La voce degli eletti all’estero (2)

ROMA – focus/ aise – “In Nord e Centro America il Sì ha ottenuto il 57,64% dei voti. Un dato netto, che racconta una verità semplice: dove si vive ogni giorno in sistemi in cui la separazione delle carriere è una realtà concreta, non servono slogan per capire da che parte stare”. Commenta così Vincenzo Odoguardi, vicepresidente del MAIE, l’esito del voto all’estero sul referendum sulla giustizia.
“All’estero i nostri connazionali hanno votato nel merito, senza farsi trascinare da campagne ideologiche o da paure costruite ad arte”, sostiene Odoguardi, per il quale “in Italia la sinistra ha scelto scientemente di trasformare un referendum tecnico e fondamentale in un referendum politico, piegandolo allo schema “pro o contro il governo Meloni” e agitando lo slogan “salviamo la Costituzione” come una clava propagandistica”. Secondo il vicepresidente del MAIE il risultato è che “si è votato sull’emotività, sull’appartenenza, sulla contrapposizione politica ed è un vero peccato, perché si è persa un’occasione storica per discutere seriamente di giustizia e per riformare un sistema giuridico che fa acqua da tutte le parti”.
“Ancora una volta”, continua Odoguardi, “gli italiani all’estero si dimostrano più lucidi e concreti, probabilmente perché meno esposti a una narrazione distorta portata avanti da una parte dell’informazione e del dibattito pubblico italiano. Il loro è stato un voto libero, consapevole, orientato al cambiamento reale, non alla propaganda”.
“Come MAIE”, sottolinea ancora Odoguardi, “abbiamo lavorato senza sosta, con una campagna capillare e diretta, parlando con i connazionali nei territori, spiegando i contenuti e non vendendo slogan; e i risultati ci danno ragione: dove si informa seriamente, i cittadini rispondono con maturità”.
“Archiviato il referendum resta una lezione chiara”, conclude Odoguardi: “quando il confronto viene avvelenato dalla propaganda, perde la democrazia”. Poi assicura: “noi continueremo a lavorare per riportare al centro i contenuti, la serietà e il rispetto dell’intelligenza degli italiani, in patria e nel mondo”.
È con soddisfazione che Francesca La Marca, senatrice del Pd eletta in Centro e Nord America, ha accolto la vittoria del “No” al Referendum sulla Giustizia. “Il popolo italiano ha inviato un messaggio forte e chiaro a questo esecutivo: la Costituzione non si tocca!”. Ma la soddisfazione è anche dalla partecipazione al voto degli italiani all’estero che ha confermato “l’alto senso di responsabilità” dei residenti all’estero.
“Una risposta chiara e consapevole dei cittadini italiani a una riforma pasticciata e confusa che avrebbe messo in pericolo l’indipendenza della magistratura e del nostro sistema giudiziario – ha aggiunto La Marca -. Un risultato importante, a tutela della libertà e dei principi fondamentali della nostra democrazia”.
“Nonostante la complessità del tema, gli incoraggianti dati relativi all’affluenza dei votanti all’estero, pari al 28,53%, dimostrano come il dibattito politico non possa ridursi a una semplice contrapposizione numerica ma rappresenti un reale terreno di confronto sui temi di maggiore interesse per la nostra democrazia”, ha aggiunto ancora La Marca secondo la quale il dato più rilevante è stata la partecipazione al referendum. “Un alto numero di italiani all’estero ha esercitato il proprio diritto di voto, confermando ancora una volta un forte senso di responsabilità nelle scelte che riguardano il nostro Paese. Un segnale importante, che conferma il senso di appartenenza delle nostre comunità nel mondo, e rafforza il loro ruolo nelle decisioni che determinano il futuro dell’Italia”.
Il contributo delle comunità italiane all'estero secondo la senatrice dem deve essere un punto di inizio per “un richiamo chiaro: sulle regole fondamentali della nostra democrazia non si procede per forzature, ma attraverso il confronto, il dialogo e il coinvolgimento di tutte le forze politiche e sociali che rappresentano il Paese. È infatti grazie a questa grande partecipazione, anche dei nostri connazionali nel mondo, che possiamo sottolineare con convinzione la vittoria del NO a questo referendum. L’indipendenza della magistratura non è negoziabile”, ha concluso.
Il primo ministro australiano Anthony Albanese e la presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen, in visita ufficiale in Australia, hanno firmato lo storico accordo di libero scambio (FTA) tra Unione Europea e Australia, segnando “un passaggio fondamentale nelle relazioni economiche, commerciali e strategiche tra le due aree”.
Sull’intesa è intervenuto il senatore PD Francesco Giacobbe, eletto nella Circoscrizione Estero, ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide, che “da sempre” sostiene “con convinzione il rafforzamento delle relazioni tra l’Unione Europea e l’Australia, un Paese dove vive una delle comunità italiane più dinamiche e radicate al mondo”, ha dichiarato. “Questo accordo rappresenta una grande opportunità per le nostre imprese, per il Made in Italy e per tutti quei settori che potranno crescere grazie a regole più semplici e mercati più aperti”.
Il senatore ha inoltre sottolineato il valore politico dell’accordo. “Si tratta anche di un segnale politico forte: costruire ponti, favorire scambi e creare nuove occasioni di sviluppo condiviso è la strada giusta per affrontare le sfide globali”, ha detto.
Particolare attenzione è stata posta anche sulle ricadute per la comunità italiana in Australia: “questo accordo significa più opportunità, più connessioni e un legame ancora più solido con l’Italia e l’Europa”, ha commentato Giacobbe.
L’accordo UE–Australia si configura dunque come “uno strumento strategico capace di rafforzare non solo gli scambi economici”, ha concluso il senatore, “ma anche il ruolo delle comunità italiane nel mondo come ponte tra sistemi produttivi e culturali”. (focus\aise)