Italiani nel mondo e dove trovarli (3)

ROMA – focus/ aise – Il dramma dimenticato dei “bambini nell'armadio”, i figli dei lavoratori stagionali italiani in Svizzera costretti alla clandestinità nel secondo Novecento, diventa un romanzo. Uscirà in libreria il prossimo 13 ottobre “Nino. Il bambino nascosto” (Töpffer, 254 pagine, 18,00 euro), la nuova opera del fotoreporter e scrittore Nicolino Sapio.
Il libro accende i riflettori su una pagina dolorosa della storia delle migrazioni moderne: a causa dello statuto dello Saisonnier e del divieto di ricongiungimento familiare, migliaia di bambini italiani vissero segregati in casa in territorio svizzero, senza poter andare a scuola o avere amici, nel terrore costante della polizia di frontiera.
La narrazione prende il via nell'estate del 1971 a Macchia, un paesino calabrese. Quando il padre del piccolo Nino ottiene un contratto da stagionale a Zurigo, la madre si rifiuta di dividere la famiglia. Per il bambino inizia un viaggio drammatico: prima nascosto nella cappelliera di un treno a Chiasso, poi chiuso in una valigia a Zurigo, fino alla reclusione forzata in una mansarda di sedici metri quadri.
“Lo scandalo dei bambini nascosti è una macchia nella storia delle migrazioni moderne”, sottolinea l'autore, fotoreporter italiano naturalizzato svizzero già noto per i suoi reportage sociali e per il volume “Km 21”, scritto con Valerio Evangelista. “Un capoverso doloroso che ha visto troppi figli costretti a vivere in condizioni inumane per la scelleratezza di leggi e freddi calcoli economici”.
La storia della moda italiana, la sua affermazione internazionale e il rapporto costruito nel tempo con gli Stati Uniti saranno al centro dell’evento “Celebrare la moda italiana e la sua eredità in America. Da Giorgini, Gucci e Armani: la nascita di uno stile globale”, in programma giovedì 24 settembre alla Library of Congress di Washington.
L’iniziativa, realizzata da Italians in DC con la collaborazione della Library of Congress e il coinvolgimento di realtà della comunità italiana a Washington e della presidente del Comites Many Palmisano, offrirà al pubblico un percorso attraverso alcuni dei protagonisti e dei momenti che hanno contribuito a trasformare la moda italiana in un fenomeno culturale e industriale di portata globale.
La serata si terrà al Thomas Jefferson Building della Library of Congress.
Interverranno Barbara Faedda, dell’Italian Academy for Advanced Studies della Columbia University, e Sara Gay Forden, giornalista e autrice di The House of Gucci, con una lunga esperienza anche a Bloomberg News.
Attraverso documenti, immagini e testimonianze, l’incontro ripercorrerà la storia transatlantica della moda italiana, tra creatività, innovazione e successo internazionale, soffermandosi sull’evoluzione di uno stile capace di imporsi negli Stati Uniti e sui principali mercati mondiali.
Il titolo dell’iniziativa richiama alcune figure chiave di questa storia, a partire da Giovanni Battista Giorgini, protagonista della stagione che contribuì a lanciare la moda italiana sul mercato internazionale, fino alle grandi maison e ai nomi che hanno definito l’immagine del Made in Italy nel mondo, tra cui Gucci e Giorgio Armani.
Al termine delle presentazioni è prevista una conversazione moderata, seguita da un piccolo rinfresco.
L’appuntamento si inserisce nel più ampio quadro delle iniziative dedicate alla valorizzazione della cultura italiana a Washington e punta a raccontare, attraverso la moda, anche il legame culturale tra Italia e Stati Uniti.
È stato un incontro tra memoria e futuro, tra la terra d’origine e le comunità piemontesi disseminate nel mondo. San Pietro Val Lemina ha ospitato la scorsa domenica 13 settembre il 2° Incontro Internazionale dei Piemontesi nel Mondo, riportando nel Pinerolese rappresentanti di una comunità internazionale che, nonostante la distanza, continua a conservare legami profondi con il Piemonte.
Tredici delegazioni, arrivate da quattro continenti, hanno partecipato alla giornata promossa dall’Associazione Piemontesi nel Mondo insieme al Comune di San Pietro Val Lemina, con il patrocinio del Consiglio regionale del Piemonte.
A sottolineare il significato istituzionale della giornata è stato il presidente del Consiglio regionale del Piemonte, Davide Nicco, che ha ricordato come la storia dei piemontesi emigrati non appartenga soltanto al passato, ma rappresenti ancora oggi una rete di relazioni e un patrimonio umano da trasmettere alle nuove generazioni. All’evento sono anche intervenuti l’assessore regionale all’Emigrazione, Maurizio Marrone, numerosi consiglieri regionali, sindaci e amministratori locali.
