Italiani nel mondo e dove trovarli

ROMA – focus/ aise – Nel centesimo anniversario della prima edizione del romanzo “Uno, nessuno e centomila”, anche tre Scuole SFIM – Sistema di Formazione Italiana nel Mondo partecipano all'omonimo concorso scolastico dedicato all’opera dello scrittore siciliano premio Nobel Luigi Pirandello. È quanto si apprende dalla newsletter dello SFIM – Sistema della Formazione Italiana nel Mondo che, pubblicata dall’Ufficio V della Direzione generale per i servizi ai cittadini all’estero e le politiche migratorie della Farnesina, ogni mese approfondisce le novità relative all’istruzione italiana all’estero, dalle iniziative di maggiore rilevanza e interesse, ai progetti educativi e alle attività culturali dello Sfim.
A questa edizione del concorso partecipano gli studenti del Liceo statale IMI di Istanbul, dell’Italian International School "Enrico Mattei" di Lagos e della Scuola Italiana "Pietro della Valle" di Teheran.
Il concorso, organizzato dall’associazione culturale Uno, Nessuno e Centomila, ha l’obiettivo di offrire agli studenti e alle studentesse delle scuole secondarie di I e II grado spunti di riflessione sul significato dell’opera di Luigi Pirandello attraverso la scrittura creativa e il linguaggio teatrale.
La consueta rassegna annuale, nel corso della quale i partecipanti avranno la possibilità di mettere in scena i propri elaborati, si svolgerà ad Agrigento a partire dal 14 aprile, e culminerà con la cerimonia di premiazione prevista per il 17 aprile.
Il Fogolar Furlan di Canberra Queanbeyan e Cooma, in Australia, ha organizzato per il prossimo 29 marzo alle ore 12.30, i festeggiamenti per la Domenica delle Palme.
L’evento si terrà presso il Cooma Bocce Sporting Club e prenderà il via con la messa seguita poi da un pranzo con menù fisso a base di polenta, spezzettino e insalata.
In occasione del World Baseball Classic in corso negli Stati Uniti, dove la nazionale italiana ha sorpreso tutti approdando ai quarti di finale da imbattuta e aver sconfitto nel girone USA e Messico, il MEI – Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana e il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale hanno presentato a Houston il progetto “A Blue Diamond”, un’iniziativa che unisce sport, cultura e memoria dell’emigrazione italiana.
L’evento, realizzato in collaborazione con la Federazione Italiana Baseball Softball e il Consolato Generale d’Italia a Houston, ha accompagnato l’esordio della Nazionale italiana di baseball nel torneo, con incontri con i giocatori e momenti di racconto dedicati alla storia del baseball italiano.
Al centro dell’iniziativa un video immersivo dedicato ai grandi campioni italo-discendenti che hanno segnato la storia delle Major League. Il racconto, ispirato al libro “Il Diamante azzurro” di Riccardo Schiroli, attraversa generazioni di protagonisti legati anche alla storia dei New York Yankees, tra cui Ping Bodie, Tony Lazzeri, Joe DiMaggio, Frank Crosetti, Phil Rizzuto e Yogi Berra.
Accanto a loro vengono ricordati altri importanti giocatori di origine italiana come Ed Abbaticchio, Louis Americo Polli, Roy Campanella, Ernie Lombardi, Mike Piazza, Alex Liddi e Tommy Lasorda, insieme alle donne protagoniste della storia del baseball, tra cui Clementina Brida (Maud Nelson) e Margaret Gisolo.
La sala immersiva è stata allestita al Centro Culturale Italiano di Houston e, in contemporanea, il video è proiettato anche al MEI di Genova, creando un ponte simbolico tra Italia e Stati Uniti.
Da domani, 14 marzo, l’installazione itinerante sarà presentata anche a New Orleans, presso l’American Italian Cultural Center. E sempre domani, 14 marzo, è in programma il quarto di finale alle ore 20.00 locali contro Porto Rico.
“Sport, migrazione e identità: storie diverse che si incontrano sullo stesso diamante”, ha concluso il MEI.
Nel contesto raffinato della Sala Zuccari del Senato della Repubblica, dove gli affreschi sembrano custodire secoli di parole e di eventi istituzionali, il 12 marzo 2026 si è celebrata una cerimonia pubblica che non è soltanto un evento, ma un rito civile: il Premio Internazionale d’Eccellenza “Divinamente Donna”, promosso e organizzato dall’associazione culturale VerbumlandiArt. Un appuntamento che, anno dopo anno, si è trasformato in un luogo simbolico in cui il talento femminile non viene semplicemente riconosciuto, ma narrato, condiviso, restituito alla comunità come patrimonio collettivo.
