IIC: una panoramica

ROMA – focus/ aise – Il prossimo 3 settembre, l’Istituto Italiano di Cultura a Parigi ospiterà dalle 19:00 la messa in scena di “Riot Act”, intenso lavoro di teatro civile scritto dal drammaturgo britannico Alexis Gregory, costruito a partire da tre testimonianze autentiche che attraversano oltre mezzo secolo di lotte per i diritti delle persone LGBTQIA+.
Diretto e interpretato da Massimo Di Michele, nella traduzione di Enrico Luttmann, lo spettacolo dà voce a tre protagonisti le cui esperienze personali si intrecciano con alcuni dei momenti più significativi della storia contemporanea: dalla rivolta di Stonewall del 1969 alla drammatica emergenza dell’AIDS, fino alle più recenti battaglie per la libertà di espressione, di identità e di autodeterminazione.
Attraverso tre monologhi intensi e coinvolgenti, Riot Act restituisce al pubblico il valore della memoria come strumento di consapevolezza e di cambiamento. Le vicende raccontate parlano di discriminazione, emarginazione e sofferenza, ma anche di coraggio, solidarietà e conquista dei diritti, ricordandoci quanto la difesa delle libertà individuali sia un processo ancora aperto e necessario.
A metà strada tra teatro documentario e racconto autobiografico, lo spettacolo alterna momenti di profonda emozione a passaggi ironici e brillanti, dando vita a una narrazione coinvolgente che supera ogni appartenenza per interrogare temi universali quali la dignità della persona, l’uguaglianza e la democrazia.
Un’opera di grande forza civile e umana che invita a riflettere sul passato per comprendere il presente e costruire un futuro più libero e inclusivo.
Si è svolta presso l’Auditorium dell’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo una serata dedicata ad Artemisia Gentileschi, una delle più celebri pittrici del Seicento italiano, con la proiezione del film di animazione “Slaying Holofernes”, diretto da Kurumi Hakamata.
L’evento è stato introdotto dai saluti di Luca Marini, reggente dell’Istituto italiano di cultura di Tokyo, cui è seguito l’intervento di Makiko Kawai, professoressa associata presso la Facoltà di Lettere della Chiba University e autrice del libro “Artemisia Gentileschi in Naples” (Premio Fosco Mariani 2024), che ha presentato la figura di Artemisia Gentileschi e il contesto storico, artistico e culturale nel quale si sviluppò la sua attività. È quindi intervenuta la regista Kurumi Hakamata, che ha introdotto Slaying Holofernes, raccontando le ragioni che l’hanno spinta a realizzare il film d’animazione.
L’opera propone una rilettura della figura di Artemisia Gentileschi attraverso il linguaggio dell’animazione, concentrandosi in particolare sul celebre soggetto di Giuditta e Oloferne, uno dei temi più emblematici della produzione dell’artista. La proiezione ha offerto al pubblico giapponese l’occasione di avvicinarsi alla figura, localmente ancora poco conosciuta, di Artemisia Gentileschi attraverso una forma narrativa contemporanea e originale, ma particolarmente affine ai gusti del pubblico.
In occasione del 70° anniversario del gemellaggio tra Roma e Parigi, l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi presenta “Ceccotti-Passeretti. Metafisiche del tempo”, una mostra dedicata a Sergio Ceccotti e Umberto Passeretti, a cura di Antonio Calbi e Andrea Iezzi.
Nati a Roma a dieci anni di distanza, legati da una lunga amicizia e da un rapporto profondo con Parigi, Ceccotti e Passeretti hanno sviluppato due universi pittorici molto diversi, accomunati tuttavia da una riflessione sul tempo, sulla memoria e sull’eredità della cultura figurativa italiana.
Per Umberto Passeretti, l’antichità è una presenza viva. A lungo vissuto a stretto contatto con Villa Adriana, l’artista ha fatto del mondo classico il centro di una ricerca in cui sculture, panneggi e anatomie vengono reinterpretati attraverso una pittura tesa alla ricerca dell’armonia e dell’equilibrio. Il passato diventa così una materia attiva, capace di riaffiorare e trasformarsi nel presente.
Nell’opera di Sergio Ceccotti, invece, epoche diverse sembrano convivere simultaneamente. Roma e Parigi, interni, architetture, ricordi, cinema, surrealismo e atmosfere noir compongono un universo nel quale la quotidianità assume una dimensione enigmatica. Philippe Soupault definì efficacemente la sua pittura con l’espressione “insolite quotidien”, sottolineandone la capacità di trasformare il familiare in inatteso.
Parigi attraversa profondamente il percorso di entrambi. Passeretti vi studia all’École des Beaux-Arts negli anni Sessanta, partecipando al clima artistico e culturale di quegli anni. Per Ceccotti la capitale francese diventa invece una vera e propria seconda patria artistica, luogo di mostre, incontri e rapporti determinanti per la sua carriera.
La loro amicizia nasce alla fine degli anni Sessanta grazie al pittore e incisore Sergio Birga. Da allora le loro traiettorie si incrociano tra Roma e Parigi, mantenendo intatte le rispettive identità artistiche.
“Ceccotti-Passeretti. Metafisiche del tempo” mette oggi in dialogo questi due percorsi: da una parte la permanenza e la reinvenzione dell’antico in Passeretti, dall’altra la sovrapposizione dei tempi e delle memorie in Ceccotti. Due modi differenti di interrogare il passato e di farne uno strumento per leggere il presente.
Il vernissage della mostra si terrà giovedì 10 settembre, alle ore 19, alla presenza degli artisti Sergio Ceccotti e Umberto Passeretti, dei curatori Antonio Calbi e Andrea Iezzi e di Julie Borgeaud, storica dell’arte e autrice di uno dei testi del catalogo.
La mostra sarà poi aperta al pubblico dall’11 settembre al 5 novembre 2026. (focus\aise)