“Ritrovarsi significa riconoscere una storia comune e, allo stesso tempo, consegnarla alle nuove generazioni. I piemontesi nel mondo sono parte della nostra identità e costituiscono ancora oggi un patrimonio di relazioni, esperienze e valori”, ha affermato Nicco, evidenziando il valore dell’appuntamento come momento di comunità e di continuità culturale.
La giornata ha avuto un protagonista particolare: Michele Colombino, fondatore e storico presidente dell’Associazione Piemontesi nel Mondo, che ha raggiunto il traguardo dei cento anni. Nato a Pinerolo nel 1926, Colombino ha dedicato oltre mezzo secolo alla costruzione e al consolidamento dei rapporti con le comunità piemontesi emigrate. Un impegno che la Regione Piemonte ha riconosciuto nel 2021 con il conferimento del Sigillo della Regione Piemonte, massima onorificenza dell’istituzione regionale.
Per Nicco, Colombino rappresenta una figura capace di trasformare il ricordo delle proprie origini in un’attività concreta di relazione: “Michele Colombino è un Uomo del Piemonte, custode delle sue radici e instancabile costruttore di legami nel mondo. Con passione e umanità ha saputo far conoscere il Piemonte oltre i suoi confini, mantenendo vivo il senso di appartenenza di una comunità che, anche lontano da casa, non ha mai dimenticato le proprie origini”.
La celebrazione è cominciata con la Messa nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo. Successivamente il corteo ha raggiunto il Monumento ai Piemontesi nel Mondo, in piazza Piemonte, dove si sono svolti l’alzabandiera, gli onori ai Caduti, gli interventi delle autorità e la scopertura delle targhe giunte dall’Italia e dalle comunità piemontesi all’estero. Proprio quel monumento costituisce uno dei simboli più forti della storia dell’associazione. Fu inaugurato nel 1974, quando Colombino era sindaco di San Pietro Val Lemina, con l’intento di dare un segno tangibile al ricordo di generazioni di piemontesi partite alla ricerca di lavoro e di nuove opportunità. La piazza che lo ospita venne inoltre intitolata al Piemonte, rafforzando il significato dell’intero luogo.
L’idea di mantenere vivo il rapporto con gli emigrati nacque per Colombino anche da una vicenda familiare. Uno zio, agricoltore di Cavour, emigrò in Argentina dopo aver visto più volte i propri terreni danneggiati dalle esondazioni dei corsi d’acqua. Da quella storia personale prese forma un interesse destinato a diventare una missione. Il primo viaggio di Colombino in Argentina risale al 1972. Da allora vi è tornato decine di volte, costruendo rapporti con associazioni, famiglie e comunità piemontesi. Ha raccolto documenti, fotografie, lettere e testimonianze, contribuendo alla formazione dell’Archivio Museale Storico dell’Associazione Piemontesi nel Mondo, patrimonio della memoria dell’emigrazione regionale.
Tra i legami più significativi c’è quello con l’Argentina, dove la comunità piemontese ha realizzato a Buenos Aires un monumento dedicato alla fratellanza con il Piemonte. Un rapporto consolidato anche dal gemellaggio tra San Pietro Val Lemina e Oliva, nella provincia argentina di Córdoba.
Nel corso della giornata non sono mancati i momenti conviviali e musicali. Dopo il pranzo, sono stati consegnati i riconoscimenti alle delegazioni e alle personalità intervenute, mentre nel pomeriggio un concerto con protagoniste le fisarmoniche ha accompagnato la celebrazione dei cento anni di Colombino, richiamando anche l’atmosfera delle comunità piemontesi incontrate durante i suoi lunghi viaggi. La scelta di San Pietro Val Lemina non è casuale. Qui si era svolto nel 1982 il primo grande incontro internazionale dedicato ai piemontesi nel mondo. A distanza di oltre quarant’anni, il ritorno delle delegazioni ha riannodato quel filo, riportando nel luogo simbolo della memoria dell’emigrazione una comunità ormai internazionale.
La giornata si è conclusa con la visita all’Archivio Museale Storico, quasi a sottolineare il senso più profondo dell’iniziativa: conservare le tracce di chi è partito, ma soprattutto impedire che quelle storie si perdano.
“Non dimenticare” è, del resto, l’imperativo che lo stesso Colombino ha indicato come filo conduttore della sua lunga attività. Un messaggio che a San Pietro Val Lemina è diventato il punto d’incontro tra generazioni diverse e tra un Piemonte rimasto nella memoria e quello, altrettanto vivo, che continua a esistere oltre i confini regionali. (focus\aise)