Tra le donne insignite per il 2026 - tutte Personalità eccellenti che illustrano e testimoniano nella società lo straordinario valore dell’impegno femminile - una figura spicca per la sua capacità di trasformare i numeri in storie, le statistiche in volti, le migrazioni in un racconto umano: Delfina Licata, sociologa della Fondazione Migrantes, da quasi vent’anni voce e mente del Rapporto Italiani nel Mondo (RIM).
Delfina Licata non studia solo la mobilità e l’emigrazione: la ascolta. La segue nei suoi percorsi tortuosi, nelle partenze improvvise e nei ritorni desiderati, nelle nostalgie che attraversano gli oceani e nelle nuove radici che si intrecciano altrove. Il suo lavoro è un ponte tra generazioni e geografie, un atlante sentimentale dell’Italia che cambia e si sposta. Dal 2006 coordina una redazione transnazionale che ogni anno ricostruisce la mappa dell’emigrazione italiana contemporanea. Prima ancora, ha lavorato per oltre un decennio ai principali dossier sull’immigrazione in Italia, affinando una metodologia rigorosa sul fenomeno delle migrazioni e una sensibilità rara, quella di chi sa che dietro ogni dato c’è una vita che merita di essere compresa e raccontata.
La sua carriera è densa di incarichi significativi che raccontano un impegno costante. Può descriversi, in sintesi, dal Festival della Migrazione di Modena ai progetti del Ministero dell’Istruzione, dal Tavolo del Ministero degli Affari Esteri sul Turismo delle Radici alla recente nomina nella Commissione parlamentare d’inchiesta sulla transizione demografica, cui si aggiunge una rilevante partecipazione a convegni e seminari di studio sul fenomeno migratorio italiano, del quale lei è un’esperta d’eccellenza. Ruoli diversi e un unico filo rosso: la volontà di dare un riscontro analitico e scientifico su chi si muove dall’Italia, chi parte, chi torna, chi cerca un altrove possibile. Un Rapporto che è punto di riferimento imprescindibile per chiunque voglia studiare, conoscere e comprendere l’emigrazione italiana.
Durante la cerimonia, presieduta dalla madrina Marisa Manzini, Sostituto Procuratore Generale della Repubblica a Catanzaro, guidata dalla presidente del Premio Regina Resta e dalla presidente del Comitato Scientifico Maria Pia Turiello, che con Mirella Cristina ed Eugenio Bisceglia ha anche condotto l’evento, il nome di Delfina Licata è risuonato come quello d’una donna che ha saputo trasformare la ricerca in un gesto di cura verso il Paese. Una donna che non osserva da lontano, ma entra nelle storie, le attraversa, le restituisce nel loro insieme con rispetto e profondità nell’annuale Rapporto Italiani nel Mondo. Ne ha dato chiara percezione la motivazione del conferimento che ha accompagnato la consegna del premio.
Motivazione
Alla sociologa Delfina Licata, studiosa delle dinamiche migratorie e voce autorevole nel panorama della ricerca sociale contemporanea, per il suo prezioso impegno scientifico e culturale dedicato allo studio della mobilità umana e delle comunità italiane nel mondo. Attraverso il suo lavoro presso la Fondazione Migrantes, e in particolare come curatrice e caporedattrice del Rapporto Italiani nel Mondo, ha contribuito a dare profondità analitica e valore umano alla narrazione delle migrazioni italiane, trasformando dati e statistiche in storie di persone, identità e futuro. Per la sua capacità di unire rigore scientifico e sensibilità sociale, offrendo una lettura lucida e umana dei fenomeni migratori contemporanei e favorendo una maggiore consapevolezza culturale e civile sulle trasformazioni della società globale. Con il suo pensiero e la sua attività di ricerca, Delfina Licata rappresenta una voce femminile autorevole che illumina il dibattito pubblico sulle migrazioni, promuovendo dialogo, conoscenza e responsabilità verso le comunità italiane nel mondo.
Il Premio “Divinamente Donna” non è, dunque, un semplice riconoscimento, è un invito a guardare il mondo con occhi nuovi. A riconoscere nelle biografie femminili non solo eccellenza, ma visione. A comprendere che la cultura, quando è vissuta come responsabilità, può davvero cambiare il modo in cui una società si racconta. In questo senso, la presenza di Delfina Licata tra le insignite non è solo meritata, è necessaria. Perché raccontare le migrazioni significa raccontare l’Italia. E farlo con la sua competenza, la sua delicatezza e la sua tenacia significa restituire al Paese una consapevolezza più profonda di sé. (focus\aise)