise – Si chiamano Andrea Manzoni, pianista, compositore e produttore, Andrea Dominoni, bassista, e Matteo Dignazi, batterista, e sono il trio che l’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi porterà in concerto al Samer Theater mercoledì prossimo, 29 aprile, alle ore 19.00 con “We are late” (Siamo in ritardo).
“Corriamo dietro alle nostre vite come se fermarsi fosse una colpa, come se il silenzio fosse un lusso che non possiamo permetterci. Siamo costantemente in ritardo — sempre, su tutto. In ritardo su noi stessi e sui momenti che lasciamo scivolare via senza nemmeno riuscire a viverli”, ha spiegato Manzoni.
“We Are Late” è un’interruzione necessaria. Il silenzio si mescola ai tamburi e ad un magma sonoro degno dell’ultima notte a Zion, fuori dal Matrix. Il trio è una vera e propria macchina di composizione dal vivo: ogni elemento è calibrato, ogni silenzio è intenzionale. L’improvvisazione è un’estensione naturale della forma mentre le radici affondano nella tradizione. Il risultato è una musica nella quale pianoforte, basso e batteria dialogano in modo serrato e viscerale. Un suono che attraversa il confine tra composizione e interpretazione, tra scrittura e istinto.
L’ingresso è gratuito ma la prenotazione obbligatoria, compilando il form a questo link.
La figura del mantovano Giuseppe Acerbi (1773–1846), illuminista, geografo, esploratore, diplomatico e compositore, primo italiano a raggiungere Capo Nord via terra nel 1799, è stata al centro del concerto‑conferenza “Echi oltre i confini”, organizzata nei giorni scorsi dall’Istituto Italiano di Cultura di Helsinki nell’ambito della Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo (GRIM).
Il resoconto di viaggio di Acerbi, pubblicato a Londra nel 1802 e accolto fin da subito con traduzioni in tedesco, francese e olandese, fu tra le prime testimonianze europee sul Grande Nord e costituisce il fondamento dell’esplorazione scientifica ed etnografica dei territori finlandesi e lapponi.
L’evento ha offerto una rilettura dell’eredità scientifica di Acerbi anche attraverso l’impatto culturale dello stesso sotto il profilo della ricerca storico‑linguistica e dal punto di vista musicale, con l’esecuzione di un quartetto per clarinetto composto dallo stesso Acerbi durante un soggiorno a Oulu, ultimo insediamento abitato dell’epoca al limitare del Circolo Polare Artico. Figura di autentico intellettuale europeo, Acerbi era in dialogo con altri importanti illuministi e artisti dell’epoca come Bernhard Henrik Crusell, il più noto compositore finlandese prima di Jean Sibelius. Dal loro rapporto sono scaturite composizioni eseguite da musicisti della Radio Symphony Orchestra finlandese, tra cui il clarinettista Giuseppe Gentile, mentre Janne Palkisto, biografo di Crusell, ha animato con Mattia Retta, dottorando presso l’Università di Helsinki, una conversazione sulla circolazione delle idee e sugli scambi di esperienze scientifiche e culturali che oggi, come nell’Illuminismo, costituiscono motore prezioso dell’attività di ricerca e alimentano l’amicizia tra le nazioni europee.
“Sono veramente grato al gran pubblico di New York per le accoglienze tanto entusiastiche che ha fatto alle mie opere… finisco gridando ‘America forever’”. A parlare è Giacomo Puccini, in partenza da New York nel febbraio 1907, al termine del suo primo tour negli Stati Uniti, in occasione delle prime americane di Madama Butterfly e Manon Lescaut. Accanto a lui, la moglie Elvira, con cui il compositore registra un raro messaggio di saluto al pubblico americano, oggi conservato nel Fondo Virgilio Boccardi dell’Archivio storico del Teatro La Fenice.
Da questa testimonianza prende avvio il convegno “Puccini, l’americano”, un progetto che intende approfondire il rapporto tra Puccini e gli Stati Uniti che si terrà il 2 maggio, alle 16:00 ora locale, all’Istituto Italiano di Cultura di New York.
In occasione dell’esecuzione in forma di concerto de Il trittico alla Carnegie Hall con la National Symphony Orchestra diretta da Gianandrea Noseda, il convegno esamina l’esperienza americana di Puccini tra il 1907, anno della sua prima visita, e il 1918, quando Il trittico debuttò alla Metropolitan Opera.
L’esperienza americana di Puccini avvenne tra il 1907, anno della sua prima visita, e il 1918, quando Il trittico debutta al Metropolitan Opera.
Intervengono: Gianandrea Noseda, direttore d’orchestra di fama internazionale; Virgilio Bernardoni, tra i principali studiosi italiani di teatro musicale; Carla Moreni, firma autorevole de Il Sole 24 Ore; Patrizia Mavilla, direttrice della Fondazione Ragghianti e curatrice di progetti espositivi interdisciplinari.
Modera il dibattio Claudio Pagliara, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di New York.
Nell’occasione sarà inoltre presentata la mostra “Puccini fotografo. Una visione inedita di Giacomo Puccini”, dedicata all’attività fotografica del compositore durante i suoi soggiorni americani.
L‘innovativa esposizione svela la passione nascosta del compositore per la fotografia, offrendo un ritratto senza precedenti di Giacomo Puccini, mito musicale. Le fotografie mostrano un artista poliedrico, la cui curiosità si estendeva ben oltre il palcoscenico operistico. Le fotografie—realizzate con abilità, entusiasmo e una spiccata sensibilità visiva—documentano i paesaggi e i luoghi che hanno segnato la sua vita, da Torre del Lago a Viareggio, fino ad Abetone. Attraverso queste immagini, Puccini rivela uno sguardo intimo rivolto alla natura, all’architettura e alla quotidianità, così come agli spazi domestici in cui visse.
Durante i suoi viaggi negli Stati Uniti nel 1907 e nel 1910— in occasione di importanti rappresentazioni e della prima mondiale de La Fanciulla del West al Metropolitan Opera House di New York—il compositore immortalò la vitalità dell’America di inizio Novecento. Le fotografie scattate a New York, Philadelphia e alle Cascate del Niagara restituiscono ampi panorami urbani, porti animati e suggestivi scorci di vita marittima, testimoniando il suo fascino per la modernità e il movimento. (focus\aise)