Italiani nel mondo e dove trovarli (2)

ROMA – focus/ aise – “I medici e gli infermieri che operano nei territori lombardi al confine con la Svizzera otterranno un aumento di stipendio del 20% quantificabile, rispettivamente, in circa 10.000 euro e in circa 5.400 euro l’anno. Si tratta di un incentivo finalizzato a trattenere in Lombardia gli operatori della sanità, evitando che si trasferiscano in Svizzera: dunque parliamo di una misura che ha l’obiettivo di garantire e rafforzare i servizi socio-sanitari nelle zone di frontiera, dove è forte l’attrattività degli stipendi elvetici”. È quanto annunciato dall’assessore agli Enti locali della Regione Lombardia, Massimo Sertori, a margine del tour istituzionale delle Aree Interne che ieri, 22 aprile, ha fatto tappa a Luino (Varese).
“L’aumento sarà finanziato con un contributo dei “vecchi” frontalieri, i quali concorreranno con il 3% della paga netta”, ha spiegato l’assessore. “In sostanza, a fronte di uno stipendio netto mensile di 4.000 euro, il contributo sarà di 120 euro: risorse che aiuteranno a garantire per sé e per la propria famiglia l’assistenza sanitaria sul territorio. Si tratta di una misura seria che affronta i problemi e cerca di risolverli, sempre con l’obiettivo di aiutare le zone di confine a restare competitive. Lo spopolamento si argina se vengono garantiti servizi fondamentali, a cominciare dalla sanità”.
“Se esiste ancora lo status di “vecchio” frontaliere – ha sottolineato Sertori - è grazie al lavoro portato avanti col presidente Attilio Fontana: nel 2018, nonostante non fosse di nostra competenza, decidemmo di intensificare il dialogo col Canton Ticino per uscire dallo stallo in cui si erano infilati i governi di Roma e Berna: di fatto, suggerimmo la soluzione per uscire dall’empasse inventando il sistema binario che consentiva di preservare i diritti acquisiti dei “vecchi” frontalieri fino alla pensione, sistema poi diventato legge dello Stato. Se esistono ancora questi diritti è merito anche di Fontana e della Regione, questo è un dato oggettivo che non va dimenticato”.
Simbolo concreto di memoria, consapevolezza e impegno civile contro il femminicidio e ogni forma di violenza sulle donne, lo scorso 21 aprile una delegazione della Società delle Associazioni Italiane di Ginevra (SAIG), guidata dal coordinatore Carmelo Vaccaro, insieme al sindaco di Chêne-Bourg, Jean-Luc Boesiger, e alle autorità comunali e amministrative, ha inaugurato ufficialmente la seconda Panchina rossa nel Cantone di Ginevra.
L’evento si è svolto in un clima di partecipazione e raccoglimento, alla presenza di circa 65 persone tra rappresentanti istituzionali, la Consigliera Amministrativa locale, Isabella Brühlmann-Stucki, membri della comunità italiana e cittadini sensibili al tema. La cerimonia ha rappresentato non solo un momento simbolico, ma anche un’occasione di riflessione collettiva su una problematica che continua a segnare profondamente la nostra società.
“Avrei voluto sedermi qui, a guardare il mondo passare. Ora siedo solo nel ricordo di chi non dimentica. (J’aurais voulu m’asseoir ici, regarder le monde passer. À présent, je ne siège que dans le souvenir de ceux qui n’oublient pas)”.
Questa intensa e toccante citazione, incisa in italiano e in francese sulla targa della Panchina rossa, accompagna il visitatore in un momento di silenziosa meditazione. Collocata nel cuore della cittadina, nel parco di Place Favre, la panchina si inserisce in uno spazio quotidiano e condiviso, trasformandolo in un luogo di memoria viva, di consapevolezza e di educazione civica.
La sua posizione, accanto al Monumento all’emigrazione italiana nel Comune di Chêne-Bourg, rafforza ulteriormente il valore simbolico dell’iniziativa, mettendo in dialogo memoria storica e impegno sociale contemporaneo.
L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso portato avanti dalla SAIG e dal Comune di Chêne-Bourg nella prevenzione della violenza di genere e nella promozione di una cultura fondata sul rispetto, sulla parità e sulla dignità della persona. La Panchina rossa, ormai riconosciuta a livello internazionale come simbolo della lotta contro il femminicidio, vuole mantenere viva la memoria delle vittime e sensibilizzare le coscienze sull’urgenza di non restare indifferenti.
Ad aprire la cerimonia è stato il sindaco Jean-Luc Boesiger, che nel suo intervento ha ripercorso le origini dell’iniziativa della Panchina rossa in Italia, sottolineandone la progressiva diffusione anche oltre i confini nazionali. Il sindaco ha poi richiamato l’attenzione su una realtà drammatica che continua purtroppo ad espandersi, definendola una vera e propria piaga dell’umanità.
Attraverso questo gesto semplice ma profondamente significativo, ha invitato i cittadini che si siederanno o si fermeranno davanti alla panchina a interrogarsi, a osservare con maggiore consapevolezza e a riflettere sul proprio ruolo nella costruzione di una società più giusta e responsabile.
La parola è poi passata alla scrittrice Barbara Polla, che ha offerto una riflessione intensa e diretta sui diritti delle donne e sulle radici culturali della violenza di genere. Il suo intervento si è concentrato su una domanda tanto semplice quanto fondamentale: perché l’uomo maltratta o uccide la donna? Un interrogativo che invita a non fermarsi alla superficie dei fenomeni, ma ad approfondire le cause profonde, sociali e culturali, che li alimentano.
Gli interventi sono proseguiti con quello del coordinatore della SAIG, Carmelo Vaccaro, che ha espresso, a nome dell’associazione, un sentito ringraziamento alle autorità comunali di Chêne-Bourg per aver accolto con sensibilità e convinzione la proposta di installare una Panchina rossa sul proprio territorio.
Nel suo discorso, Vaccaro ha sottolineato il valore simbolico e civile dell’iniziativa e ha richiamato l’attenzione su questo problema che colpisce le donne: “Oggi non inauguriamo semplicemente una panchina. Oggi diamo voce a un’assenza. Diamo forma visibile a ciò che troppo spesso resta invisibile: il dolore, la paura, il silenzio che circondano la violenza contro le donne, che a volte si trasforma in femminicidio. Questa panchina rossa non è un arredo urbano. È un segno, è una ferita aperta. È anche una promessa che scegliamo di fare insieme. Questa panchina rappresenta un’assenza, sì, ma anche una presenza: quella di una comunità che decide di non voltarsi dall’altra parte, che sceglie di non minimizzare, di non giustificare, di non tacere. Perché il silenzio, lo sappiamo, è complice”.
Nel concludere il suo intervento, Vaccaro ha infine ribadito con forza il valore dell’impegno collettivo: “Questa panchina rossa ci guarda. E ci chiede coerenza. Ci chiede impegno. Ci chiede di non dimenticare. E noi non dimenticheremo. Non resteremo in silenzio e non ci volteremo dall’altra parte.”
A chiudere la serie degli interventi è stato il vicepresidente del Comites di Ginevra, Dario Natale, che ha sottolineato come l’importanza di questa panchina non sia la panchina in sé, ma “il fatto che diventi testimone silenziosa di una problematica che non dobbiamo mai dimenticare, che è lì a ricordarci chi siamo, i valori per cui dobbiamo lottare e la responsabilità collettiva di costruire una società più giusta e consapevole, in cui il rispetto, la dignità e la libertà di ogni donna non siano mai messi in discussione, nemmeno lontano da casa, qui a Ginevra come ovunque nel mondo”.
Dopo la “straordinaria partecipazione” alla Festa del 12 aprile, con cui l’Anpi Bruxelles ha celebrato anticipatamente la Festa della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, un nuovo evento è in programma per il 25 aprile.
La manifestazione del 12 aprile, dedicata a Gaza, ha visto la presenza di centinaia di antifasciste e antifascisti e, commenta l’Anpi, “ci ha ricordato quanto sia viva e necessaria una comunità che non si limita a ricordare, ma prende posizione, si mobilita e costruisce solidarietà concreta. In questi anni, sono messi in discussione principi fondamentali del diritto internazionale e gli stessi valori antifascisti su cui si fondano la nostra storia e la nostra Costituzione. Per questo ricordare, partecipare e prendere parola non è solo memoria: è responsabilità”.
Partendo da qui, la Sezione Anpi di Bruxelles invita dunque a partecipare all’iniziativa di sabato, 25 aprile, quando, a partire alle ore 11, presso l’Enclos des fusilles au Tir National in Rue Colonel Bourg 102 a Schaerbeek si renderà omaggio ai 365 partigiani fucilati nel corso della Resistenza delle due guerre mondiali. Tra questi, anche i partigiani italiani che contribuirono alla Liberazione del Belgio.
“Il 25 aprile 2026 segnerà una ricorrenza di profondo significato per il nostro Paese: l’81° Anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, nonché l’80° anniversario della nascita della Repubblica italiana”, ricorda l’Anpi. “Una doppia ricorrenza che richiama con forza i valori fondativi della nostra democrazia: la libertà, la giustizia sociale, l’uguaglianza e la pace. È grazie alla lotta e al sacrificio delle donne e degli uomini della Resistenza che questi principi hanno trovato piena espressione nella nostra Costituzione, diventando il fondamento della nostra convivenza civile. Proprio il valore della pace, oggi più che mai, ci interpella direttamente”, sottolinea ancora l’Anpi. “In un contesto internazionale segnato da conflitti aperti, tensioni crescenti e da una preoccupante deriva autoritaria e imperialista, la nostra 81ª Festa della Liberazione assume un significato ancora più profondo e urgente”. (focus\aise)